Ma poi che cos’è un bacio?
Un giuramento fatto un poco più da presso,
un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo rosa tra le parole “ T’amo “ ;
un segreto detto sulla bocca,
un istante infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante,
una comunione che ha il gusto di un fiore,
un mezzo per sentir respirare un po’ il tuo cuore
e assaporare l’anima tua a fior di labbra !
Tre condizioni sono necessarie per la felicità: essere imbecilli, essere egoisti e godere di buona salute. Ma, se manca la prima, tutto il resto è inutile. (Gustave Flaubert)
lunedì 30 agosto 2010
sabato 28 agosto 2010
Colazione del mattino di Jacques Prévert
Egli ha versato il caffè
Nella tazza
Egli ha versato il latte
Nella tazza di caffè
Egli ha messo lo zucchero
Nel caffelatte
Con il cucchiaio
Ha mescolato
Egli ha bevuto il caffelatte
E ha posato la tazza
Senza parlarmi
Ha acceso
Una sigaretta
Ha fatto dei cerchi
Con il fumo
Ha messo la cenere
Nella ceneriera
Senza parlarmi
Senza guardarmi
S’è alzato
Ha messo
Il cappello in testa
Ha messo
l’impermeabile
Perché pioveva
Ed è andato via
Sotto la pioggia
Senza una parola
Senza uno sguardo
E io ho preso
La testa tra le mani
E ho pianto.
venerdì 27 agosto 2010
Paris at night di Jacques Prévert
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.
giovedì 26 agosto 2010
Qual rugiada di Torquato Tasso
Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l'erba fresca in grembo?
Perché nell'aria bruna
s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita della mia vita?
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
a l'erba fresca in grembo?
Perché nell'aria bruna
s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita della mia vita?
sabato 21 agosto 2010
Il primo problema
Penso che il problema principale di Berlusconi e del centrodestra non sia Gianfranco Fini (povero untorello), e nemmeno Pier Luigi Bersani (povero illuso), e nemmeno Tonino Di Pietro(povero analfabeta) e nemmeno il mondo gravitante intorno ad Eugenio Scalfari e Repubblica (poveri tromboni).
Penso che il problema principale sia quello della Giustizia. Diciamocelo pure: in Italia noi non abbiamo un’amministrazione della Giustizia, abbiamo invece un partito dei giudici(non necessariamente di tutti i giudici) che si muove contro il centrodestra con i tempi ed i modi di un partito politico, anzi dell’unico vero partito politico che riesca a creare problemi al Cavaliere. Alla lunga questo partito è riuscito a fiaccare l’azione di governo e, dobbiamo riconoscerlo con rincrescimento, lo stesso Berlusconi dà talvolta l’impressione di un leader intimidito e sulla difensiva.
Berlusconi non è uno che si lasci intimidire, ma, quando le iniziative giudiziarie contro di lui diventano infinite, quando un giudice criminale condanna la Mondadori a pagare 700 milioni di Euro (più di quanto valga la stessa Mondadori) ad un diretto concorrente per una vicenda tutt’altro che chiara, è comprensibile che anche lui alla fine ne risulti condizionato.
Da queste premesse deriva una certa esitazione del Cavaliere nei confronti della crisi della maggioranza, con una conseguente, continua offerta di tregua ai suoi avversari interni. Cosa che rischia di apparire stucchevole e, soprattutto, rischia di generare sconforto negli elettori, che non vedrebbero male una rottura definitiva.
Spiace che il centrodestra, pur dedicandogli attenzione, non abbia ancora concluso che quello della giustizia è il primo problema, anzi il problema dei problemi e che, se non si risolve questo, non si risolveranno tutti gli altri, che in realtà sono solo una conseguenza del primo.
Il problema è troppo grosso e quindi di difficile soluzione? Allora tanto vale affrontarlo di petto e senza girargli troppo attorno. Il Cavaliere drammatizzi il problema, si rivolga direttamente agli Italiani, veda un po’ quel che può venirne fuori. Il Cavaliere metta in conto che una crisi drammatica può salvarlo una volta per tutte oppure fargli perdere il potere definitivamente. D’altra parte nessun medico gli ha prescritto che debba fare eternamente il leader politico. In queste condizioni non può più continuare. Limitarsi a rimanere a galla non serve a niente, durare tanto per durare ancora meno.
sabato 14 agosto 2010
Ancora sul "nostro" presidente della Repubblica
Penso sia arrivato il momento, per tutti gli elettori di centrodestra, di mobilitarsi. Non intendo che si debbano prendere i fucili, anche perché in Italia la guerra civile per il momento è solo una guerra di parole. Per il momento…Ma almeno una pernacchia a Giorgio Napolitano vogliamo farla?
Sì, proprio a lui, al comunista Giorgio Napolitano, quello che ha benedetto i carri armati sovietici nel 1956 e, 50 anni dopo, non si è vergognato di andare a deporre fiori sulle tombe dei fucilati.
Quello che nel 1956 parteggiava per Kruscev e , 50 anni dopo, non si è vergognato di celebrare la memoria di Imre Nagy e Pal Maleter?
Quello che in tanti anni non ha mai speso una parola per difendere Silvio Berlusconi e ora non si vergogna di difendere l’indifendibile Gianfranco Fini?
Quello che, durante il suo mandato di europarlamentare, spendeva 90 euro di biglietto aereo per andare a Bruxelles e poi non si vergognava di farsene rimborsare 800?
Quello che, alla sua età, appare ancora tanto innamorato della vita, ma non si è vergognato di far morire la giovane Eluana Englaro, rifiutandosi di firmare il decreto che poteva salvarla?
Sì, dico, a questo Napolitano una sonora pernacchia gliela vogliamo fare? Fosse anche solo per fargli capire che gli Italiani non hanno l’anello al naso e che non sono più disposti a farsi prendere per il culo dai tromboni come lui?
venerdì 13 agosto 2010
A proposito del “nostro “ presidente della Repubblica
A proposito del “nostro “ presidente della Repubblica. Quello che, alla tenera età di 31 anni, quando si è appena messo il dente del giudizio, plaudiva alla fucilazione dei patrioti ungheresi e poi, a distanza di tempo, è andato a porre corone di fiori sulle tombe dei fucilati.
Una volta, nel Medioevo, era rischioso per chiunque mettere in dubbio ciò che aveva detto Aristotele. Esisteva allora l’”Ipse dixit”. “L’ha detto lui”, affermava l’aristotelico di turno e con questa frase zittiva tutti. Si poteva replicare solo a proprio rischio e pericolo, a volte anche pericolo della vita.
A distanza di secoli si ha l’impressione di essere ripiombati in un nuovo Medioevo ed in un nuovo “ipse dixit”. Se una cosa la dice o la fa il nostro ineffabile presidente, non si può dire eventualmente che si tratta di una stronzata. Pare che la carica di presidente della repubblica attribuisca automaticamente il dono dell’infallibiltà, per cui è diventato obbligatorio credere ciecamente a quello che dice.
Succede quindi che, se nell’esercizio delle sue funzioni egli manda a morte Eluana Englaro, pare non si possa dire che egli è semplicemente un assassino. Succede che, se egli auspica la fine della persecuzione dei giornali contro Fini, ma non ha nulla da dire sull’eterna persecuzione dei giornali contro Berlusconi, non si può dire che egli è un fazioso e miserabile veterocomunista. Succede che, se egli teme l’incognita di nuove elezioni, ma non teme l’incognita di un vuoto di potere derivante da un ribaltone, non si può dire che egli è politicamente schierato a favore di tutti i parassiti della scena politica italiana.
Succede quindi che, se nell’esercizio delle sue funzioni egli manda a morte Eluana Englaro, pare non si possa dire che egli è semplicemente un assassino. Succede che, se egli auspica la fine della persecuzione dei giornali contro Fini, ma non ha nulla da dire sull’eterna persecuzione dei giornali contro Berlusconi, non si può dire che egli è un fazioso e miserabile veterocomunista. Succede che, se egli teme l’incognita di nuove elezioni, ma non teme l’incognita di un vuoto di potere derivante da un ribaltone, non si può dire che egli è politicamente schierato a favore di tutti i parassiti della scena politica italiana.
Una volta il Romano Pontefice godeva del dono dell’infallibilità. Oggi non se ne parla più. Ma per caso il nostro(si fa per dire) presidente, oltre ad essere diventato l’Aristotele redivivo, è diventato anche infallibile come il capo della Chiesa cattolica? Per caso anche lui, nell’esercizio delle sue funzioni, parla ex cathedra?
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