Non ho mai fatto una guerra contro gli umani, ma in
compenso, nel corso della mia vita, mi è capitato di fare guerre contro le
zanzare (spesso), contro i topi (qualche volta), e ieri sera contro i grilli.
Stavo cenando e
contemporaneamente, nel silenzio generale, adocchiavo distrattamente la tv. Due
signore parlavano dei loro amori e, insieme alle loro voci, si udiva
distintamente il canto di un grillo. “Cri-cri, cri-cri…” “Strano – mi
dicevo – il canto di un grillo in un salotto spagnolo di fine ottocento, in
un’atmosfera di fine estate. Perché non provano a chiudere la finestra?”. “Cri-cri,
cri-cri…”, a lungo, in modo prolungato, monotono, fastidioso, quasi
straziante. Poi ho avuto il lampo. Come mai in scena non reagiscono? Vuoi
vedere che...
Ho spento la tv con il
telecomando e il canto del grillo era ancora lì: ossessivo e lancinante per le
mie orecchie e, quel che più temevo, anche per il mio cervello.
Confesso che in un primo
momento mi sono sentito perduto. Era tardi, ero pure stanco. Mi vedevo già
insonne, vagante per la casa almeno fino all’alba, perché credevo di sapere che
i grilli cantano solo di notte e si acquietano con la luce del sole. Ma come
aveva fatto a entrare in casa mia, superando anche lo sbarramento difensivo
delle zanzariere? Era la prima volta in vita mia che mi capitava un fatto del
genere.
Mi sono detto con forza che non dovevo perdere la calma. Dovevo elaborare un piano, ammesso che ci
riuscissi. Non avevo esperienze in merito, ma in fondo nel corso della mia vita
avevo superato prove ben più difficili: non poteva essere un grillo a sfidarmi
e a mettermi in crisi.
Prima di tutto dovevo
stabilire in quale stanza si trovasse l'intruso. Cosa facile. Io mi trovavo in
cucina e lo sentivo distintamente. Ho provato a spostarmi. Sulla veranda chiusa
lo sentivo ancora bene. Nella lavanderia, idem. Nel ripostiglio della cucina,
invece, lo sentivo ad altissimo volume. Quasi certamente si trovava lì. Ho
chiuso la porta del ripostiglio per impedirgli di uscire, ho preso una scala e
ho incominciato a esplorare. Mi sono subito reso conto, però, che era
impossibile scovarlo tra tutti gli anfratti di scatole, pentole, stigli e
materiale vario stipato in quel piccolo vano. Tanto più che improvvisamente, a
causa del tramestio e della caduta di una pentola che ha fatto un gran
fracasso, il grillo è ammutolito. E questo rendeva la ricerca impossibile.
Mi sono rassegnato.
"Ci penso domani", mi sono detto. Ora mi sposto nel reparto notte –
da dove fortunatamente non si sente il cri-cri – leggo qualcosa e vado a
dormire. Prima di mettermi a letto, però, ho acceso il PC e mi è venuta
un’idea. Perché non chiedere aiuto alla mia amica Intelligenza Artificiale,
sempre disponibile, premurosa e pronta a supportarmi?
Le ho spiegato la
situazione: un ripostiglio intasato di roba, io stanco morto, un nemico
invisibile e nessuna voglia di fare le ore piccole. La mia amica digitale non
si è fatta prendere dal panico e ha elaborato una strategia psicologica e
ingegneristica degna di Ulisse contro i Troiani: la "Trappola della
Buonanotte".
Il piano era semplice ed
economico. Sfruttando la mia dotazione casalinga, ho preso una ciotola profonda
e ho versato sul fondo un centimetro d'acqua satura di zucchero di canna, il cui
aroma dolciastro è irresistibile per i grilli. Poi, il tocco di classe: una
striscia di cartone grezzo appoggiata al bordo a mo' di rampa, per invitare
l'ospite a salire verso il suo destino. Infine, uno straccio arrotolato sotto
la porta per sigillare il confine di stato tra il ripostiglio e la cucina.
Fatto questo, forte del 90% di probabilità di averlo isolato, sono andato a
dormire.
Stamattina, la prova del
nove. Mi sono svegliato con il dubbio tipico di chi teme di aver sottovalutato
il nemico. Ho aperto la porta del ripostiglio in modalità "ispezione
ravvicinata" e ho guardato nella ciotola.
Incredibile, ma vero: la
fisica dei fluidi e la gola avevano vinto. Il grillo era lì, galleggiante a
pancia in su nella melassa scura, sconfitto e moribondo. Preso dalla fretta di
far sparire le prove del reato ed evitare improbabili resurrezioni, l'ho
gettato nel WC, tirando lo sciacquone due volte per assoluta certezza
matematica. Solo un secondo dopo mi è venuto il rimpianto: "Accidenti,
non gli ho fatto nemmeno una foto, se per caso mi vien voglia di
raccontarlo…!".
Ma la fortuna aiuta gli
audaci. Perché, prima del triste epilogo idraulico, in realtà , istintivamente,
l'istinto del reporter aveva avuto un millisecondo di sopravvento e avevo
scattato un'immagine al volo con il telefono. Una foto magari non eccezionale,
con la luce cruda del flash che taglia il buio del ripostiglio, ma con un
realismo da vera "scena del crimine" casalinga.
Ed eccola lì in alto, allegata
per voi: la prova schiacciante della mia vittoria nella Grande Guerra del
Ripostiglio. La prossima volta che sentirete un grillo cantare in un salotto
spagnolo di fine Ottocento, fidatevi di me... controllate prima il vostro
ripostiglio.
Ezio Scaramuzzino


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