martedì 29 novembre 2016

Sulla strada


Ho preso l’abitudine da qualche tempo di fare footing, generalmente tra le sette e le nove del mattino. Parto da casa mia, in viale Gramsci a Crotone,  ed arrivo alla Casa Rossa: sono quattro kilometri esatti, fatti due volte tra andata e ritorno. Mi mantengo in forma, consumo un po’ di calorie e perdo qualche Kilo. Tutto da guadagnare quindi, ma non è solo questo. E’ che ho incominciato a recuperare il ricordo ed il sapore di tante cose semplici della vita, che purtroppo il ritmo quotidiano sempre più frenetico mi aveva fatto perdere un po’ di vista.
Dopo qualche centinaio di metri, spesso incontro l’amica M. R. Ma non ci si può fermare più di tanto. Un rapido, affettuoso saluto e si riparte. Accelero il passo, perché ho voglia di battere ogni giorno il tempo di percorrenza. I primi giorni impiegavo due ore e venti minuti a percorrere otto kilometri. Sono poi passato a 2 ore esatte, poi a cento minuti, attualmente sono a 90 minuti.
Mi vengono  incontro tante persone e per lo più non so chi siano: giovani, giovanissimi, anziani , donne, uomini, alcuni a passo veloce, altri di corsa, la maggior parte da soli, alcuni in gruppi di due o di tre. Alcune coppie si tengono per mano, in atteggiamento affettuoso, altre, invece, camminano assieme, ma senza dialogare, come due monadi che solo per caso si ritrovano a breve distanza. Lungo i marciapiedi mantengo sempre la destra e m’incuriosisce molto l’atteggiamento di coloro che mi vengono incontro occupando la mia zona di transito. I timidi si scostano molto in anticipo, mentre altri non se ne danno per inteso, mi puntano e costringono me a scansarmi. Mi viene in mente l’episodio di Fra Cristoforo nei Promessi Sposi, che si conclude con un omicidio per una questione di precedenza.
Quando finisce il marciapiede e resta da percorrere solo la strada asfaltata, gli incontri si fanno più radi. Mi capita talvolta, in questo tratto, di veder arrivare in bici l’amico F. F., col quale mi trattengo volentieri a scambiare due parole. Avverto il gusto ed il piacere di un dialogo fatto di sensazioni e di umori ritrovati grazie ad un amico che sa cogliere gli aspetti  più intelligenti e più amabili della vita.
Poi continuo il mio percorso e gli incontri si fanno ancora più radi. Scanso le auto che sfrecciano veloci, ho tempo di posare lo sguardo sul paesaggio circostante. Due giovani muratori lavorano ogni giorno a rifare il muretto che delimita il Lido degli Scogli. Li saluto con un ciao ed essi ricambiano con piacere il mio saluto. La strada continua a scorrermi davanti, ho voglia di osservare nell’erba la piccola vita che si svolge tra le foglie e gli steli. Vedo molte lumache, specie dopo le giornate di pioggia. Ogni tanto ne prendo una, la tengo tra le mani, poi la libero dopo qualche centinaio di metri, a darle l’illusione di una vita che anche per lei è diventata più frenetica, dopo il mio incedere a passo veloce, che è stato per un po’ anche il suo incedere. Ad una curva un cane esce fuori da una casa isolata e si mette ad abbaiare contro di me. Più in là, nelle giornate di freddo intenso, un gruppo di passeri salta da un albero all’altro, alla ricerca di un cibo sempre più difficile da trovare con l'arrivo dell'Inverno. In aria un falco alto levato mi induce a qualche riflessione montaliana sul male di vivere.
Quando, da lontano, vedo apparire la Casa Rossa, ho l’impressione di essere un naufrago che vede da lontano il lido della salvezza. Accelero ancora, arrivo e, come ogni giorno, compio il rito di toccare una siepe. Il gesto per me è istintivo, come la consacrazione di un timbro che certifica il mio adempimento quotidiano.
Davanti alla Casa Rossa mi capita di vedere spesso un giovane in tenuta da lavoro, chiaramente un dipendente della struttura. Anche lui ovviamente mi nota e mi osserva. L’altro giorno, nel vedermi toccare la siepe, mi ha chiesto:
-Zio, ma perché toccate ‘sta siepe ogni giorno?
-Caro, gli ho risposto, ho fatto un voto.
-A chi, zio? Alla Madonna di Capocolonna?
-No, alla vita. Ciao.
Giro e prendo la strada del ritorno.

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