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martedì 9 luglio 2024

La rivolta dei "pezzenti"

 


Nel 1566 nei protestanti Paesi Bassi, sottomessi alla cattolicissima Spagna, scoppiò la Rivolta dei Pezzenti, così definita con disprezzo dai dominatori Spagnoli. I rivoltosi rivendicarono con orgoglio tale nome, vinsero la guerra ed ottennero infine l’indipendenza.

Ma, come dice Marx, la storia si svolge come tragedia e si ripete come farsa. E la farsa è quella della rivolta che oggi vede impegnati i sinistri  nel referendum contro l’autonomia differenziata. Osservate la foto. E’ possibile scorgervi molti personaggi noti, oggi impegnati  nella rivolta contro l’autonomia ed a difesa dei poveri e dei diseredati, i “pezzenti” appunto. Si sono fatti riprendere in gruppo al momento di presentare in Cassazione  il quesito referendario abrogativo dell’autonomia, fiduciosi così di passare alla Storia. Sono orgogliosi, tutti in carne e sorridenti, ben lontani dal sembrare  pezzenti. Anzi, a voler essere più precisi, bisognerebbe dire che si tratta del fior fiore della classe dominante: quella che nei regimi comunisti di una volta veniva chiamata “La Nomenklatura”; quella abituata a comandare sempre, a prescindere da chi vince le elezioni; quella che vive di politica e di parapolitica; quella che ha la villa a Capalbio e l’attico o il superattico  a Roma; quella che ha la puzza al naso e ti dice come devi vivere, come devi riprodurti, come devi morire. Loro si definiscono “i progressisti”, ma sono semplicemente i sinistri, nel senso letterale del termine, nel senso di sinistro come danno, incidente, sciagura, sventura, morte.

Ora credono di aver capito che l’autonomia, fino all’altro giorno esaltata pure da loro, danneggia le regioni meridionali, come se finora queste regioni fossero state il motore della storia italiana, europea e mondiale. Senza almeno provare a vedere se, cambiando qualcosa nelle regole, queste regioni possano, con uno scatto di reni, oltre che di dignità, almeno cessare di essere le ultime in ogni campo.

 La cosiddetta “questione meridionale” è legata alla nascita dell’unità d’Italia e dura quindi da circa 150 anni. E’ costata una quantità infinita di soldi, che non sono serviti a niente. Si può almeno provare a vedere se con l’autonomia qualcosa possa cambiare? O noi  meridionali dobbiamo essere considerati per l’eternità i paria e i mantenuti d’Italia? Quelli che campano di elemosina e che sono incapaci di autogovernarsi, come se fossimo degli incapaci o dei subumani?

mercoledì 30 novembre 2016

Dies irae


Negli ultimi quindici giorni prima del referendum, i pronostici sono vietati. E’ vietato diffonderli, non è vietato farli, dal che si deduce che gli addetti ai lavori li conoscono, gli altri no. Da quel che si stampa e si legge in giro, pare che il SI’ sia in rimonta sul NO, dato in precedenza in largo vantaggio. Che cosa ha determinato questa rimonta, ammesso che sia vera?
Io ho già detto per quali motivi, tecnici e politici, voterò serenamente e convintamente NO e non intendo ritornare sull’argomento. Ma non mi va di tralasciare un aspetto della questione, che negli ultimi giorni sta diventando di particolare rilievo. Mi riferisco al clima di autentico ricatto e terrore che la banda del SI’ sta diffondendo, purtroppo, tra gli elettori più distratti e magari non particolarmente informati.
Non bastavano i tentativi di autentica truffa perpetrati dal Governo italiano per accaparrarsi il voto degli Italiani all’estero; non bastava l'ossessionante campagna fatta dal Governo con i soldi pubblici, quindi anche con i soldi di coloro che la pensano diversamente; non bastavano  i milioni di lettere fatte trovare nelle cassette degli elettori, non si sa se con i soldi del PD o con quelli dell’Erario; non bastava la mobilitazione impressionante di tutti i galoppini e di tutti i parassiti abituati a mangiare con il denaro pubblico; non bastava l’accaparramento di tutte le reti RAI, ormai asservite ad un solo padrone e dimentiche della loro funzione di servizio pubblico. No, non bastava tutto questo.
Da qualche giorno ed in vista del rush finale, quelli del SI’ hanno perso ogni ritegno ed hanno deciso di giocare ancora più sporco. Ha incominciato a tirare la volata (e poteva essere diversamente?) Matteo Renzi, adombrando l’ipotesi che con un’eventuale vittoria del NO sarebbe stato difficile formare un nuovo Governo. Dal che si deduce che egli si considera un redivivo Luigi XV, re di Francia, che alla vigilia della Rivoluzione Francese amava ripetere “Dopo di me il diluvio”. La vittoria del NO, unito al suo conseguente, sdegnoso rifiuto di qualunque forma di collaborazione, apporterà, secondo lui, un periodo di instabilità politica, di confusione, di smarrimento, di marasma: l’Italia, sopravvissuta alla guerra perduta, al Fascismo, alla fine della Monarchia, al terrorismo, all’imperversare della mafia, non riuscirà a sopravvivere a lui.
Ha poi continuato il Ministro dell’Economia, quel Pier Carlo Padoan che avrebbe il compito istituzionale di tranquillizzare i mercati e tenere dritta la barra della situazione. Beh, lui è un tecnico prestato alla politica, lui non fa volgare propaganda, ma con il suo atteggiamento sornione del dire e del non dire ha lasciato intendere che con la vittoria del NO potrebbe instaurarsi un clima di sfiducia, un aumento del debito pubblico, una vendita massiccia di titoli di stato e, cosa che fa sempre un certo effetto, un aumento dello spread a livelli inimmaginabili (300,400, 500 ? Boh!)
Continuando su questo piano, c’è da aspettarsi di tutto. Quanto prima qualche autorevole esponente del governo, magari la Boschi, ci farà sapere che con una vittoria del No nel nostro Paese si verificheranno questi eventi:
1-ci sarà un crollo completo della Borsa, con piccoli azionisti rovinati, che per disperazione si lanceranno dalle guglie del Duomo di Milano;
2-ci sarà una corsa all’accaparramento di beni di prima necessità. La gente incomincerà ad accoltellarsi nei supermercati per impossessarsi dell’ultima busta di latte e dell’ultimo pezzo di pane;
3-le aziende chiuderanno e milioni di operai disoccupati sfileranno nelle strade, per poi dirigersi all’ora di pranzo verso le mense della Caritas;
4-centinaia di migliaia di Italiani si accalcheranno sulle coste della Sicilia nel disperato tentativo di trovare un gommone che li porti in Marocco o in Tunisia.
C’è da ridere? C’è da piangere? Fate voi.
Se questa è fantapolitica, torniamo invece alla politica e cerchiamo di capire realisticamente che cosa succederà invece in caso di vittoria del SI’:
1-il debito pubblico continuerà ad aumentare sempre di più. Fino a quando? Non lo sanno nemmeno loro. Aumenterà fino a quando i creditori internazionali e i grandi gruppi finanziari decideranno che è arrivato il momento di passare all’incasso e stringeranno la corda attorno al collo del Governo Renzi;
2-l’Italia continuerà ad essere invasa da centinaia di migliaia di disperati provenienti da tutto il mondo. Fino a quando? Non lo sanno nemmeno loro. L’ordine pubblico ed  il rispetto della legge saranno un lontano ricordo del passato.
3-Il boy scout cattolico, dopo averci regalato le unioni civili, approvate con voto di fiducia, ci regalerà il testamento biologico, le adozioni gay, l’eutanasia e l’uso libero della cannabis. Tutti questi progetti sono già in discussione nelle varie commissioni parlamentari in attesa di essere portati in aula dopo il 4 dicembre, dopo che sarà passata la tempesta. Un suggerimento: perché non pensare pure alla legalizzazione dell’incesto? Fa tanto chic.
Mi fermo qui.
Un premier non eletto avrebbe dovuto essere almeno un po’ più rispettoso nei confronti di coloro, che non hanno votato né per lui né per il suo programma. Invece, più cresce il NO nei sondaggi, più crescono la sua arroganza, il suo bullismo e il suo disprezzo verso chi osa esprimere opinioni contrarie alle sue.

Ma, per fermarlo nella sua rincorsa a trascinare l’Italia verso il baratro a ritmo di charleston, questa volta basta un NO.




lunedì 31 ottobre 2016

Due considerazioni per votare NO

Nella foto: Todor Zhivkov, leader comunista bulgaro dal 1954 al 1989; Matteo Renzi, primo ministro italiano dal 2014.

Nel mio precedente post del 26/10/2016 (leggi qui) ho già espresso i motivi per cui voterò NO al prossimo referendum  del 4 dicembre. L’importanza della questione mi induce però ad aggiungere altre due considerazioni sul perché è opportuno bocciare la riforma costituzionale Etruria Boschi.
1-L’iter di approvazione delle leggi
Uno dei motivi più ricorrenti della propaganda per il SI’ è che con l’approvazione della riforma, verrebbe semplificato l’iter di approvazione delle leggi. Senza far troppe parole, per confutare la tesi del sì, è sufficiente mettere a confronto  i due articoli relativi.
Costituzione in vigore, art.70
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Costituzione Etruria Boschi, art. 70
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.
Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati.
Il primo testo consta di nove parole, il secondo di 438 parole, e, a parte questo, sfido chiunque a capire che cosa significhi. Unico vantaggio: i lettori della Settimana Enigmistica potranno fare a meno di comprare la loro rivista preferita e potranno esercitarsi a sciogliere gli enigmi della riforma costituzionale Etruria Boschi.
2-La sovranità
Ricordo che la vecchia Bulgaria comunista, la più ciecamente ed ottusamente fedele all’ URSS, aveva una strana, curiosa ed originale Costituzione, nella quale era teorizzato il principio della sovranità limitata. In particolare essa recitava: La  sovranità appartiene al popolo bulgaro, che la esercita nell’ambito e compatibilmente con l’amicizia eterna ed immutabile con il glorioso popolo dell’Unione Sovietica.
Vi viene da ridere? Preparatevi a ridere un po’ di più, perché  oggi la teoria della sovranità limitata conosce una seconda giovinezza, grazie alla riforma costituzionale Etruria Boschi. E dire che i fautori del SI’ sostengono che, in caso di vittoria, l’Italia diventerà più forte e più autorevole a livello internazionale.
Costituzione in vigore, art. 117
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Costituzione Etruria Boschi, art. 117
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.
Ognuno può notare la differenza. Nel secondo testo l’ordinamento comunitario si identifica solo ed esclusivamente nell’attuale Unione Europea, quella dei banchieri e delle lobbies, oltre che della curvatura dei fagioli e delle banane, tanto per intenderci, ed in nessun’altra organizzazione sovranazionale. E’ all’UE che l’ Italia delega in prima istanza la sua sovranità e, costituzionalizzando l’Unione Europea, la rende eterna ed immutabile. Altro che Bulgaria!


mercoledì 26 ottobre 2016

Perché voto NO

Nella foto Benedetto Croce e Maria Elena Etruria Boschi. L’accostamento non è casuale. Il primo, filosofo, storico, saggista, fu uno dei padri costituenti, uno tra gli autori più eminenti dell’attuale Costituzione. La seconda, Ministro dell’attuale governo Renzi e madrina della recente riforma costituzionale, ha come titolo di merito un master in Diritto Pubblico.
Perché voto no
1-Non è vero, come dice l’illustre costituzionalista  Maria Elena Etruria Boschi, che il no sprecherebbe due anni di lavoro del parlamento. Curioso discorso. Il governo Berlusconi lavorò quattro anni alla riforma della Costituzione. Si votò, l’Italia disse no, nessuno parlò di spreco del tempo. O per caso il tempo della Boschi e di Renzi è più prezioso di quello degli altri?
2-Non è esatto, o almeno non basta, dire che il referendum si muove nella direzione giusta, come sostiene Giuliano Amato, quello, tanto per intenderci, che prende 30.000 € al mese di pensione. Se da Crotone voglio andare a Taranto, la via più breve per arrivarci è quella PER mare. Ma se pretendo di arrivarci a nuoto, il meno che possa capitarmi è quello di affogare.
3-Non è vero che col nuovo Senato si risparmia, come sostiene Matteo Bimbominchia Renzi. Intanto le spese generali RESTERebbero invariate. Si risparmierebbe qualcosa (ripeto qualcosa) solo con gli stipendi. Ma che discorso è quello di chi vuole  un tipo di senato solo in base alla convenienza economica? SE IL SENATO NON SERVE, TANTO VALEVA ABOLIRLO. A parte il fatto che i nuovi senatori non sarebbero eletti, ma solo nominati nelle conventicole dei partiti. Vi sembra un progresso questo?
4-Non è vero che la Costituzione è vecchia. Quella degli Stati Uniti ha più di 200 anni e nessuno si sogna di cambiarla. In Inghilterra addirittura la Costituzione non esiste e nessuno si sogna di dire che lì non c’è democrazia. E poi le Costituzioni hanno il compito di condizionare le forze politiche, non quello di adeguarsi alle loro esigenze.
5-Non è vero che la nuova Costituzione semplifica il procedimento legislativo. Già oggi, PUR con il bicameralismo perfetto, l’Italia è in Europa la nazione con la maggiore produzione legislativa. Figuriamoci che cosa succederà quando una delle due camere dovesse essere “abolita”, ma solo in teoria. A parte il fatto che già oggi, con il continuo e SFACCIATO ricorso al voto di fiducia, il governo Renzi ha abolito di fatto non solo il senato, ma l’intero parlamento. E poi non è nemmeno tecnicamente vero che la riforma semplifica l’iter legislativo, perché le nuove norme prevedono ben otto procedure diverse a seconda del tipo di legge da approvare. Ma ve l’immaginate la goduria di chi dovrà dirimere i litigi susseguenti alla confusione delle procedure?
6- Non è vero che la riforma della Costituzione aumenterebbe il prestigio dell’Italia all’estero. La realtà è che oggi l’Italia a livello internazionale conta meno di zero. E lo prova il fatto, a parte alcune incredibili e vergognose interferenze esterne, che perfino alcuni colossi bancari stranieri, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, invitano a votare sì. La realtà è che l’Italia con il suo mostruoso debito pubblico, per altro in continua crescita con l’attuale governo, è diventato schiavo della finanza internazionale, che si spinge a chiedere, perché sa che i governi camerieri eseguiranno. A proposito: Renzi mi ricorda quell’uccello nella rete che, più si muove, più resta IMPIGLIAto. Ogni tanto chiede più flessibilità all’UE. Ma sapete che significa più flessibilità? Significa semplicemente l’autorizzazione a fare più debiti, non a risparmiare SUlle spese. Diceva Lenin che a governare uno stato sarebbe stata capace anche la sua cuoca. Ho sempre considerato questa affermazione come una boutade, ma, da quando c’è Renzi, penso proprio che chiunque, anche una cuoca, farebbe meglio di lui. O almeno lo farebbe con maggiore serietà.
7- Non è vero che con il no ci sarebbe una diminuzione del PIL. Lo sostiene la Confindustria, quella, per intenderci, che si è sempre schierata con il padrone di turno e che con Renzi è diventata più parassitaria che mai.
8-La Maria Elena Etruria Boschi sostiene infine che la vittoria del sì sconfiggerebbe anche il terrorismo islamico ed il califfato dell’ISIS. Prendiamola per una barzelletta, ma non tanto ormai, perché da queste tipe, IN COMPLETO STATO CONFUSIONALE, ci si può aspettare di tutto. Una cosa è certa: quando la Boschi ha sostenuto questa tesi, era fresca reduce da un pranzo caratterizzato da abbondanti libagioni. Ma la tesi prevalente ormai nella campagna referendaria del governo è che una cazzata al giorno leva il medico di torno.
9-Fin qui le considerazioni di carattere tecnico, ma, last but not least, c’è anche una considerazione di carattere, diciamo pure, personale. E’ che, ci pensate?, il grande cazzaro Matteo Renzi ha PROMESSo che, in caso di vittoria del no, se ne ritornerà a casa. Certo, conoscendo Renzi, la cosa non appare del tutto pacifica e scontata, ma sarebbe comunque un buon inizio per farlo fuori. Non so a voi, ma a me la cosa piace, come diceva la buonanima di Totò. Volete mettere? Dovrebbe bastare solo questo a far vincere il no.