domenica 5 ottobre 2014

Tra una notizia e l'altra...





Vedo  sempre più di rado dei Tg. Ne rifuggo quasi istintivamente: le notizie che ci arrivano dalla cronaca, dalla politica, da tutto il resto, di certo non contribuiscono a tranquillizzarci circa il futuro del mondo, dell’Italia, di ognuno di noi in particolare. Guerre in varie parti del mondo, crisi economica generale, incertezza, a volte paura. 
Ma ci sono alcune notizie che mi procurano particolare angoscia e non so se tra queste  esista un filo sottile che le collega e ce le fa apparire come  facce diverse di un’unica realtà. Quando mi capita di sentire queste notizie, avverto come un senso di ripulsa, che mi induce a pensare ad altro, a distogliere lo sguardo e qualche volta a spegnere la tv o a cambiare programma.
            Le voci monocordi ed impersonali dei giornalisti ci fanno capire per altro che per molti  di loro non c’è poi tanta differenza tra le varie notizie. Ed è qui l’aspetto terribile: ci stiamo abituando a tutto.
Io invece non riesco ad abituarmi a tutto e c’è una parte di me che ancora si ribella e si rifiuta di accettare come normale routine ciò che invece non lo è.
Quando i TG mostrano gli sgozzamenti perpetrati dai musulmani dell’ISIS nei confronti di poveri cristi umiliati ed indifesi, non penso più a nulla, non dico più nulla, perché tutto ormai è stato pensato, tutto è stato detto, anche se non tutto è stato fatto, di fronte a tanta ignominia. Mi limito a cambiare canale TV. Non mi va di pensare ai balbettii dell’Occidente, troppo interessato al petrolio e al gas, per potersi interessare alla dignità e alla vita dei suoi cittadini.
Quando i TG mostrano l’invasione continua, l’alluvione  di sbarchi, che il nostro governo persegue e favorisce con la Marina addirittura utilizzata nella ricerca e nella protezione dei clandestini; quando assisto a questo scempio, mi limito a cambiare canale TV. Non mi va di pensare  alla  nostra classe politica, vile, miope ed ottusa, che si limita a gestire l’oggi alla meno peggio e si rifiuta di pensare al domani.

domenica 10 agosto 2014

Massacro in corso di Cristiani

10 AGOSTO 2014

 Il dramma in corso dei cristiani perseguitati vede i laici (perfino governi anticlericali come quello francese) quasi più sensibili del mondo cattolico ed ecclesiastico. Dove si trattano con poca sensibilità e qualche fastidio le vittime, mentre si usa una reticente cautela – cioè i guanti bianchi – verso i carnefici.
Duecentomila cristiani (ma anche altre minoranze) sono in fuga, cacciati dai miliziani islamisti che crocifiggono, decapitano e lapidano i nemici. In queste ore  giungono pure notizie ufficiose di efferatezze indicibili su donne e bambini (speriamo non siano vere).
Considerando questo martirio dei cristiani che sono marchiati come “nazareni” senza diritti, braccati, uccisi, con le chiese bruciate e la distruzione di tutto ciò che è cristiano, la voce del Vaticano e del Papa – di solito molto interventista e vigoroso – è stata appena un flebile vagito.
Neanche paragonabile rispetto al suo tuonare cinque o sei volte “vergogna! Vergogna! Vergogna!” per gli immigrati di Lampedusa, quando peraltro gli italiani non avevano proprio nulla di cui vergognarsi perché erano corsi a salvare quei poveretti la cui barca si era incendiata e rovesciata mentre erano in mare.

LA NOTA (STONATA)
Ha ragione Giuliano Ferrara. Che di fronte all’orrore che si sta consumando nella pianura di Ninive, il Vaticano abbia partorito, giovedì (in grave ritardo oltretutto), una semplice “nota” di padre Federico Lombardi dove, a nome del Papa, si chiede alla “comunità internazionale” di porre fine al “dramma umanitario in atto” in Iraq, è quel minimo sindacale che ha l’unico obiettivo di salvare la faccia.
Anche perché è ben più di un “dramma umanitario” e nulla si dice su cosa bisognerebbe fare. Inoltre – osserva Ferrara – “nulla, nella dichiarazione freddina, viene detto su chi siano i responsabili di questi ‘angosciosi eventi’. Non un accenno alle cause che hanno costretto le ‘comunità tribolate’ a fuggire dai propri villaggi”.
Ormai la forza con cui Giovanni Paolo II difendeva i cristiani perseguitati è cosa passata e dimenticata. E anche la limpidezza del grande discorso di Ratisbona di Benedetto XVI – che era una mano tesa all’Islam perché riflettesse criticamente su se stesso – è cosa rimossa.
Quella dell’attuale pontificato è una reticenza sconcertante di fronte a dei criminali sanguinari con i quali – dicono i vescovi del posto – non c’è nessuna possibilità di dialogo perché nei confronti dei cristiani loro stessi han detto “non c’è che la spada”.
Una reticenza che è ormai diventata consueta nell’atteggiamento di papa Bergoglio, che non pronuncia una sola parola in difesa di madri cristiane condannate a morte per la loro fede in Pakistan o in Sudan (penso ad Asia Bibi o a Meriam), che si rifiuta perfino di invitare pubblicamente a pregare per loro, che quando c’è costretto parla sempre genericamente dei cristiani perseguitati e arriva ad affermare, come nell’intervista a “La Vanguardia” del 13 giugno: “i cristiani perseguitati sono una preoccupazione che mi tocca da vicino come pastore. So molte cose sulla persecuzione che non mi sembra prudente raccontare qui per non offendere nessuno”.
Per non offendere chi? I criminali sanguinari che crocifiggono i “nemici dell’Islam”? Non è sconcertante?
Ci sono migliaia di innocenti inermi in pericolo di vita, braccati e laceri, in fuga dagli assassini e Bergoglio si preoccupa di “non offendere” i carnefici?
Perché tutti questi riguardi quando si tratta del fanatismo islamista? Perché nemmeno si osa nominarlo? E perché si chiede alla comunità internazionale di mettere fine al “dramma umanitario” senza dire come?

L’ESEMPIO DI WOJTYLA
Oltretutto il papa poteva seguire l’esempio di Giovanni Paolo II. Ci aveva già pensato questo grande pontefice infatti a elaborare la nozione di “ingerenza umanitaria”, venti anni fa: quando si deve impedire un crimine contro l’umanità e non vi sono più altri mezzi diplomatici è doveroso, da parte della comunità internazionale, un intervento militare mirato e proporzionato che scongiuri il perpetrarsi di orrori incombenti.
Bastava a Bergoglio ripetere questo principio che è stato già recepito a livello internazionale.
D’altra parte che di questo ci sia bisogno lo dicono i vescovi di quelle terre: “Temo che non ci siano alternative in questo momento a un’azione militare, la situazione è ormai fuori controllo, e da parte della comunità internazionale c’è la responsabilità di non aver fatto nulla per prevenire o fermare tutto questo”.
Lo ha dichiarato Bashar Matti Warda, l’arcivescovo di Erbil che si trova in prima linea, immerso nel dramma.
E’ troppo comodo – da parte di certi cattolici – lanciare generiche denunce contro l’Occidente, contro il “silenzio colpevole” (di chi?), quando da anni fra i notabili cattolici si evita accuratamente di denunciare i fanatici islamisti con nome e cognome, quando si ha cura solo di sottolineare che il loro non è il vero Islam (che com’è noto è rose e fiori), quando non si richiama mai energicamente il mondo islamico al dovere di rispettare le minoranze cristiane e si evita di chiedere un intervento concreto della comunità internazionale per mettere fine al massacro.

L’INAUDITO
Del resto Bergoglio non solo non ha chiesto ingerenze umanitarie, ma nemmeno ha lanciato operazioni di soccorso umanitario o iniziative di solidarietà a livello internazionale che coinvolgessero il vasto mondo cattolico. Tardiva è stata anche l’attivazione della diplomazia.
Domenica scorsa, all’Angelus, non ha detto una sola parola sulla tragedia in corso e ha perfino taciuto sull’iniziativa della Chiesa italiana che ha indetto una giornata di preghiera per il 15 agosto a favore dei cristiani perseguitati.
Anche pregare per i cristiani perseguitati è “offensivo” verso i musulmani?
Quantomeno quella dei vescovi italiani sarà una vera e seria preghiera cristiana. E non capiterà di rivedere l’imam che, invitato in Vaticano per l’iniziativa di pace dell’8 giugno scorso con Abu Mazen e Peres, ha scandito un versetto del Corano dove si invoca Allah dicendo “dacci la vittoria sui miscredenti”.
Quasi un inno alla “guerra santa” islamica nei giardini vaticani. Un incidente inaudito.
Alla preghiera indetta dalla Cei non accadrà. Ora ci si aspetta almeno che il Papa, prima o poi, si associ all’iniziativa dei vescovi, magari replicando la preghiera in piazza San Pietro per la pace in Siria che, come ricordiamo, combinata con la diplomazia, qualche buon effetto lo ebbe.
Auspicabile sarebbe anche un’attivazione di tutta la cristianità per iniziative di aiuto e di solidarietà ai perseguitati.
Ma pare proprio che non sia questa l’aria. Sembra di essere tornati indietro allo smarrimento dei cupi anni Settanta, alla subalternità ideologica dei cristiani, a quel buio che fu dissolto solo dall’irrompere del grande pontificato di Giovanni Paolo II.

Antonio Socci
Da “Libero”


giovedì 7 agosto 2014

Chador, burqa e niqab

Penso che tra un paio di generazioni, circa 50 anni, l’Italia e gli Italiani, per come li abbiamo conosciuti, non ci saranno più. L’Italia delle chiese, dei campanili  e delle piazze non ci sarà più. Sarà una grossa perdita? Non lo so. Alla stragrande maggioranza degli Italiani non gliene frega un bel niente, perché ormai gli Italiani  pensano all’oggi e al domani, non certo al dopodomani. In compenso avremo moschee e minareti e in giro vedremo chador, burqa e niqab. Perché il pericolo è proprio lì, nell’Islam, non nell’immigrazione in generale. Gli altri immigrati si adeguano e si integrano abbastanza facilmente, ma i Musulmani no  e sono proprio i Musulmani la parte più consistente dell’immigrazione clandestina, anche per motivi geografici. Non facciamoci soverchie illusioni. I Musulmani sono violenti ed integralisti e, se non si fanno sentire eccessivamente, è perché sono ancora relativamente pochi. Il giorno in cui saranno e si considereranno in numero adeguato, incominceranno a pretendere, a fare la voce grossa, come del resto sono abituati a fare, e saranno guai.
Qualcuno obietta che ci sono anche i Musulmani moderati. E’ vero. Ma sono pochi e non hanno la forza, o la voglia,  di opporsi alla marea montante di quelli che urlano e vanno avanti a furia di minacce e di mistificazioni.
Chi dobbiamo ringraziare per tutto ciò? Prima di tutto i nostri governanti, che con il loro buonismo straccione stanno consentendo questo scempio, a scapito del futuro degli Italiani. Ma un pensiero va rivolto anche alle gerarchie della Chiesa cattolica. In Africa ed in Asia i Cristiani sono perseguitati ed addirittura crocifissi dai Musulmani, mentre da noi  non una parola viene spesa dalle gerarchie per condannare tanto orrore. Anzi…

martedì 22 luglio 2014

1000 sbarchi al giorno


Ad una media di mille sbarchi al giorno, il totale è presto fatto. Si tratta di circa 30.000 sbarchi al mese, 365.000 all’anno. E’ vero che ogni tanto qualcuno muore durante la traversata, con profonda costernazione della presidente Boldrini, ma a tutto c’è rimedio. Gli Italiani siamo “brava gente” e non possiamo permettere il dolore della fuga e del futuro incerto, lo strazio del mare infinito. Già facciamo tutto il possibile per alleviare la sofferenza di chi fugge e cerca riparo sulle nostre coste: grazie all’operazione “Mare nostrum” la nostra marina è sempre all’erta, la guardia costiera si prodiga a più non posso, ogni tanto anche i bagnanti interrompono il rito della tintarella e si danno da fare per salvare i profughi. Eppure non basta e qualcuno continua a morire durante la traversata.
Io un’idea ce l’avrei, per ovviare a tanti lutti. A me piace, non so a voi. Perché non istituire un regolare servizio di traghetti? Si potrebbero collegare i porti di Alessandria d’Egitto, di Tripoli, di Tunisi e di Casablanca con i porti di Catania, di Cagliari, di Messina, di Napoli. La traversata diverrebbe un fatto di routine, senza incidenti, senza problemi, senza danni. Le spese? Basta poco. Una piccola accisa sui carburanti e chi se ne accorge? Una in più, una in meno…

sabato 12 luglio 2014

Pensieri di una notte di mezza estate

Sono le due di notte, sto smaltendo i postumi di una brutta influenza e sono sveglio. Sto leggendo un libro e mi viene da pensare che da un po’ di tempo leggo poco. Ho letto tanti libri nel corso della mia vita, ma da qualche tempo leggo decisamente poco e anzi, più che leggere, preferisco rileggere.
Mi piace riprendere in mano un vecchio libro che mi è piaciuto, perché so già quello che vi troverò, perché so che non sprecherò del tempo e non avrò spiacevoli sorprese. Mi scorrono tra le mani i vecchi, grandi autori che hanno alimentato la mia vita e così, se  ho voglia di leggere, rileggo Boccaccio, Lucrezio, Leopardi, Moravia, Chiara, Fallaci e, tra gli stranieri, Maugham, Lawrence,Thomas Mann, Lee Masters, Flaubert, Tolstoj. In genere prediligo i prosatori, in particolare i cosiddetti realisti, quelli che hanno raccontato la vita e il mondo senza finzioni e senza inutili abbellimenti. I nuovi autori li conosco poco, anche perché aspetto sempre che il loro successo si consolidi e non appaia il frutto di mode effimere o, peggio, di combine editoriali, come spesso avviene.
Quanto si legge oggi? Molto poco. Le case editrici sono quasi tutte in crisi e non si intravedono tempi migliori. Quanto ai giovani, poi, meglio stendere sopra un velo pietoso. Tranne rare, lodevoli eccezioni, essi hanno sostituito i libri con le chat e gli autori con i cantautori. Forse è normale che sia così, perché la lettura richiede il silenzio e la solitudine, piaceri che essi disdegnano. Li avete mai osservati i nostri giovani? In genere sgomitano, si parlano addosso, spesso non si capiscono nemmeno tra di loro. E’ uno spettacolo che talvolta induce ad amare riflessioni. Ancora più triste e malinconico di questo spettacolo c’è solo un altro spettacolo: quello offerto dagli adulti che si credono e si comportano come i giovani, mentre si limitano a scimmiottarli in un grottesco gioco delle maschere. 

sabato 21 giugno 2014

Semel in anno

In un punto imprecisato del pianeta Terra, Sabato 14 Giugno 2014, dopo un anno di duro lavoro...

mercoledì 4 giugno 2014

La nostra linea Maginot



















      
         Quello che si vede nella foto 1 è uno dei tanti fortini costruiti lungo le coste del territorio crotonese durante la Seconda Guerra Mondiale. Mussolini era convinto che l’invasione della penisola da parte degli alleati sarebbe incominciata proprio qui da noi e diede ordine di disseminare le coste di tali manufatti. Nella foto 2 è possibile vederne uno sulla strada che conduce a Scandale, nei pressi di una curva denominata proprio “curva del fortino”. Evidentemente faceva parte di una seconda linea difensiva.
Se ispezionato da vicino, il manufatto permette di farsi  un’idea  dei grandi piani strategici dei capi del Fascismo. Vi si accede da una piccola apertura posta a livello del terreno ed è ampio non più di 4 – 5 metri quadri. Un certo numero di feritoie, come negli antichi castelli, consente di appoggiarvi delle armi e di tentare una qualche opposizione all’invasore.
Se si pensa alla Linea Maginot o al Vallo  Atlantico costruiti  sul territorio francese, ma soprattutto se si pensa al diluvio di fuoco che gli Americani fecero piovere sulle coste della Normandia, non so se viene da ridere o da piangere. Consola il fatto che quei fortini non furono mai utilizzati, perché non ce ne fu mai bisogno. Essi restano lì, inerti e muti testimoni dell’imbecillità e della follia umana.