Marco
Cappato
E’
l’esponente radicale che ha organizzato il viaggio a Zurigo conclusosi con
l’eutanasia di dj Fabo. Mi è capitato di ascoltare una sua intervista con le
Jene: l’ho trovato discreto, misurato e calmo, lontano dagli atteggiamenti
spesso gridati e sguaiati di Marco Pannella, che era capace con il suo
istrionismo di far diventare insopportabili anche le cause più nobili.
Certo è molto triste quel che è avvenuto:
Cappato ha dovuto fare da becchino a chi voleva morire, coprendo con un alone
di rassegnata e malinconica tragedia il senso della vita e il destino di morte
che tutti ci accomuna. Ecco: di fronte ad una tale tragedia, non è necessario
gridare o recriminare come hanno fatto i tanti giornali dell’ovvio, che in
Italia abbondano, non è necessario
rivendicare una primogenitura politica come hanno fatto tanti esponenti di
partito, i tanti dell’ “Io l’avevo detto”. L’eutanasia è un diritto? O è una
scelta? E, se è una scelta, fino a che punto è lecito scegliere di porre fine
alla propria vita? Non lo so. Una sola cosa è richiesta in tali circostanze: un
po’ di silenzio e, per chi non si rassegna alla morte terrena, una preghiera.
Tiziano
Renzi
E’
il papà di Matteo Renzi e si ritrova spesso nell’occhio del ciclone,
ultimamente per lo scandalo Consip. E’ colpevole di traffico di influenze, come
si dice con un neologismo giuridico? In altri termini ha brigato per far
assegnare ai suoi raccomandati lucrosissimi appalti? Ancora non lo sappiamo,
perché è solo indagato. E se fosse colpevole? E’ giusto far ricadere sul figlio
Matteo eventuali sue colpe? Io non ho alcuna simpatia per lo sbruffone
fiorentino, ma ho l’impressione che nei suoi confronti si stia montando una
campagna di stampa a sfondo scandalistico-giudiziario che tenta di far ricadere
su di lui le conseguenze di eventuali errori o reati del suo illustre e poco
serio genitore. Del quale, di primo acchito, anche se non ha commesso reati, il
meno che si possa dire è che perlomeno è un disinvolto e simpatico mestatore.
Mi è capitato di vederlo in qualche rara
intervista: silenzioso e sfumato come una sfinge. In una regione, la Toscana,
dove quasi un adulto su due è iscritto alla Massoneria, quasi certamente anche
lui (ed anche il figlio) è esperto di grembiulini e compassi. E, come tutti i
massoni, certamente anche lui si è dato da fare per influenzare, per
proteggere, per raccomandare, come è uso nelle logge, in tutte le logge, anche
in quelle non deviate, perché tutto questo è scritto nel DNA di questa
associazione. Ma, detto questo, ripeto
la domanda: fino a che punto è lecito far ricadere sui figli le colpe dei
padri? La responsabilità penale è personale, come sanno ormai anche i bambini.
Una volta anche i popoli potevano essere considerati colpevoli di un reato
collettivo e non per niente il popolo ebraico è stato considerato per millenni
un popolo deicida. Oggi non è più così, per fortuna. Io mi auguro che di Renzi
si perdano le tracce, ma mi farebbe piacere che questo avvenisse sulla base dei
suoi errori politici e per volontà degli elettori, non per una campagna
mediatico-giudiziaria o per aver avuto un padre improvvido e avventato, se non
delinquente.
Vincenzo
Paglia
Dopo
una disastrosa gestione della diocesi di Terni da lui coinvolta nella
compravendita di un castello, questo signore (faccio fatica a chiamarlo Vescovo
o Monsignore) è stato messo a far danni come Presidente della Pontificia
Accademia per la Vita e come Cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia. Avete capito bene: questo signore aveva il compito di difendere la
Vita (maiuscolo) e la Famiglia (sempre maiuscolo). In tale veste egli non ha trovato
di meglio che celebrare la figura di Marco Pannella, noto campione dell’aborto,
della dissoluzione della famiglia e, in poche parole, della cultura della
morte. Di Pannella egli ha avuto modo di dire che “ha speso la sua vita in
particolare per gli ultimi”, che ha lottato “per la difesa della dignità di
tutti”, auspicando che “ lo spirito di Marco resti ancora vivo e ispiratore di
una vita più bella non solo per l’Italia, (ma) per questo nostro mondo”. Dopo
queste dichiarazioni, molte organizzazioni cattoliche hanno chiesto le sue
dimissioni.
E’ anche vero che qualche tempo fa papa
Bergoglio ha indicato la radicale Emma Bonino come esempio di donna da imitare. Avete
capito bene: Emma Bonino, lady pompa, cosi chiamata perché, quando ancora
l’aborto non era consentito, usava praticare aborti clandestini aspirando i
feti con la pompa di bicicletta. Questo però non attenua le colpe di Vincenzo
Paglia e comunque dire che egli è, purtroppo, solo uno dei tanti esponenti
della chiesa bergogliana e dei tristi tempi che questa chiesa sta vivendo, è
semplicemente riduttivo. Ed è anche riduttivo, a mio parere, limitarsi a
chiederne le dimissioni. Vincenzo Paglia dovrebbe essere preso a calci in culo
e ridotto allo stato laicale, sic et simpliciter. E, insieme con lui, lo stesso
trattamento dovrebbe essere riservato a chi ce l’ha messo in quel posto. Ancora
una volta sic et simpliciter. D’altra parte il latinorum non è la lingua dei
Gesuiti, che obbedivano perinde ac cadaver?



