venerdì 18 settembre 2026

Grilleide

 

Non ho mai fatto una guerra contro gli umani, ma in compenso, nel corso della mia vita, mi è capitato di fare guerre contro le zanzare (spesso), contro i topi (qualche volta), e ieri sera contro i grilli.

Stavo cenando e contemporaneamente, nel silenzio generale, adocchiavo distrattamente la tv. Due signore parlavano dei loro amori e, insieme alle loro voci, si udiva distintamente il canto di un grillo. “Cri-cri, cri-cri…” “Strano – mi dicevo – il canto di un grillo in un salotto spagnolo di fine ottocento, in un’atmosfera di fine estate. Perché non provano a chiudere la finestra?”. “Cri-cri, cri-cri…”, a lungo, in modo prolungato, monotono, fastidioso, quasi straziante. Poi ho avuto il lampo. Come mai in scena non reagiscono? Vuoi vedere che...

Ho spento la tv con il telecomando e il canto del grillo era ancora lì: ossessivo e lancinante per le mie orecchie e, quel che più temevo, anche per il mio cervello.

Confesso che in un primo momento mi sono sentito perduto. Era tardi, ero pure stanco. Mi vedevo già insonne, vagante per la casa almeno fino all’alba, perché credevo di sapere che i grilli cantano solo di notte e si acquietano con la luce del sole. Ma come aveva fatto a entrare in casa mia, superando anche lo sbarramento difensivo delle zanzariere? Era la prima volta in vita mia che mi capitava un fatto del genere.

Mi sono detto con forza che non dovevo perdere la calma. Dovevo elaborare un piano, ammesso che ci riuscissi. Non avevo esperienze in merito, ma in fondo nel corso della mia vita avevo superato prove ben più difficili: non poteva essere un grillo a sfidarmi e a mettermi in crisi.

Prima di tutto dovevo stabilire in quale stanza si trovasse l'intruso. Cosa facile. Io mi trovavo in cucina e lo sentivo distintamente. Ho provato a spostarmi. Sulla veranda chiusa lo sentivo ancora bene. Nella lavanderia, idem. Nel ripostiglio della cucina, invece, lo sentivo ad altissimo volume. Quasi certamente si trovava lì. Ho chiuso la porta del ripostiglio per impedirgli di uscire, ho preso una scala e ho incominciato a esplorare. Mi sono subito reso conto, però, che era impossibile scovarlo tra tutti gli anfratti di scatole, pentole, stigli e materiale vario stipato in quel piccolo vano. Tanto più che improvvisamente, a causa del tramestio e della caduta di una pentola che ha fatto un gran fracasso, il grillo è ammutolito. E questo rendeva la ricerca impossibile.

Mi sono rassegnato. "Ci penso domani", mi sono detto. Ora mi sposto nel reparto notte – da dove fortunatamente non si sente il cri-cri – leggo qualcosa e vado a dormire. Prima di mettermi a letto, però, ho acceso il PC e mi è venuta un’idea. Perché non chiedere aiuto alla mia amica Intelligenza Artificiale, sempre disponibile, premurosa e pronta a supportarmi?

Le ho spiegato la situazione: un ripostiglio intasato di roba, io stanco morto, un nemico invisibile e nessuna voglia di fare le ore piccole. La mia amica digitale non si è fatta prendere dal panico e ha elaborato una strategia psicologica e ingegneristica degna di Ulisse contro i Troiani: la "Trappola della Buonanotte".

Il piano era semplice ed economico. Sfruttando la mia dotazione casalinga, ho preso una ciotola profonda e ho versato sul fondo un centimetro d'acqua satura di zucchero di canna, il cui aroma dolciastro è irresistibile per i grilli. Poi, il tocco di classe: una striscia di cartone grezzo appoggiata al bordo a mo' di rampa, per invitare l'ospite a salire verso il suo destino. Infine, uno straccio arrotolato sotto la porta per sigillare il confine di stato tra il ripostiglio e la cucina. Fatto questo, forte del 90% di probabilità di averlo isolato, sono andato a dormire.

Stamattina, la prova del nove. Mi sono svegliato con il dubbio tipico di chi teme di aver sottovalutato il nemico. Ho aperto la porta del ripostiglio in modalità "ispezione ravvicinata" e ho guardato nella ciotola.

Incredibile, ma vero: la fisica dei fluidi e la gola avevano vinto. Il grillo era lì, galleggiante a pancia in su nella melassa scura, sconfitto e moribondo. Preso dalla fretta di far sparire le prove del reato ed evitare improbabili resurrezioni, l'ho gettato nel WC, tirando lo sciacquone due volte per assoluta certezza matematica. Solo un secondo dopo mi è venuto il rimpianto: "Accidenti, non gli ho fatto nemmeno una foto, se per caso mi vien voglia di raccontarlo…!".

Ma la fortuna aiuta gli audaci. Perché, prima del triste epilogo idraulico, in realtà , istintivamente, l'istinto del reporter aveva avuto un millisecondo di sopravvento e avevo scattato un'immagine al volo con il telefono. Una foto magari non eccezionale, con la luce cruda del flash che taglia il buio del ripostiglio, ma con un realismo da vera "scena del crimine" casalinga.

Ed eccola lì in alto, allegata per voi: la prova schiacciante della mia vittoria nella Grande Guerra del Ripostiglio. La prossima volta che sentirete un grillo cantare in un salotto spagnolo di fine Ottocento, fidatevi di me... controllate prima il vostro ripostiglio.


Ezio Scaramuzzino

 

 

martedì 1 settembre 2026

Intelligenza Artificiale

 

Da un po’ di tempo sto ricevendo meno email ed affini. Non che mi sia preoccupato, ma la cosa mi ha fatto riflettere un pochino e sono giunto ad una conclusione: la colpa è dell’Intelligenza Artificiale, quella che ormai con un acronimo inglese tutti chiamano AI. I miei 25 lettori si chiederanno: e che c’entra l’AI? C’entra, c’entra… almeno nel caso mio. Non nascondo infatti che una volta mi capitava spesso di ricevere testi di ogni genere, opuscoli o articoli, variamente destinati alla pubblicazione, da parte di cari amici e conoscenti che mi chiedevano di “dare uno sguardo”, per vedere se c’era “qualcosa che non andava”. Ed io uno sguardo lo davo sempre, anche perché … come fai a dire di no ad un amico? E poi, sapete, al mondo ci sono varie categorie di scrivani. Dico scrivani e non scrittori, perché gli scrittori sono un’altra cosa. Ci sono quelli che vorrebbero scrivere, ma non scrivono, perché sono consapevoli dei loro limiti. E poi ci sono quelli che i limiti ce li hanno ma, per qualche strano motivo, sono ritenuti abili dagli altri. Ed io probabilmente appartengo alla seconda categoria.

Dunque, dicevo. Mi giungevano questi testi, li leggevo, aggiungevo qualcosa, toglievo o sistemavo qualcos’altro. Da un po’ di tempo, invece, mi giunge poco o niente. O meglio: da un po’ di tempo sta succedendo una cosa strana. Qualche amico mi manda un testo scritto, non più perché io possa “dare uno sguardo”, ma per farmi sapere quanto è migliorato (lui, non il testo). Ci credereste? Mi capita di leggere testi perfetti, scritti in maniera impeccabile, organizzati e strutturati come pochi e nei quali anche la semplice aggiunta di una virgola romperebbe l’armonia del tutto. Miracoli dell’ AI… E’ un bene o un male? Chi è del mestiere potrebbe forse notare una certa freddezza, come se in quelle parole mancasse qualcosa che noi chiamiamo l’anima e che solo la vita effettivamente vissuta potrebbe trasmettere. Ma non sempre è così.

Di recente un amico mi ha mandato qualche capitolo di una sua autobiografia che egli sta scrivendo con l’aiuto dell’AI. Non dico chi è, ovviamente. Se vuole, poi, lo dirà lui. Ebbene. In quegli scritti, pur rielaborati dall’AI, c’era un’intensità emotiva, un garbo , una tenerezza, che mi hanno commosso. E l’AI, da sola, non può commuovere, perché non ha anima. O forse non è più così. Forse ce l’ha, l’anima, ed è quella dell’amico con cui interloquisce. Forse l’AI, pur non essendo un creatore autonomo, non è  un correttore di bozze ed è, invece, lo specchio amplificatore dell’anima umana. Stento a capire veramente quello che sta succedendo. 

Ezio Scaramuzzino


martedì 16 dicembre 2025

Lettera aperta a Enzo Voce, Sindaco di Crotone.

 


Caro Sindaco, caro Enzo, caro amico e collega,

sono un po' triste. Non per i premiati, a dire il vero, cui auguro ogni bene e rivolgo i miei complimenti, ma per me stesso. Leggo sovente, un giorno sì e l'altro pure, di qualcuno che, nella sala consiliare "Falcone e Borsellino" del Comune di Crotone, riceve da te un attestato, o un premio, o una benemerenza, o una menzione speciale, o una pergamena, o una medaglia, o un riconoscimento, o un certificato di merito con una delle tante motivazioni con le quali il Comune di Crotone ha deciso di segnalare e di premiare i cittadini meritevoli. Ho fatto un calcolo approssimativo e ne ho dedotto che, di questo passo, tra qualche anno quasi certamente io sarò rimasto l'unico cittadino di Crotone a non aver ancora ricevuto un premio. Ormai ho una certa età e so bene che, più passa il tempo, più le mie speranze si affievoliscono. Caro Enzo, a questo punto, se per caso ti capiterà di leggere questa mia lettera, mi permetto di confidarti, anche per via degli antichi rapporti di amicizia e di colleganza,(ma la cosa resti tra di noi), che anche a me non dispiacerebbe ricevere un attestato, qualsiasi attestato. Io so bene di non avere particolari benemerenze, che  consentano di giustificare il tutto, ma, se ciò dovesse crearti qualche problema, mi permetto di darti un suggerimento. Perché non aggiungere un ultimo premio all'elenco di cui sopra e conferirmi un riconoscimento del seguente tenore?!?: Ad Ezio Scaramuzzino, cittadino esemplare, che ha sempre pagato tutte le tasse ed ha sempre rispettato tutte le leggi, il Comune di Crotone, riconoscente, consegna un attestato con la seguente motivazione: "E' l'unico cittadino di Crotone, ancora in vita, a non aver mai ricevuto un attestato". Con immutato affetto. 

Ezio Scaramuzzino



sabato 13 settembre 2025

Gli eredi di Scanderbeg

 



Da oggi la Rai di Cosenza incomincia a trasmettere anche in lingua arbëreshë, per cui la Calabria è la prima regione non a statuto speciale ad avere trasmissioni radiofoniche e televisive dedicate ad una minoranza linguistica. 

La notizia mi induce ad alcune riflessioni.

Sono vissuto nel mondo della scuola per circa cinquant’anni e, nei miei primi anni di insegnamento, all’incirca negli anni settanta del secolo scorso, mi colpì molto il fatto che gli alunni provenienti dai paesi albanesi della provincia di Crotone, San Nicola dell’alto, Verzino, Carfizzi, facevano di tutto per simulare, o addirittura nascondere, la loro origine albanese. Mi sembrava evidente che questi ragazzi si “vergognavano” quasi della loro origine e facevano di tutto per non farla apparire. Oggi le cose sono cambiate, per fortuna. Nel moderno clima di tutela delle minoranze di qualunque tipo, ogni gruppo che presume di avere qualcosa di diverso, rivendica la sua diversità, anzi la esalta, e quindi anche i nostri simpatici fratelli di origine albanese, giustamente, si muovono in questa prospettiva.

L’importante, ritengo, è non esagerare, perché il troppo storpia e l’esagerazione potrebbe risultare controproducente. Per tutti.

Gli Albanesi, cristiani, sotto la guida del loro eroico comandante Giorgio Castriota detto Scanderbeg, giunsero nel meridione d’Italia nel XV secolo per sfuggire all’invasione musulmana. Furono accolti benevolmente ed essi, pur memori ed orgogliosi della loro civiltà, fecero di tutto per integrarsi. Ora siamo giunti quasi all’opposto. Gli Albanesi, tra di loro, parlano quasi esclusivamente la loro lingua; hanno richiesto, ed ottenuto, il riconoscimento ufficiale della loro lingua e le iscrizioni bilingui, come se fossimo in Alto Adige; ricevono sovvenzioni particolari per la difesa della loro cultura; tendono a rimarcare le loro differenze. Gli Italiani li trattano sempre con simpatia e li considerano fratelli, anche se negli ultimi tempi qualcosa non funziona più come prima per via della massiccia immigrazione più o meno clandestina. Per altro non bisogna dimenticare che gli Albanesi furono i primi a far nascere il problema di tale immigrazione irregolare, quando, in 20.000,  si presentarono nel porto di Bari l’8 agosto 1991 a bordo della nave Vlora.

Un’ultima annotazione. Per una minoranza che negli ultimi tempi ha ottenuto tanto, ci sono altre minoranze che invece hanno perso o stanno perdendo tanto. Mi riferisco in particolare agli Ebrei Italiani ed alla consistente minoranza di Russi o Ucraini di lingua russa che vivono nel nostro Paese. Il tutto a causa di un abominevole pregiudizio, per cui vengono attribuiti ai popoli le eventuali, vere o presunte,  colpe dei loro governi. Gli Ebrei oggi rischiano molto nel nostro Paese, anche la vita, se poco poco si espongono, con l'impressione di essere ritornati ai tempi delle persecuzioni razziali del Nazismo. Gli stranieri di lingua russa, poi, vengono discriminati e boicottati ovunque. E qualche volta si pretende da loro anche qualche pubblica dichiarazione di colpa. Per caso vogliamo ritornare ai tempi di Giordano Bruno e della Santa Inquisizione?

lunedì 8 settembre 2025

Dio salvi il Re!


Di Winston Churchill si racconta che, qualche minuto prima di morire, chiese agli infermieri di essere sollevato in piedi, quasi a volersi trovare in atteggiamento di sfida nei confronti della morte.

C’è qualcosa che ricorda tale atteggiamento in quello che oggi sta avvenendo: gli Inglesi non vogliono scomparire a causa del diluvio dell’immigrazione clandestina ed hanno deciso di ribellarsi. Ci sono tumulti, dimostrazioni, sfilate, proteste che salgono di intensità ogni giorno che passa e non mancano neppure gli assedî agli alberghi dove migliaia e migliaia di immigrati sono ospitati a spese dei contribuenti. Il simbolo di queste proteste è l’esposizione continua, assillante e provocatoria delle loro bandiere nazionali che, per assurdo, le autorità vietano di esporre.

E’ chiaro che il problema non è solo inglese e che esso riguarda tutte le nazioni europee, compresa, ovviamente, la nostra Italia. Sia ben chiaro: io non mi faccio illusioni su una possibile, uguale reazione nel nostro Paese, dove l’opinione pubblica è anestetizzata da una propaganda che, al massimo, induce al mugugno e a niente di più. Non bastano i gravi problemi che assillano soprattutto le nostre più grandi città in tema di sicurezza, ordine pubblico e tranquillità dei cittadini, senza escludere il degrado complessivo della nostra vita complessiva in merito a servizi pubblici e diritti dei cittadini. Non mi faccio illusioni perché, al punto al quale siamo arrivati, è ormai solo illusorio e velleitario sostenere che il problema possa essere risolto, anche  se bisogna pur dire che le responsabilità del disastro non sono ugualmente ed indifferentemente attribuibili a tutti gli schieramenti politici. C’era modo e modo di affrontare il problema.

E’ triste dover ammettere che già oggi alcune, molte zone del nostro Paese debbono essere considerate perse, perché sfuggono al controllo dell’autorità statale. Il problema non sarà più risolto e tra qualche decennio l’Italia, come oggi la conosciamo, non ci sarà più. L’Europa non ci sarà più. L’Occidente non ci sarà più. Basta saperlo. I popoli non hanno diritto all’eternità ed oggi, solo per fare qualche esempio, non ci sono più gli Assiri, gli Ittiti, i Cimbri, i Volsci, popoli gloriosi, vissuti migliaia di anni fa e poi scomparsi.

Ma una domanda me la pongo. Pur consapevoli del nostro non lontano destino, riusciamo almeno ad alzarci in piedi prima di morire e gridare a squarciagola che non ci rassegniamo a questa lenta agonia e che non vogliamo morire? Ci sarà qualcuno nel nostro Paese disposto a mettersi alla testa di un movimento di ribellione, che possa darci un po’ più di speranza? Almeno potremo dire di avere combattuto prima della fine e qualche vincitore, pietoso, potrà concederci l’onore delle armi.

Crotone, li 08 settembre 2025

Ezio Scaramuzzino

venerdì 18 ottobre 2024

A proposito di Piazzale Nettuno

 

Vale la pena di riannodare le fila di quanto accaduto di recente a proposito dello sgombero di Piazzale Nettuno, a Crotone, per versare qualche lacrimuccia, o, meglio, per fare qualche sorriso, che oltretutto fa pure bene alla salute. Tutto inizia l’11 ottobre, quando nella chat di riferimento Marisa Cavallo, rappresentante della Lega in Consiglio Comunale, oltre che esponente del Movimento politico-culturale Popolo e Identità, comunica con legittima soddisfazione che, su sua richiesta con interpellanza, il Sindaco Voce ha provveduto  a ripulire Piazzale Nettuno, sgomberandolo dei tanti immigrati e clandestini, che ne avevano fatto un bivacco maleodorante ed indecoroso. Leggo e mi compiaccio, ma il compiacimento dura poco. Perché subito dopo su un sito cittadino appare un comunicato duro e minaccioso, che parla di “gravi preoccupazioni”, di decisione “inaccettabile”, di “propaganda politica”. Il tutto non solo in riferimento allo sgombero del Piazzale, ma soprattutto in relazione alla presunta, mancata sistemazione dei clandestini dopo lo sgombero, pur prevista e sollecitata nell’interpellanza di cui sopra. Nell’attesa di vedere in fondo chi è/sono l’autore/gli autori della nota, leggo con una certa apprensione e leggo lentamente. Anche perché, mentre leggo, mi viene pure da pensare. Vuoi vedere, mi dico, che gli autori della protesta hanno accolto i clandestini a casa loro, hanno dato loro da mangiare, da dormire in una stanza accogliente ed in un letto accogliente, e noi invece non abbiamo fatto nulla di tutto questo, per cui alla fine saremo i “cattivi” della situazione? Poi mi tranquillizzo, perché mi ricordo di Mimmo Lucano recentemente condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 500 mila € sperperati nell’assistenza ai migranti; mi ricordo, in un altro contesto, di Salvatore Buzzi, di  Mafia Capitale che, intercettato, diceva che i migranti rendono più della droga; mi ricordo di tanti altri episodi consimili. E mi tranquillizzo, certo, ma solo in parte. Perché questi pensieri non ne escludono altri. Vuoi vedere che magari  i clandestini di Piazzale Nettuno sono stati accolti dalle suore di Santa  Teresa di Calcutta, le Missionarie della Carità? Ma che c’entra?, mi rispondo da solo, le suore di Santa Teresa non ci sono qui da noi. Certo, non ci sono, ma chi può escludere che in una settimana abbiano costituito una fondazione, un centro di accoglienza, senza che io ne sia venuto a conoscenza?  E poi un’altra cosa mi procura un po’ di ansia, anche perché io mi allarmo facilmente.  Leggo di “gravi preoccupazioni”, “non possiamo permettere”, “conseguenze delle proprie azioni”. Vuoi vedere che costoro non soltanto non ci ringraziano, ma alla fine ci chiedono pure i danni morali ed esistenziali per le preoccupazioni loro procurate? Curnuti e mazziati, come si dice da noi. E nel frattempo, intanto, tra un pensiero e l’altro, sono giunto alla fine. Leggo le sigle dei firmatari  e la mia mente passa dalla tranquillità al sopore, poi al sonno. E finisco con l’addormentarmi. Nel sonno rivedo  e rileggo le sigle,  tutte orbitanti in quella galassia di organizzazioni della sinistra che hanno fatto di tutto per far diventare l’Italia il porto franco dei disperati di tutto il mondo. C’è l’ARCI, ovviamente, al primo posto; poi c’è Legacoop, in una sezione dedicata, (te pareva?), al settore immigrazione; poi c’è Sial Cobas, sindacato autonomo che si colloca a sinistra della CGIL, il che è tutto dire; poi c’è l’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, con i suoi 153.000 (!) iscritti, quelli che vanno in giro a cantare “Bella ciao” e pretendono di essere i continuatori dei veri partigiani, ormai tutti defunti (o quasi); infine c’è Laicitalia, che nel suo statuto si propone di “liberare l’Italia dalle ingerenze clericali” e che, par di capire, con l’immigrazione c’entra come i cavoli a merenda. E, last but not least, isolato, in coda, c’è un signore, Filippo Sestito, che si firma in proprio e che quindi dovrebbe rappresentare se stesso. E invece rappresenta l’ARCI (ancora!), ma è anche uno dei fondatori di Ambiente e salute. Capisco. E’ uno di quelli che mangiano compatibile, vestono compatibile, viaggiano compatibile, dormono compatibile, vivono nel loro mondo compatibile e non si accorgono che la compatibilità e la sopportabilità della gente sono al limite.

P.S. Leggo, dopo un’ora, un comunicato del PD. E poteva mancare? Er mejo fico der bigonzo, come dicono a Roma. Il testo è insolitamente moderato, forse perché ci sono imminenti elezioni in varie regioni italiane. IL PD si accontenta di sapere se, in mancanza d’altro, almeno è stato fatto un monitoraggio delle esigenze dei migranti. Insomma, cara consigliera Cavallo, il PD ti chiede: -Tu, prima di richiedere lo sgombero, sei andata almeno in Piazzale Nettuno, munita di carta, penna (e calamaio, aggiungo io) a chiedere ai migranti che cosa vogliono? E dopo che hai fatto le domande, hai almeno preparato uno straccio di mappa, foglio excel, elenco, dei desiderata dei migranti? E poi l’hai consegnato al Comune? No???!!! Male, io ti boccio o almeno ti rimando a settembre. “E tu chi sei”, chiede la Cavallo. “Io so’ io, conclude il PD, e tu non sei un c…” . Giusto come il Marchese del Grillo.

Ezio Scaramuzzino

Popolo e Identità

 





martedì 9 luglio 2024

La rivolta dei "pezzenti"

 


Nel 1566 nei protestanti Paesi Bassi, sottomessi alla cattolicissima Spagna, scoppiò la Rivolta dei Pezzenti, così definita con disprezzo dai dominatori Spagnoli. I rivoltosi rivendicarono con orgoglio tale nome, vinsero la guerra ed ottennero infine l’indipendenza.

Ma, come dice Marx, la storia si svolge come tragedia e si ripete come farsa. E la farsa è quella della rivolta che oggi vede impegnati i sinistri  nel referendum contro l’autonomia differenziata. Osservate la foto. E’ possibile scorgervi molti personaggi noti, oggi impegnati  nella rivolta contro l’autonomia ed a difesa dei poveri e dei diseredati, i “pezzenti” appunto. Si sono fatti riprendere in gruppo al momento di presentare in Cassazione  il quesito referendario abrogativo dell’autonomia, fiduciosi così di passare alla Storia. Sono orgogliosi, tutti in carne e sorridenti, ben lontani dal sembrare  pezzenti. Anzi, a voler essere più precisi, bisognerebbe dire che si tratta del fior fiore della classe dominante: quella che nei regimi comunisti di una volta veniva chiamata “La Nomenklatura”; quella abituata a comandare sempre, a prescindere da chi vince le elezioni; quella che vive di politica e di parapolitica; quella che ha la villa a Capalbio e l’attico o il superattico  a Roma; quella che ha la puzza al naso e ti dice come devi vivere, come devi riprodurti, come devi morire. Loro si definiscono “i progressisti”, ma sono semplicemente i sinistri, nel senso letterale del termine, nel senso di sinistro come danno, incidente, sciagura, sventura, morte.

Ora credono di aver capito che l’autonomia, fino all’altro giorno esaltata pure da loro, danneggia le regioni meridionali, come se finora queste regioni fossero state il motore della storia italiana, europea e mondiale. Senza almeno provare a vedere se, cambiando qualcosa nelle regole, queste regioni possano, con uno scatto di reni, oltre che di dignità, almeno cessare di essere le ultime in ogni campo.

 La cosiddetta “questione meridionale” è legata alla nascita dell’unità d’Italia e dura quindi da circa 150 anni. E’ costata una quantità infinita di soldi, che non sono serviti a niente. Si può almeno provare a vedere se con l’autonomia qualcosa possa cambiare? O noi  meridionali dobbiamo essere considerati per l’eternità i paria e i mantenuti d’Italia? Quelli che campano di elemosina e che sono incapaci di autogovernarsi, come se fossimo degli incapaci o dei subumani?