venerdì 1 giugno 2018

La montagna ha partorito


Dunque. Abbiamo un governo, nonostante la legge elettorale avesse lo scopo precipuo di non far vincere nessuno. In effetti nessuno aveva vinto, anche se la vulgata pretendeva che ci fossero dei vincitori (5 Stelle e Lega), perché per vincere e far scattare il premio di maggioranza bisognava arrivare almeno al 40% e, al massimo, si poteva parlare di meglio piazzati. Inoltre, al solo ricordare gli insulti precedenti, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla coalizione che poi si è formata, perché nessuno degli elettori  di quei due partiti auspicava o immaginava una simile maggioranza. Anche perché è vero che l’Italia è la patria di Machiavelli, ma riferiscono le cronache dall’oltretomba che il fiorentino starebbe arrossendo di vergogna ed avrebbe deciso di raccattare tutte le sue bagattelle e di non farsi vedere più in giro. Inoltre, se ricordo che durante la campagna elettorale Salvini e Meloni, quelli che oggi (si può ben dire) hanno praticamente dissolto il Centrodestra, pretendevano che Berlusconi firmasse davanti al notaio un patto anti inciucio (verosimilmente con il PD), viene un po’ da sorridere, ma ormai è fatta e tanto vale prenderne atto e sperare per il meglio.
Intanto qualche considerazione sul passato  e qualche auspicio per il futuro è lecito anche a chi, come me, si considera un impolitico e non ha la pretesa di spiegare niente. Basteranno queste considerazioni, forse, a prendere le cose con un po’ di disincanto ed a fugare qualche preoccupazione.
1-Avevamo visto finora governi di ogni tipo: politici, tecnici, del presidente, di scopo, di transizione, balneari, con maggioranze massicce, con maggioranze risicate, delle astensioni, di compromesso storico. E ritengo di averne dimenticato qualcuno. Non che sia indispensabile, ma i manuali di Diritto Pubblico come classificheranno il governo che sta per nascere? Un governo per metà formato da tecnici, per metà da politici; in cui il Capo del Governo, un illustre sconosciuto fino a ieri, dovrà ottenere la fiducia, prima che dal Parlamento, da quei due (Di Maio e Salvini) che l’hanno messo  in quel posto. Passerà alla storia come Governo Ircocervo? O come Governo Ibrido? O come Governo di Pulcinella, servitore di quei due padroni che ne reggono i fili come nel teatro dei burattini?
2- Lo strano patto tra Salvini e Di Maio ha un illustre precedente nel “Connubio” che nel 1852 vide Camillo Cavour, capo del centrodestra, e Urbano Rattazzi, capo del centrosinistra, stipulare un accordo ai danni di Massimo D’Azeglio. Quell’accordo, che gli storici definirono ironicamente “Connubio”, mi induce a ritenere che, almeno in questo, potesse avere ragione Carlo Marx, quando sosteneva che la Storia si ripete sempre: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
3- Nei confronti del Governo che sta per nascere, nessun pregiudizio negativo. Staremo a vedere, wait and see, come dicono gli Inglesi, anche perché qualcosa di buono può rilevarsi sia nei rispettivi programmi elettorali, sia nel contratto stipulato solennemente dai due contraenti (sempre Salvini e Di Maio). So bene che di buone intenzioni sono lastricate le vie che conducono all’Inferno e che la differenza tra i politici e gli statisti è che i primi  individuano i problemi, mentre i secondi li risolvono e non è ancor chiaro se i due, di cui sopra, appartengano alla prima o alla seconda categoria.
4- Non staremo a fare le pulci, a pretendere chissà che e, per quanto mi riguarda, dico subito che sarò disposto ad accontentarmi. Dai 5 Stelle non mi aspetto molto, anche perché, a parte un generico sinistrismo buono per tutte le stagioni e parente stretto della scoperta dell’acqua calda, i loro impegni sono stati piuttosto generici e fumosi e non per niente essi erano disposti a stipulare accordi con chiunque, sostituendo  la Lega con il PD e viceversa, con la stessa disinvoltura con cui si cambia una camicia o una cravatta. Ma un paio di cose, su cui hanno insistito e che hanno finito col caratterizzarli, me le aspetto. Mi aspetto un maggior rigore morale nella gestione della cosa pubblica ed una drastica riduzione del costo dello stato e dei privilegi della “Nomenklatura”. Anche se poi qualche primo passo falso, come la vicenda di Fico, presidente della Camera, che consentiva fosse pagata in nero la colf della casa in cui viveva, lascia perplessi.
5- Da Salvini invece, e dalla Lega, mi aspetto molto e mi viene voglia di dirgli “qui si parrà la tua nobilitate”. Salvini ha avuto il pregio, o il difetto, di parlar chiaro, fin troppo chiaro, suscitando legittime attese di cambiamento. I moderati che l’hanno votato non dimenticheranno facilmente le ruspe per i campi ROM, i respingimenti in mare dei clandestini, le promesse espulsioni. Sia ben chiaro che anche in questo ci si accontenterà. Nessuno si attende miracoli dall’oggi al domani, ma il minimo sindacale, ora che Salvini è Ministro dell’Interno, sì. Nessuno si attende le cannoniere schierate nel Mediterraneo, ma nessuno potrà più sopportare lo spettacolo osceno delle ONG e delle navi norvegesi, finlandesi e spagnole che scaricano nei porti italiani il materiale di risulta dell’intero orbe terracqueo. Nessuno si aspetta l’esercito italiano schierato in assetto di guerra lungo la Penisola, ma nessuno potrà più sopportare che le piazze e le vie delle nostre città siano stabilmente trasformate in fogne a cielo aperto. Nessuno si aspetta che improvvisamente spariscano i furti e le violenze bestiali negli appartamenti, ma nessuno sarà più disposto a sopportare lo spettacolo altrettanto osceno dei risarcimenti a favore dei rapinatori che per caso dovessero trovare qualcuno disposto a difendersi. E se per caso Salvini dovesse giocare al ribasso e finisse col mantenersi al di sotto del minimo sindacale, beh, allora avremo tutto il diritto di considerarlo un "chiachiello", come dicono a Napoli, uno dei tanti "chiachielli" che, purtroppo, in Italia non mancano mai.
6-Per il resto sarà bene che alcuni punti del “Contratto”, anche se strombazzati, non giungano a compimento. Ad esempio è bene che resti lettera morta il cosiddetto “Reddito di cittadinanza”, almeno per come è stato presentato finora  dai 5 Stelle, perché non si è mai visto uno Stato che paga i suoi cittadini perché non lavorino. Si resta comunque in attesa di chiarimenti e di dettagli. Sarà anche utile non abolire la legge Fornero, pur con qualche necessario cambiamento relativo alla posizione insostenibile degli esodati ancora numerosi. Ed anche per la Flat Tax, proposta dalla Lega, sarà bene essere prudenti e valutarne bene le conseguenze.
Ho sempre pensato, e l’ho ripetuto di recente, che l’Italia ha un sacco di problemi, ma che i due problemi fondamentali, su cui bisognerebbe essere intransigenti e da cui dipende la soluzione di tutti gli altri, sono l’immigrazione clandestina, con ricadute sulla qualità della vita e sull’ordine pubblico, ed il debito pubblico. Ora capisco che, mentre è facile fare promesse sul primo problema, nessuno sembra disponibile ad impegnarsi seriamente sul secondo. Che anzi, se un politico dicesse chiaramente di voler ridurre il debito, probabilmente non riuscirebbe nemmeno ad avere il voto della moglie e dei figli, figuriamoci degli altri. E questo spiega anche il perché di tanti politici, che, pur senza dichiararlo apertamente, con le loro proposte ammettono implicitamente di volerlo aumentare, avvicinandoci sempre più al baratro.
Eppure da questo non si sfugge ed i Tedeschi hanno ragione, quando ci criticano, anche ferocemente, e ci tacciano di irresponsabilità. Proviamo a metterci un po’ nei loro panni e cerchiamo di capire il birraio bavarese che non vuole sentire ragioni, quando gli si dice che deve pagare anche lui per i ventimila forestali della Regione Sicilia o per i vitalizi e gli sperperi della classe politica italiana, spesso corrotta ed incapace, per non dire altro.
Quando l’Italia aderì all’Euro, lo fece ad ogni costo ed anche con un senso di liberazione quasi. La classe politica italiana aveva incominciato ad avvertire la sua inadeguatezza a gestire il debito e quindi sembrò voler affidare all’Europa ogni responsabilità in merito, con la rinuncia a stampare moneta e con tutto quello che ne sarebbe seguito. Solo che l’Italia affidò all’Europa la gestione del debito, ma non quello che stava alla base del debito, continuando allegramente la corsa verso l’abisso. Questo spiega perché, nonostante la tassazione feroce, al limite dell’usura, nonostante i continui sacrifici richiesti all’Italiano medio, il debito è sempre aumentato in maniera continua ed uniforme, sia con i governi di destra, sia con i governi di sinistra.
In queste condizioni, il dibattito politico sull’Euro assume a volte toni surreali. Non adottare l’Euro non è peccato mortale e tanti Stati, che pure fanno parte della Comunità europea, ne fanno tranquillamente a meno. Uscire dall’Euro si può,  non è peccato mortale e la Gran Bretagna di recente l’ha fatto. Ma uscire dall’Euro nelle nostre condizioni, con il nostro debito pubblico, non è peccato mortale, è semplicemente criminale e chi lo sostiene andrebbe ricoverato in una clinica psichiatrica. Bisognerebbe prima ridurre il debito, risanare i fondamentali dell’economia, evitare l’eccessivo ricorso al mercato dei titoli che rischiano di diventare carta straccia e poi se ne parla. Farlo adesso, nelle nostre condizioni, significherebbe nella migliore delle ipotesi fare la fine dell’Argentina. O della Grecia.
Salvini, Di Maio, Conte, Savona, e tutti gli altri, guardatevi un po’ attorno e chiedetevi se veramente è il caso di uscire dall’Euro, ammesso che (stento a crederci) qualcuno l’abbia veramente pensato. Non pretenderemo che riusciate ad abbassare il debito, ma pretenderemo che almeno non lo facciate aumentare. E poi lasciate perdere i sogni, le velleità, e mantenete i piedi per terra. L’Italia ve ne sarà grata. Coraggio!.
Ezio Scaramuzzino





3 commenti:

  1. In che mani siamo finiti! Io non mi fido

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  2. Hai centrato il bersaglio. Vicky

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  3. non è ancor chiaro se i due, di cui sopra, appartengano alla prima o alla seconda categoria
    Nel senso che sei convinto che siano, se non statisti, almeno politici? Uhm...

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