venerdì 1 giugno 2018

La montagna ha partorito


Dunque. Abbiamo un governo, nonostante la legge elettorale avesse lo scopo precipuo di non far vincere nessuno. In effetti nessuno aveva vinto, anche se la vulgata pretendeva che ci fossero dei vincitori (5 Stelle e Lega), perché per vincere e far scattare il premio di maggioranza bisognava arrivare almeno al 40% e, al massimo, si poteva parlare di meglio piazzati. Inoltre, al solo ricordare gli insulti precedenti, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla coalizione che poi si è formata, perché nessuno degli elettori  di quei due partiti auspicava o immaginava una simile maggioranza. Anche perché è vero che l’Italia è la patria di Machiavelli, ma riferiscono le cronache dall’oltretomba che il fiorentino starebbe arrossendo di vergogna ed avrebbe deciso di raccattare tutte le sue bagattelle e di non farsi vedere più in giro. Inoltre, se ricordo che durante la campagna elettorale Salvini e Meloni, quelli che oggi (si può ben dire) hanno praticamente dissolto il Centrodestra, pretendevano che Berlusconi firmasse davanti al notaio un patto anti inciucio (verosimilmente con il PD), viene un po’ da sorridere, ma ormai è fatta e tanto vale prenderne atto e sperare per il meglio.
Intanto qualche considerazione sul passato  e qualche auspicio per il futuro è lecito anche a chi, come me, si considera un impolitico e non ha la pretesa di spiegare niente. Basteranno queste considerazioni, forse, a prendere le cose con un po’ di disincanto ed a fugare qualche preoccupazione.
1-Avevamo visto finora governi di ogni tipo: politici, tecnici, del presidente, di scopo, di transizione, balneari, con maggioranze massicce, con maggioranze risicate, delle astensioni, di compromesso storico. E ritengo di averne dimenticato qualcuno. Non che sia indispensabile, ma i manuali di Diritto Pubblico come classificheranno il governo che sta per nascere? Un governo per metà formato da tecnici, per metà da politici; in cui il Capo del Governo, un illustre sconosciuto fino a ieri, dovrà ottenere la fiducia, prima che dal Parlamento, da quei due (Di Maio e Salvini) che l’hanno messo  in quel posto. Passerà alla storia come Governo Ircocervo? O come Governo Ibrido? O come Governo di Pulcinella, servitore di quei due padroni che ne reggono i fili come nel teatro dei burattini?
2- Lo strano patto tra Salvini e Di Maio ha un illustre precedente nel “Connubio” che nel 1852 vide Camillo Cavour, capo del centrodestra, e Urbano Rattazzi, capo del centrosinistra, stipulare un accordo ai danni di Massimo D’Azeglio. Quell’accordo, che gli storici definirono ironicamente “Connubio”, mi induce a ritenere che, almeno in questo, potesse avere ragione Carlo Marx, quando sosteneva che la Storia si ripete sempre: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
3- Nei confronti del Governo che sta per nascere, nessun pregiudizio negativo. Staremo a vedere, wait and see, come dicono gli Inglesi, anche perché qualcosa di buono può rilevarsi sia nei rispettivi programmi elettorali, sia nel contratto stipulato solennemente dai due contraenti (sempre Salvini e Di Maio). So bene che di buone intenzioni sono lastricate le vie che conducono all’Inferno e che la differenza tra i politici e gli statisti è che i primi  individuano i problemi, mentre i secondi li risolvono e non è ancor chiaro se i due, di cui sopra, appartengano alla prima o alla seconda categoria.
4- Non staremo a fare le pulci, a pretendere chissà che e, per quanto mi riguarda, dico subito che sarò disposto ad accontentarmi. Dai 5 Stelle non mi aspetto molto, anche perché, a parte un generico sinistrismo buono per tutte le stagioni e parente stretto della scoperta dell’acqua calda, i loro impegni sono stati piuttosto generici e fumosi e non per niente essi erano disposti a stipulare accordi con chiunque, sostituendo  la Lega con il PD e viceversa, con la stessa disinvoltura con cui si cambia una camicia o una cravatta. Ma un paio di cose, su cui hanno insistito e che hanno finito col caratterizzarli, me le aspetto. Mi aspetto un maggior rigore morale nella gestione della cosa pubblica ed una drastica riduzione del costo dello stato e dei privilegi della “Nomenklatura”. Anche se poi qualche primo passo falso, come la vicenda di Fico, presidente della Camera, che consentiva fosse pagata in nero la colf della casa in cui viveva, lascia perplessi.
5- Da Salvini invece, e dalla Lega, mi aspetto molto e mi viene voglia di dirgli “qui si parrà la tua nobilitate”. Salvini ha avuto il pregio, o il difetto, di parlar chiaro, fin troppo chiaro, suscitando legittime attese di cambiamento. I moderati che l’hanno votato non dimenticheranno facilmente le ruspe per i campi ROM, i respingimenti in mare dei clandestini, le promesse espulsioni. Sia ben chiaro che anche in questo ci si accontenterà. Nessuno si attende miracoli dall’oggi al domani, ma il minimo sindacale, ora che Salvini è Ministro dell’Interno, sì. Nessuno si attende le cannoniere schierate nel Mediterraneo, ma nessuno potrà più sopportare lo spettacolo osceno delle ONG e delle navi norvegesi, finlandesi e spagnole che scaricano nei porti italiani il materiale di risulta dell’intero orbe terracqueo. Nessuno si aspetta l’esercito italiano schierato in assetto di guerra lungo la Penisola, ma nessuno potrà più sopportare che le piazze e le vie delle nostre città siano stabilmente trasformate in fogne a cielo aperto. Nessuno si aspetta che improvvisamente spariscano i furti e le violenze bestiali negli appartamenti, ma nessuno sarà più disposto a sopportare lo spettacolo altrettanto osceno dei risarcimenti a favore dei rapinatori che per caso dovessero trovare qualcuno disposto a difendersi. E se per caso Salvini dovesse giocare al ribasso e finisse col mantenersi al di sotto del minimo sindacale, beh, allora avremo tutto il diritto di considerarlo un "chiachiello", come dicono a Napoli, uno dei tanti "chiachielli" che, purtroppo, in Italia non mancano mai.
6-Per il resto sarà bene che alcuni punti del “Contratto”, anche se strombazzati, non giungano a compimento. Ad esempio è bene che resti lettera morta il cosiddetto “Reddito di cittadinanza”, almeno per come è stato presentato finora  dai 5 Stelle, perché non si è mai visto uno Stato che paga i suoi cittadini perché non lavorino. Si resta comunque in attesa di chiarimenti e di dettagli. Sarà anche utile non abolire la legge Fornero, pur con qualche necessario cambiamento relativo alla posizione insostenibile degli esodati ancora numerosi. Ed anche per la Flat Tax, proposta dalla Lega, sarà bene essere prudenti e valutarne bene le conseguenze.
Ho sempre pensato, e l’ho ripetuto di recente, che l’Italia ha un sacco di problemi, ma che i due problemi fondamentali, su cui bisognerebbe essere intransigenti e da cui dipende la soluzione di tutti gli altri, sono l’immigrazione clandestina, con ricadute sulla qualità della vita e sull’ordine pubblico, ed il debito pubblico. Ora capisco che, mentre è facile fare promesse sul primo problema, nessuno sembra disponibile ad impegnarsi seriamente sul secondo. Che anzi, se un politico dicesse chiaramente di voler ridurre il debito, probabilmente non riuscirebbe nemmeno ad avere il voto della moglie e dei figli, figuriamoci degli altri. E questo spiega anche il perché di tanti politici, che, pur senza dichiararlo apertamente, con le loro proposte ammettono implicitamente di volerlo aumentare, avvicinandoci sempre più al baratro.
Eppure da questo non si sfugge ed i Tedeschi hanno ragione, quando ci criticano, anche ferocemente, e ci tacciano di irresponsabilità. Proviamo a metterci un po’ nei loro panni e cerchiamo di capire il birraio bavarese che non vuole sentire ragioni, quando gli si dice che deve pagare anche lui per i ventimila forestali della Regione Sicilia o per i vitalizi e gli sperperi della classe politica italiana, spesso corrotta ed incapace, per non dire altro.
Quando l’Italia aderì all’Euro, lo fece ad ogni costo ed anche con un senso di liberazione quasi. La classe politica italiana aveva incominciato ad avvertire la sua inadeguatezza a gestire il debito e quindi sembrò voler affidare all’Europa ogni responsabilità in merito, con la rinuncia a stampare moneta e con tutto quello che ne sarebbe seguito. Solo che l’Italia affidò all’Europa la gestione del debito, ma non quello che stava alla base del debito, continuando allegramente la corsa verso l’abisso. Questo spiega perché, nonostante la tassazione feroce, al limite dell’usura, nonostante i continui sacrifici richiesti all’Italiano medio, il debito è sempre aumentato in maniera continua ed uniforme, sia con i governi di destra, sia con i governi di sinistra.
In queste condizioni, il dibattito politico sull’Euro assume a volte toni surreali. Non adottare l’Euro non è peccato mortale e tanti Stati, che pure fanno parte della Comunità europea, ne fanno tranquillamente a meno. Uscire dall’Euro si può,  non è peccato mortale e la Gran Bretagna di recente l’ha fatto. Ma uscire dall’Euro nelle nostre condizioni, con il nostro debito pubblico, non è peccato mortale, è semplicemente criminale e chi lo sostiene andrebbe ricoverato in una clinica psichiatrica. Bisognerebbe prima ridurre il debito, risanare i fondamentali dell’economia, evitare l’eccessivo ricorso al mercato dei titoli che rischiano di diventare carta straccia e poi se ne parla. Farlo adesso, nelle nostre condizioni, significherebbe nella migliore delle ipotesi fare la fine dell’Argentina. O della Grecia.
Salvini, Di Maio, Conte, Savona, e tutti gli altri, guardatevi un po’ attorno e chiedetevi se veramente è il caso di uscire dall’Euro, ammesso che (stento a crederci) qualcuno l’abbia veramente pensato. Non pretenderemo che riusciate ad abbassare il debito, ma pretenderemo che almeno non lo facciate aumentare. E poi lasciate perdere i sogni, le velleità, e mantenete i piedi per terra. L’Italia ve ne sarà grata. Coraggio!.
Ezio Scaramuzzino





martedì 15 maggio 2018

Il passero solitario


Di ritorno da un viaggio al Nord, mi fermo lungo l’autostrada. Mentre mangio un panino appena comprato all’ autogrill, mi accorgo che un passero si avvicina allo sportello. E’ proprio lui, il famoso “Passer Italiae”, che già nel suo nome scientifico ricorda il luogo in cui preferibilmente nasce e vive la sua breve esistenza. Lo incoraggio lanciandogli qualche briciola e lui si avvicina sempre di più, senza alcuna paura. Scatto qualche foto e nemmeno i clic insistenti del cellulare possono indurlo ad allontanarsi.
Lo osservo con un misto di compiacimento e di sorpresa ed io, perennemente avvolto in una sorta di "correlativo oggettivo" di elliotiana o montaliana memoria, non posso fare a meno di andare alla ricerca del tempo perduto, del mio tempo perduto.
Nella mia infanzia il mio primo approccio con gli uccellini, e con i passeri in particolare, fu quello che mi derivava dal mio continuo scorrazzare nella campagna circostante, insieme con altri coetanei, a preparare contro di loro trappole e insidie di ogni genere. Di questa nostra caccia il tratto costante era un’inconsapevole crudeltà, che ci induceva ad infierire su quelle povere bestioline, fino a provocarne la morte tra indicibili sofferenze.
Quando, tanti anni dopo, mi ritrovai in Svizzera e notai, in un parco pubblico, che alcuni passerotti si avvicinavano tranquillamente agli altri, mentre sembravano sordi ai miei richiami e si mantenevano a rispettosa distanza da me, non potei fare a meno di pensare, con un amaro sorriso, che forse quegli uccellini si vendicavano delle mie crudeltà di fanciullo, o forse avvertivano istintivamente nel mio DNA qualcosa di sospetto, che li induceva ad essere diffidenti ed a restare alla larga.
Avrei forse potuto dire a quegli uccellini che ero cambiato, che non ero più uno spietato cacciatore e soprattutto avrei potuto dire che le vicende della vita mi avevano ormai definitivamente allontanato dal loro mondo di cinguettanti ed indifese creature.
E difatti, man mano che andavo avanti nella vita, i passeri continuai a conoscerli più che altro nelle mie letture.
Già nei Carmi di Catullo il passero è l’innocente trastullo con cui Lesbia, l’amante del poeta, sopisce le sue pene d’amore e che con la sua morte ne provoca il dolore e le lacrime.
Poi, nella tradizione letteraria italiana, da Petrarca a Poliziano, il passero avrebbe costituito spesso fonte d’ispirazione. Fino a Leopardi, che, con il suo genio immenso, avrebbe fatto del passero solitario il simbolo della condizione umana, della solitudine dell’esistenza e del male di vivere.
Forse anche oggi, di fronte allo spettacolo inatteso del passerotto che saltella di fronte allo sportello della mia auto, sarebbe necessario il genio di un Leopardi, che riuscisse a dire parole non caduche e non destinate ad essere disperse dal vento.
Ma io non sono Leopardi e soprattutto non ho la pretesa di esserlo. Nel nostro mondo disturbato dal fruscio e dal rumore di fondo che impediscono di percepire chiaramente il senso delle parole, mi limito ad osservare, a riflettere, a ritrovare qualche concetto forse non banale. In attesa di ciò che è ultimo e definitivo, in attesa del nulla.
Ezio Scaramuzzino

lunedì 26 febbraio 2018

I miei racconti


Da oggi (26 febbraio 2018) i miei libri di racconti sono reperibili a Crotone, oltre che nell'edicola di viale Gramsci 138, anche presso le librerie Mondadori e Cerrelli. Prezzi modicissimi, come sempre.

mercoledì 10 gennaio 2018

Piazzisti d'Italia

E’ tempo di campagna elettorale ed è tempo anche di piazzisti. Flat tax, reddito di inclusione, reddito di cittadinanza, abolizione delle tasse universitarie, abolizione del canone RAI, abolizione del bollo auto, 80 € mensili per tutti, bonus bebé, dentiere gratis per tutti: sono in ordine di tempo le ultime offerte pervenuteci dai piazzisti di cui sopra. Ma non è detto che l’elenco sia completo: mancano ancora la cura gratuita delle unghie incarnite, la cura gratuita delle fistole e delle emorroidi e probabilmente, ma solo probabilmente, il ventaglio delle offerte potrà considerarsi completo.
Certo ogni nazione ha i politici che si merita, ma, per quanto riguarda l’Italia, pare che la spinta al ribasso stia diventando una tendenza difficilmente arrestabile. Solo per una questione di serietà e solo per questo, ritengo sarebbe opportuno che in una competizione elettorale i partiti si astenessero dal fare promesse di tipo fiscale-finanziario, ma capisco bene che una proposta del genere rasenta l’utopia e quindi teniamoci le promesse, teniamoci questi partiti e questi candidati e cerchiamo di tirare avanti e di sopravvivere.
Intanto nel mare magnum di queste promesse una cosa appare subito evidente e cioè che la torta da spartire è insufficiente, è sempre quella e che l’unica cosa che cambia è il modo di spartirla e di suddividerla tra tutti gli invitati. E’ un po’ come la classica coperta troppo corta: la tiri da una parte e resti scoperto dall’altra. E questo succede anche perché la nostra classe politica ha un orizzonte ristretto, si limita a pensare all’oggi, al successo ed ai vantaggi immediati e non riesce a pensare al domani: figuriamoci quindi se riesce a pensare al dopodomani o, addirittura, al futuro. Il futuro? E che cos’è il futuro per i nostri politici? Una cosa inconcepibile, una cosa vaga e fumosa, per la quale non è il caso di spendersi più di tanto e di sprecare preziose risorse, meglio utilizzabili per procurarsi qualche voto e sperare di non essere trombati alle prossime elezioni.
E invece la differenza tra un politico e uno statista consiste proprio in questo. Diceva la buonanima di Giulio Andreotti, il divo Giulio, che, quando ogni tanto si trovava ad accompagnare Alcide De Gasperi in chiesa, De Gasperi ci andava per parlare con Dio, mentre lui ci andava per parlare col sagrestano e col prete, che disponevano del voto.
Per ritornare al nostro discorso iniziale, io penso che, a prescindere dalle promesse più o meno serie che tanti politici stanno facendo in vista delle elezioni, due sono i problemi più grossi che il nostro Paese si trova ad affrontare e dalla soluzione dei quali dipende veramente il nostro futuro, o almeno quello delle prossime generazioni: il debito pubblico e l’immigrazione clandestina.
E’ inutile farsi illusioni: l’Italia potrà continuare a vivere nel futuro più o meno prossimo, almeno per come essa è, per come la conosciamo e per come speriamo che sia, solo se riuscirà a trovare una qualche soluzione a questi due grossi e drammatici problemi. Non ci vuol molto a capire che dalla soluzione di questi due problemi dipende la soluzione di tutti gli altri, anche quello del canone Rai o delle dentiere.
Eppure basta seguire un qualunque dibattito politico per capire che il problema del debito pubblico è allegramente ignorato, quando non è addirittura capovolto per favorire ulteriore debito, e quello dell’immigrazione clandestina è affrontato solo di sguincio e quasi con una certa sufficienza, quando anche esso non è addirittura capovolto per favorire ulteriore immigrazione.
Ricordo che io stesso scoprii circa trenta anni fa l’esistenza del problema del debito quando una mattina vidi a scuola un collega piuttosto preoccupato. Gli chiesi premurosamente se gli era successo qualcosa e lui, tra il serio ed il faceto, mi rispose che era preoccupato perché nell’ultimo anno (era il 1987) il debito pubblico dell’Italia (ricalcolato in €) era passato da 463 miliardi a 524 miliardi di €, dall’89% al 90% del PIL (al momento in cui scrivo è di 3.200 miliardi di €, il 133% del PIL). Ora io non dico che bisogna fare come il mio collega  e magari non dormirci ogni volta che il debito pubblico aumenta o ogni volta che arriva in un porto italiano una nave carica di clandestini. Oltre tutto finiremmo col non dormire più, diventeremmo insonni e saremmo costretti a ricorrere al Tavor. Ma, in tutta onestà, penso che i due problemi meritino più attenzione di quanta normalmente la nostra classe politica è disposta a riservargliene.
Ora, anche tra i vari partiti, la posizione sui due problemi è abbastanza variegata, per cui penso sia importante avere un quadro sintetico della situazione, che consenta di farsi idee chiare sui due problemi e poter decidere a chi dare o non dare il nostro voto alle prossime consultazioni. Il prospetto che segue l’ho trovato su Internet, lo considero abbastanza chiaro e affidabile, per cui, con qualche aggiustamento, ho deciso di riproporlo.
La tabella contiene l’elenco dei partiti politici più importanti e la loro posizione rispetto ai due problemi, con un voto compreso tra 1 e 5; 5 significa che per il partito il problema è grave e va risolto o almeno affrontato; 1 che non è importante e che può essere trascurato. La somma tra i due voti indica la classifica dei partiti più sensibili nei confronti dei due problemi.
Partito
Leader
Debito pubblico
Immigrazione
Totale
Fratelli d’Italia
Meloni
2
5
7
Lega
Salvini
3
5
8
Forza Italia
Berlusconi
2
4
6
Partito Democratico
Renzi
2
2
4
Liberi e uguali
Grasso
1
1
2
Movimento 5 Stelle
Di Maio
1
2
3

Considerato che il punteggio massimo è 10, la classifica finale è la seguente: Lega 8/10; Fratelli d’Italia 7/10; Forza Italia 6/10; Partito Democratico 4/10; Movimento 5 Stelle 3/10; Liberi e Uguali 2/10.
Non pretendo di convincervi, ma io la vedo così. Coraggio! Ed auguri!
Ezio Scaramuzzino

sabato 18 novembre 2017

Dai dinosauri all'homo sapiens, al nulla.


Dei dinosauri, che un tempo popolavano il nostro pianeta, si sa molto, ma non si sa tutto. In particolare non si sa per quale motivo essi siano scomparsi quasi improvvisamente, lasciando soltanto la muta testimonianza delle loro enormi vestigia.
Tra le varie cause addotte dai paleontologi, una in particolare ha riscosso un certo successo. Pare dunque che la loro improvvisa scomparsa sia da addebitarsi ad una altrettanto  improvvisa mutazione climatica che nel giro di poco tempo ne provocò l’estinzione.
Per capirci, capitò ai dinosauri in maniera molto più radicale quello che normalmente capita ancora oggi ai coccodrilli. Questi ultimi, come è risaputo, sono animali ovipari con sesso indistinto nell’uovo appena deposto, che poi si evolve verso un sesso o l’altro a seconda della temperatura esterna.
Anche i dinosauri erano animali ovipari ed anche le loro uova soggiacevano alla legge della temperatura esterna. Finché questa si conservò entro certi limiti, videro la luce dinosauri maschi e femmine, ma, quando intervenne una mutazione climatica estrema e prolungata nel tempo, nacquero tutti maschi o tutte femmine e per quei giganteschi animali fu la fine.
Allora la natura era ancora strettamente legata alla differenziazione sessuale.
Allora…
A distanza di millenni apparve sulla faccia della terra l’homo sapiens. Nei primi tempi della sua comparsa non ci fu molta differenza rispetto a quanto avveniva nel mondo animale circostante. L’homo sapiens si accoppiava con la mulier sapiens e da questa unione nasceva il filius sapiens, destinato a diventare a sua volta homo sapiens ed a riprodursi all’infinito tramite i suoi discendenti.
Poi, dopo circa 300.000 anni, arrivò l’anno 2017 dopo Cristo, quello che sta arrivando felicemente a conclusione.
E’ l’anno che ha visto la nascita del matrimonio tra persone dello stesso sesso; in cui si parla di eutanasia; in cui il numero degli aborti sta raggiungendo livelli mai visti in precedenza, perché si ha il diritto di morire ma non quello di nascere; in cui si incominciano a contestare i medici obiettori di coscienza che negli ospedali si rifiutano di partecipare allo sterminio di massa; in cui il concetto di padre e di madre è stato soppiantato da quello di genitore 1 e genitore 2; in cui i sessi non sono più 2, ma forse 6 (perché ci sono anche gli lgbt, gay, lesbian, bisexual, transexual), e forse 8, perché ci sono delle differenziazioni interne tra i vari gruppi; in cui un bus pro famiglia, che riportava la scritta “i bambini sono maschi e le bambine sono femmine”, ha potuto circolare solo dopo l’autorizzazione del giudice, con l’autorizzazione che è arrivata anche con un certo ritardo.
Sono nate e stanno nascendo tante cose nuove in questo 2017, con l’allegra partecipazione anche della chiesa cattolica di Jorge Bergoglio. Basta ricordare che la Pontificia Accademia per la vita annovera tra i suoi membri il prof. Nigel Biggar, teologo moralista anglicano, accademico all'università di Oxford, dichiaratamente abortista. E basta ricordare ancora che lo stesso Bergoglio non si è fatto scrupolo di additare come esempio per ogni buon cristiano niente di meno che Emma Bonino. Avete capito bene: Emma Bonino, lady pompa, cosi chiamata perché, quando ancora l’aborto non era consentito, usava praticare aborti clandestini aspirando i feti con la pompa di bicicletta. 
In questo tripudio, in questa orgia di morte, che ormai caratterizza l’Occidente con la sua Democrazia a taglia unica ed il suo PUD (Pensiero Unico Dominante), solo di una cosa ci si è dimenticati, della nascita di nuovi esseri umani. E difatti gli Europei hanno smesso di fare figli ed hanno incominciato a ricorrere agli insufficienti surrogati degli uteri in affitto, delle maternità comprate e degli ovuli  e degli spermatozoi ricercati sul libero mercato. Soluzioni miserabili per persone miserabili, oltre che facoltose, le uniche che si possono permettere questi lussi.
Nessuna tragedia, dicono quelli che hanno una soluzione per tutto. E’ vero che gli Europei hanno smesso di fare figli, ma in compenso aumentano le famiglie di immigrati e clandestini, che un giorno, non solo pagheranno le nostre pensioni, ma faranno, e anzi stanno già facendo, anche i figli che gli Europei non fanno più. E difatti ogni Africano sbarcato in Italia sta già provvedendo a fare arrivare da noi tutta la sua tribù e in particolare ogni buon Musulmano, nel nome di Allah clemente e misericordioso, con le sue tre o quattro mogli non si sente tranquillo e soddisfatto se non ha messo al mondo almeno una ventina di pargoli.
Finché dura. Certo, finché dura.
Una volta gli Italiani erano considerati latin lovers e si diceva che, insieme con gli Spagnoli, avessero il sangue caliente. Poi si sono assopiti, come gli Spagnoli, come i Finlandesi, come tanti altri popoli occidentali ed hanno smesso di fare figli.
Quando si saranno occidentalizzati e godranno delle leggi permissive dell’Occidente, anche i Marocchini e i Tunisini, gli attuali lovers, che per il momento si limitano a stuprare le nostre ragazzine, solo a fin di bene ed allo scopo di integrarsi, sia ben chiaro, un giorno si assopiranno e si confonderanno nella melma untuosa ed indistinta dei popoli che si sono votati alla morte.
Ed allora la morte sarà un bene comune ed universale. Moriranno i popoli, le razze, e tutta la terra ritornerà al suo stato primigenio. La terra ridiventerà un pianeta disabitato e vagherà lungo i sentieri dell’universo come milioni, miliardi di altri pianeti disabitati. Sulla terra ci sarà un silenzio assordante, solamente interrotto dalle voci della natura, che forse continuerà il suo corso senza la presenza ingombrante e fastidiosa degli inutili esseri umani.
I dinosauri non avevano scelto di estinguersi, l’homo sapiens invece…
Poi un giorno qualcosa si muoverà. Formazioni unicellulari riprenderanno a muoversi nelle viscere del pianeta, in attesa di diventare aggregazioni più grandi, o in attesa di un nuovo Dio.
Ezio Scaramuzzino


mercoledì 18 ottobre 2017

La schifezza della schifezza


Gli studenti di Scienze Politiche di una volta, quando studiavano i sistemi elettorali, sentivano parlare di collegio uninominale, sistema maggioritario, proporzionale puro, proporzionale corretto e così via. Da un po’ di tempo la terminologia è cambiata. L’altra sera sentivo in TV un docente universitario che parlava di Mattarellum, Porcellum, Consultellum, Tedeschellum e chiamava “Rosatellum” l’attuale proposta, in via di definitiva approvazione alle Camere. Tanto che in un primo momento mi venne da pensare distrattamente che stesse facendo una lezione di Latino, non di Diritto. 
Ora io non so se voi conoscete nei dettagli quest’ultima legge. Per quello che ne ho letto, il Rosatellum appare la schifezza della schifezza della schifezza, se mi è consentito di fare mie le parole di Eduardo De Filippo nell’ Oro di Napoli.
Ammesso che la legge possa superare lo scoglio della Corte Costituzionale e senza la pretesa di farne una disamina approfondita, basta ricordarne solo alcuni aspetti.
1-La legge è stata approvata alla Camera con il voto di fiducia: errore imperdonabile per una legge che dovrebbe garantire tutti i partiti, non solo alcuni o solo quelli che contano di vincere.
2-La legge prevede l’apparentamento, ma non la coalizione. Distinzione sottile, per addetti ai lavori. E’ come se tutti i partiti, anche quelli apparentati, rimanessero distinti, come avviene per i parenti serpenti, in modo da riservarsi, dopo le elezioni, la più ampia libertà di manovra.
3- Una volta io votavo per il partito A ed il mio voto andava al partito A. Non è più così: in alcuni casi io voto per il partito A, ma il mio voto può andare al partito B. Incredibile, ma vero!
4- Le preferenze sono abolite. L’elettore può scegliere solo il partito; alla scelta dei candidati provvedono le segreterie dei partiti.
5- Il Rosatellum è un sistema misto di maggioritario e proporzionale. Scartata l’ipotesi della doppia scheda, non ci vuol molto a capire che la scheda elettorale, quasi certamente, sarà un lenzuolo. Con tanti ringraziamenti da parte di chi è orientato ad astenersi e che, con questo sistema così farraginoso, sarà ancora di più invogliato ad andare al mare o a starsene a casa.
6- Io non ho alcuna simpatia per il Movimento 5 Stelle, ma non si può negare che la legge, con la sua pretesa di favorire i partiti apparentati e di danneggiare quelli isolati, abbia lo scopo precipuo di impedire la vittoria dei grillini, da sempre contrari ad ogni forma di coalizione. E questo, comunque, non è corretto, a prescindere dalle simpatie politiche.
Non è da escludere che il Senato apporti delle modifiche all’impalcatura della legge, ma ritengo che sia difficile, vista l’urgenza della maggioranza per la sua approvazione. Ne riparleremo in ogni caso.
Per intanto io non so chi per primo nel nostro Paese ha favorito l’andazzo di assegnare nomi latini alle varie leggi elettorali. Ma se proprio doveva essere così, se proprio bisognava usare il Latino, perché assegnare a quest’ultima legge il nome dell’illustre sconosciuto (l’on. Ettore Rosato del PD, vedi foto), che ha ideato (si fa per dire) la legge e poi l’ha portata avanti come primo firmatario a nome del suo partito?
Vista la schifezza che ne è venuta fuori, io alla legge avrei dato un nome più appropriato, più coerente e più pertinente. L’avrei chiamata “MERDELLUM”. Che ve ne pare?



E’ arrivato un bastimento.

Anche i giochi dei bambini non sono più quelli di una volta.
Ricorderete il gioco del bastimento. Il bambino caposquadra diceva “E’ arrivato un bastimento carico di….” E poi aggiungeva una lettera dell’alfabeto, ad esempio A. Si rivolgeva a caso ad uno del gruppo, il quale doveva indicare un prodotto incominciante per A, ad esempio Arance. Se la risposta, plausibile, coincideva con quella precedentemente scritta dal caposquadra su un foglietto, l’interpellato diventava a sua volta caposquadra, altrimenti pagava pegno.
Mi è capitato quest’estate al mare, mentre sonnecchiavo sotto l’ombrellone, di seguire a distanza un gruppo di bambini che facevano questo gioco.
C- E’ arrivato un bastimento carico di… M.
B1- Mortadella.
C- Mi riferisco a persone, non a merci.
B2- Malesi.
C- Sbagliato. Gli abitanti della Malesia stanno in Asia e non arrivano per mare. Paga pegno.
B3- Moldavi.
C- Sbagliato. Gli abitanti della Moldavia stanno in Europa, ma arrivano via terra e non via mare. Paga pegno.
B4- Marocchini.
C- Plausibile. Ma non ho scritto questi.
B4-Ma se ieri ne sono sbarcati 800 a Palermo, quasi quanto i 1.000 di Garibaldi.
C- E’ vero. Ma non pensavo a questi. A Lampedusa ne sono sbarcati 400 di un’altra nazione.
B5- Mauritani.
C- Risposta esatta. Pensavo ed ho scritto questi. Ecco il foglietto. Dalla Mauritania attraversano il Sahara, arrivano in Libia, s’imbarcano clandestinamente e dopo cinque minuti vengono raccolti dalle nostre navi. Sei il nuovo caposquadra.
B4- Uffa! Ma i Marocchini a Palermo erano di più.
C- Vero. Ma noi stiamo giocando al gioco del bastimento, mica al cucuzzaro.
     Mi stavo definitivamente appisolando sotto l’ombrellone, ma ho fatto in tempo a riflettere un pochino. Beh, l’invasione dei clandestini (così io continuo a chiamarli, checché ne pensino i seguaci del politicamente scemetto) ci sta procurando e continuerà a procurarci tanti guai, ma almeno ad una cosa è servita: a far imparare ai nostri giovani studenti un po’ di Geografia. Nel cambio ci stiamo rimettendo l’osso del collo, ma è sempre meglio che niente. Che ve ne pare?  Possiamo consolarci?
Ezio Scaramuzzino




venerdì 13 ottobre 2017

Dialogo tra un vecchio e la morte, di Franco Federico

Bellissima fanciulla,
Dolce a veder, non quale
La si dipinge la codarda gente...
...Bella Morte, pietosa
Tu sola al mondo dei terreni affanni...
...Solo aspettar sereno
Quel dì ch'io pieghi addormentato il volto
Nel tuo virgineo seno.
G. Leopardi: Amore e morte


M: Perché mi hai chiamato?
V: Perché solo da te si può cogliere il significato più profondo della vita e mi possono essere date le risposte che vado ormai da tempo cercando. Gli uomini della mia epoca non ti vogliono neppure sentire nominare e fanno gli scongiuri più volgari e stupidi al solo passare di un carro funebre. Fino a qualche tempo fa, quando illusoriamente ero portato ad immaginare il nostro definitivo incontro su uno sfondo più sfumato e lontano, non ci pensavo proprio ad un dialogo con te come questo, anche se, come comunemente accade con l'avanzare dell'età, eri già da un po' tra i miei pensieri. Ma è stata una recente crisi, che sembra avermi irreversibilmente compromesso importanti funzioni vitali, a farmi sentire più forte che mai il bisogno di aprirmi a te. Sapere di non avere più tanto tempo di fronte a me e di dover lasciare per sempre questo mondo, le persone e le cose che ho amato e amo con tutto me stesso mi porta inevitabilmente a vedere ogni cosa da un punto di vista molto diverso.
M: Di che cosa mi vuoi parlare?
V: Del tuo quasi sistematicamente ingiusto e crudele comportamento che ti porta a colpire inesorabilmente o una persona molto giovane, o una famiglia alla cui porta hai già bussato più di una volta, o addirittura un bambino. E, come ebbe a notare tanti secoli or sono un santo come il grande Agostino, fai campare a lungo persone che "sarebbe stato meglio non fossero mai nate", falciando invece prematuramente persone brave ed oneste e fonte di gioia e di affetto non solo per le persone a loro più care. Per questo modo di comportarti, tanto illogico quanto inaccettabile, non pochi credenti, incapaci di seguire l'esempio di Giobbe, finiscono col perdere la fede, dal momento che, a torto o a ragione, sei considerata tu la ministra e la cattiva consigliera del solo in grado di dare sia la vita che la morte, cioè Dio. Tu sei stata, ad esempio, capace di strapparmi una madre di soli 39 anni, così abbandonando alla desolazione e allo sconforto, oltre che mio padre, anch'egli giovane, un fratellino di soli 5 anni e me alle prese con la difficile fase iniziale degli studi universitari. Dio solo sa per quanto tempo sono perdurate le conseguenze di questa prematura dipartita e quali profondi cambiamenti abbiano dovuto subire le nostre vite negli anni successivi. Pensa che il tempo non è riuscito, neppure in me ormai vecchio, a cancellare del tutto le tracce di tale sciagura, ch'eppure risale a tanti e tanti anni fa. Tu sei capace di arrecare all'uomo il dolore più grande di tutti, che è quello di strappargli il figlio, sconvolgendo così la legge della natura per la quale è il genitore a dover morire prima del figlio. Pensa con quanto amore e sempre vigile cura una madre ha allevato il figlio che le hai tolto e, per salvare la cui vita, non esiterebbe neppure un attimo ad offrire la propria.
M: Mi domando perché mai, voi uomini, vi ostiniate ad attribuire a me quel che, per una legge universale di natura, capita ad ogni cosa vivente, anche inanimata: il morire che porta la materia a trasformarsi in altro di ciò che era prima. Le uniche cose che possono sfuggire a tale dura legge naturale e che hanno una durata senza fine sono quelle prodotte dalla grande arte, non dall'arte passeggera che insegue le mode e asseconda i gusti mutevoli del pubblico dell'epoca in cui nasce. E, pur vantando una vita fatta di miliardi di anni, un giorno toccherà anche alla terra morire e chissà che ciò non accadrà molto prima del previsto per le folli scelleratezze dell'uomo odierno, incaparbito nell'assommare sprechi su sprechi e nel fare incancrenire tutto ciò che gli vive intorno. Quanto a voi, non è affatto vero che sia io, vuoi per capriccio, vuoi per cattiveria bella e buona, a recidervi il filo della vita. La verità è che un cuore può smettere di battere per una ragione patologica tra le tante, così come può accadere che tra fratelli ad uno solo tocchi di ammalarsi gravemente e di dover così dare l'addio alla vita. Al contrario, la familiarità di una malattia può essere tale, da colpire tutti i membri di un'intera famiglia, non risparmiandone alcuno. E tutto questo non accade certo per colpa mia. Così come in ogni epoca non accadono per colpa mia sanguinose e assurde guerre; né sono io che vado a gettare neonati nei cassonetti. Che dire, poi, dei decessi che avvengono per gli incidenti più diversi e soggetti anch'essi, come le malattie, a null'altro che alla pura casualità. Io non sono che una sorta di notaio che prende atto di un fatto compiuto ed al quale voi avete da sempre dato il mio nome. A ben riflettere, a recidere il filo della vita sono molteplici fattori e, in fondo, sembra avere ragione l'antico filosofo Seneca, il quale  sosteneva che "l'uomo non muore", in quanto è lui che uccide se stesso col suo vivere dissennato e non rispondente ad alcuna regola. Se è vero che, ai giorni vostri, tanti decessi sono evitati grazie ai grandi progressi della medicina, è altrettanto vero che altri, all'opposto, sono causati invece da contaminazioni ed inquinamenti a cui sempre più risulta soggetta la vostra vita, dall'epoca industriale in poi. L'aumento smisurato delle malattie tumorali in determinate aree ne costituisce una prova inconfutabile.
V: Resta comunque il fatto, quanto mai misterioso, che tu colpisci Tizio e non Caio, pur vivendo entrambi nello stesso ambiente e, talvolta, nella stessa casa. Chiamiamola pure, se credi, una triste fatalità, ma è pur sempre un mistero che un malanno grave che è all'origine di una prematura dipartita venga ciecamente a colpire l'uno piuttosto che l'altro. Tant'è che una vita è giudicata fortunata o meno proprio in base all'epoca del morire. Mentre, quando viene meno per vecchiaia un proprio congiunto, ci si predispone al triste evento con atteggiamento di rassegnata accettazione e senza eccessivi lamenti. E il vecchio stesso che si trova molto avanti negli anni si sente in ogni momento pronto al trapasso, o ormai così stanco degli acciacchi dai quali la sua vita è ridotta ai minimi termini, da non vedere l'ora di farla finita. Mio padre, nei suoi ultimi anni, mi diceva che durante la notte riusciva a dormire massimo una mezz'oretta, così che la testa gli andava girando per conto suo, facendolo, suo malgrado, imbattere nelle funeste immagini di una carrellata quasi infinita di parenti o amici defunti. L'unica cosa giusta che si ravvisa in te è che, aldilà della differente durata della vita, nessun uomo, neppure il più potente del mondo, può sfuggirti e che, una volta che sopraggiungi tu, ciò di cui si era diventati padroni si perde tutto. Poco importa che vada a finire nelle mani di eredi; quel che conta è che nell'altro mondo - ammesso che ce ne aspetti un altro - non è possibile trasportare alcunché con noi. Rendi così tutti allo stesso modo poveri di fronte a te, né esiste alcuna via di scampo a questo inesorabile destino.
M: Mi compiaccio che mi sia attribuita almeno qualche cosa di giusto e di benefico. Penso anzi in proposito che l'assoluta inevitabilità ed imprevedibilità del definitivo incontro con me dovrebbero spingervi, credenti e non, a dare alle cose materiali della vita il giusto valore che meritano e a non tormentarvi l'esistenza con l'insaziabilità e con la smoderatezza dell' ambizione. A parte gli esseri viventi ai quali sfortunatamente tocca essere anzitempo afferrati da me, i mortali destinati a diventare vecchi imparano a conoscere già da vivi, attraverso le molteplici rinunce a cui sono costretti dalla vecchiaia, quel che comporta il definitivo incontro con me. A ben pensarci, la tua età costituisce di fatto un'anticipazione di me, per cui non si sa bene quanto effettivamente convenga augurarvi di potervi inoltrare nella vecchiaia più avanzata, visto che tanti dei suoi più comuni acciacchi anche la più progredita medicina dei giorni vostri riesce a malapena solo ad attenuare e che per la stessa vengano irreversibilmente dismesse funzioni quanto mai piacevoli, come ammirare le bellezze della natura, godere i bei frutti dell'amicizia, incrementare di continuo le proprie conoscenze, gustare gli infiniti piaceri offerti dalle diverse arti, come la letteratura e la musica, fare l'amore, mangiare bene, ecc., con i quali di fatto viene a coincidere il piacere stesso del vostro vivere.
V: Ma, per fortuna nostra, ci sono cose che non ci possono essere sottratte né dalla vecchiaia, né da te e che, molto più di quanto possa farlo la consapevolezza della nostra ineluttabile fine, ci spingono a fondare su più giuste basi la vita e a comprendere quali siano i suoi veri valori. Intanto, non è affatto vero che, sopraggiunta tu, si perda tutto e che ai propri eredi non si possa lasciare nient'altro che beni materiali. La nostra più pregiata eredità è costituita dal ricordo di noi e dall'esemplarità che siamo stati capaci di rappresentare nel corso dell'intera esistenza. Il senso di rettitudine e di giustizia al quale è stata improntata l'azione nei momenti più importanti della vita permette alla nostra persona di conservarsi viva pur dopo di te. Il ricordo ci consente un prolungamento della vita che tanto si protrarrà, quanto durerà il ricordo di coloro che ci hanno fatto dono del loro affetto e della loro amicizia. L'egregia lezione offerta da Foscolo in proposito mantiene sempre intatta la sua forte valenza significativa La dignità mostrata nell'affrontare te e le sofferenze che, in più di un caso, ti precedono ha in sé un elevato grado di esemplarità che difficilmente può essere dimenticata dai congiunti e dalle persone amiche. C'è chi addirittura riesce a riscattare una vita non interamente spesa nel migliore dei modi proprio col coraggio, la forza e la dignitosa compostezza mostrati durante una penosa malattia seguita da una lunga e straziante agonia. É davvero stupefacente come possa venir meno, quando ci si trova di fronte al "dunque", quella paura che accompagna l'uomo al solo pensarti. Stranamente, ci fai paura più quando appari lontana che quando ci sei molto vicina. E, per dirla tutta, a farci paura non è tanto il tempo in cui si muore, quanto il modo: un morire lento o un morire improvviso e subitaneo? Andarsene così dolcemente da non accorgersene nemmeno, o un perire preceduto da una struggente via crucis e da un'intermittente speranza votata al nulla? Tu costituisci non solo l'ultimo atto della vita, ma anche l'atto che, il più delle volte, si compie sotto gli occhi di tante persone. Mentre moriamo, c'è chi non cessa neppure un attimo di osservarci. Il luogo in cui ci capita abitualmente d'incontrarci con te è ormai l'ospedale, perché è qui che oggi generalmente si nasce e si muore.
M: Mi aspettavo che con me scegliessi di parlare dell'argomento che è d'obbligo associare a me, ovvero il "dopo", che normalmente incute più paura di me, considerato che l' immaginazione del "dopo" risulta ammantata da una maggiore dose di mistero e di interrogativi.
V: Ma di "dopo-di-te" ne esistono comunque due, perché due sono le immagini che affiorano dalla mente dell'uomo quand'egli pensa al proprio destino dopo di te. A voler semplificare forse troppo, si potrebbe dire che c'è un "dopo-di-te" in terra, così come c'è un "dopo-di-te" in cielo, nel senso che una cosa è immaginare quale sorte riserveranno a noi, una volta morti, ovvero al nostro ricordo, alla nostra immagine, all'affetto che da vivi hanno quotidianamente nutrito per noi, i propri cari e i nostri più grandi amici; una cosa ben diversa è immaginare la sorte che nell'aldilà sarà riservata alla nostra anima. Credo, a tal proposito, che non ci sia ateo, anche il più convinto, che non venga assalito dal dubbio, nei pur rari momenti in cui è segretamente attraversato da simili pensieri, perché non c'è certezza che tenga quando ci si avventura in una dimensione così delicata e misteriosa come questa. Per quanto incredibile possa sembrare, di fronte a tale dilemma talvolta vacilla anche la coscienza del credente. E, come si legge nella Livella di Totò, con tutto si può scherzare, meno che con te.
Franco Federico
(pubblicato per gentile concessione del periodico Il Petilino)