martedì 1 settembre 2026

Intelligenza Artificiale

 

Da un po’ di tempo sto ricevendo meno email ed affini. Non che mi sia preoccupato, ma la cosa mi ha fatto riflettere un pochino e sono giunto ad una conclusione: la colpa è dell’Intelligenza Artificiale, quella che ormai con un acronimo inglese tutti chiamano AI. I miei 25 lettori si chiederanno: e che c’entra l’AI? C’entra, c’entra… almeno nel caso mio. Non nascondo infatti che una volta mi capitava spesso di ricevere testi di ogni genere, opuscoli o articoli, variamente destinati alla pubblicazione, da parte di cari amici e conoscenti che mi chiedevano di “dare uno sguardo”, per vedere se c’era “qualcosa che non andava”. Ed io uno sguardo lo davo sempre, anche perché … come fai a dire di no ad un amico? E poi, sapete, al mondo ci sono varie categorie di scrivani. Dico scrivani e non scrittori, perché gli scrittori sono un’altra cosa. Ci sono quelli che vorrebbero scrivere, ma non scrivono, perché sono consapevoli dei loro limiti. E poi ci sono quelli che i limiti ce li hanno ma, per qualche strano motivo, sono ritenuti abili dagli altri. Ed io probabilmente appartengo alla seconda categoria.

Dunque, dicevo. Mi giungevano questi testi, li leggevo, aggiungevo qualcosa, toglievo o sistemavo qualcos’altro. Da un po’ di tempo, invece, mi giunge poco o niente. O meglio: da un po’ di tempo sta succedendo una cosa strana. Qualche amico mi manda un testo scritto, non più perché io possa “dare uno sguardo”, ma per farmi sapere quanto è migliorato (lui, non il testo). Ci credereste? Mi capita di leggere testi perfetti, scritti in maniera impeccabile, organizzati e strutturati come pochi e nei quali anche la semplice aggiunta di una virgola romperebbe l’armonia del tutto. Miracoli dell’ AI… E’ un bene o un male? Chi è del mestiere potrebbe forse notare una certa freddezza, come se in quelle parole mancasse qualcosa che noi chiamiamo l’anima e che solo la vita effettivamente vissuta potrebbe trasmettere. Ma non sempre è così.

Di recente un amico mi ha mandato qualche capitolo di una sua autobiografia che egli sta scrivendo con l’aiuto dell’AI. Non dico chi è, ovviamente. Se vuole, poi, lo dirà lui. Ebbene. In quegli scritti, pur rielaborati dall’AI, c’era un’intensità emotiva, un garbo , una tenerezza, che mi hanno commosso. E l’AI, da sola, non può commuovere, perché non ha anima. O forse non è più così. Forse ce l’ha, l’anima, ed è quella dell’amico con cui interloquisce. Forse l’AI, pur non essendo un creatore autonomo, non è  un correttore di bozze ed è, invece, lo specchio amplificatore dell’anima umana. Stento a capire veramente quello che sta succedendo. 

Ezio Scaramuzzino