martedì 21 luglio 2020

Addio, fratello mio

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Fratello mio, fratello nostro, fratello caro. Siamo qui, e ci siamo tutti, stretti vicino a te, perché tutti avvertiamo la sofferenza, il dolore, lo strazio per l'inizio del tuo ultimo, definitivo viaggio. Io e te siamo nati nella stessa famiglia, siamo poi cresciuti e vissuti nella stessa comunità, legati da quegli stessi vincoli e da quell'unico, comune destino, che ci ha tenuti l'uno accanto all'altro fino a qualche giorno fa. Siamo vissuti, fratello mio e tante volte non siamo riusciti ad esprimerci reciprocamente il bene che ci volevamo, per quel pudore che spesso  ci ha condizionati, nella convinzione che il bene, l'affetto, per non dire altro, non fosse necessario esprimerlo con le parole, anche perché non esistono parole che possano esprimere adeguatamente l'intensità di certi sentimenti. Sapevamo che il bene era meglio esprimerlo con il cuore, piuttosto che con le parole. Siamo vissuti così, fratello mio, spesso nel silenzio e talvolta nell'intesa espressa solo dai nostri sguardi, dalle nostre emozioni. 
Ma ora voglio che si sappia il bene che ci siamo voluti, l'affetto che ci ha legati, il dolore per la tua partenza. Ora che tu non sei più con noi, voglio palesare per intero il mio, il nostro dolore, anche se la mia voce è sommessa, come una volta, come sempre, come avviene tra persone che non hanno bisogno di gridare. 
Tu non ci sei più, ma a me resta tutto di te. Tu eri il mio fratello più grande, ma il più vicino a me negli anni. 
Ricordo ancora, come fosse oggi, quando io ero un bambino gracile e indifeso che si affacciava alla vita e tu mi proteggevi con la tua presenza. Bastava quella, la tua sola presenza, e guai a chi si permetteva di farmi del male, perché tutti gli altri bambini sapevano che in tua presenza non era consentito a nessuno essere prepotente con me.
Ricordo le giornate trascorse in campagna, le cavalcate a dorso di cavallo. Io mi aggrappavo a te e tu guidavi il cavallo al galoppo; passavamo sotto gli ulivi e tu mi gridavi continuamente "ramo", "cima", "piegati", per evitare che mi capitasse di ruzzolare a terra.
Ricordo quando mi insegnavi a distinguere le erbe buone e commestibili da quelle pericolose. Lo stesso facevi con gli animali che mi insegnavi a riconoscere e tu eri sempre disponibile a rispondere alle mie domande ed a soddisfare la mia curiosità infinita.
Ricordo quando a sera, di ritorno dalla campagna, mi portavi la frutta buona e qualche volta me la conservavi in un canestro speciale, avvisandomi che quella era solo per me.
Poi, come spesso avviene, le vicende della vita ci hanno separati e portati a vivere in luoghi ed in ambienti diversi, ma la distanza non ci ha mai impedito di continuare  a sentirci come parte della stessa, unica famiglia ed ad avvertire tra tutti i membri di questa famiglia un legame che non poteva affievolirsi e che è destinato a superare anche i confini dell'esistenza terrena.
Fratello mio, la vita non sempre è stata bella e splendente per noi. Abbiamo conosciuto la gioia e il dolore, la felicità e il rimpianto. Come sempre avviene del resto, come è per tutti. Ma una parte della mia felicità deriva anche dalla consapevolezza di aver vissuto una parte della mia vita accanto a te.
Fratello mio, ora non ci sei più e ci hai lasciati più  soli. Ed io sono qui a cercare di riempire con le mie parole il vuoto incolmabile che hai lasciato. Addio, addio, fratello mio.
Che la terra ti sia lieve.
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Il testo sarà letto nel corso delle esequie che si svolgeranno a Scandale, nella Chiesa Madre, il giorno 22 luglio 2020, alle ore 16,30.

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*Nella foto Ezio Scaramuzzino con il fratello Nando.

domenica 31 maggio 2020

Tornano i vitalizi in Calabria?

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Il giorno 26 maggio 2020 all’assemblea regionale (rigorosamente tutto in minuscolo) della Calabria è accaduto quel che non ci saremmo mai aspettati che potesse accadere. A fine seduta, su proposta dell’UDC Giuseppe Graziano, il quale, per fare in fretta, ha evitato di illustrare la sua proposta, l’assemblea (sempre in minuscolo) ha approvato in due minuti una leggina che, di fatto, reintroduce i famosi vitalizi. C’è da sottolineare che la proposta è stata approvata all’unanimità, senza differenze ideologiche o di partito.
Ai nostri onorevoli (sic!) rappresentanti non è bastato il coronavirus, non è bastato lo sconquasso sociale, economico e finanziario degli ultimi mesi. C’è da ritenere che essi volessero sottolineare la fine della pandemia ed il ritorno alla normalità e per loro la normalità, evidentemente, coincide con lo sperpero del denaro pubblico e con l’autobeneficenza.
Fa tristezza tutto questo, se proprio non si vuole dire che fa rabbia. E fa tanto più tristezza, quanto più si può  notare la protervia degli autori di cotanto scempio, quasi fossero sicuri della loro impunità di fronte all’opinione pubblica e agli stessi elettori che li hanno spediti in quel posto non certo perché essi si esercitassero in simili bizzarrie e infamie legislative. Basta dire che la stessa legge, tra tante altre amenità, non si fa scrupolo di premiare anche chi, per i motivi più vari, si fosse trovato nelle condizioni di aver frequentato l’assemblea anche per un solo giorno. Essa prevede infatti che basta riscattare i periodi senza contribuzione e poi, a 65 anni, si può godere tranquillamente il vitalizio per il resto della vita.
Ora, sia ben chiaro, non è che io mi meravigli più di tanto per quello che è successo. Non mi meraviglia più di tanto l’atteggiamento dell’onorevole (sic!) Pippo Callipo, ex candidato governatore per il Pd, il quale sostiene di non aver ben capito quello che stava approvando. Non mi meraviglia l’atteggiamento dell’onorevole (sic!) Domenico Tallini, presidente dell’assemblea,  il quale “non vede dov’è lo scandalo” (sono parole sue). E non si accorge, lo sventurato, sulla falsariga di quanto in Sicilia fa il suo collega di partito (Forza Italia) Gianfranco Miccichè, della sua evidente incompatibilità con la decenza, oltre che con l’intelligenza.
No, non mi meraviglia tutto questo, non mi meraviglia l’atteggiamento di tanti personaggi che, per inveterata consuetudine, considerano ciò che è pubblico come res nullius, in attesa che qualcuno se ne impossessi e lo utilizzi pro domo sua (per continuare con il Latinorum). Quello che mi meraviglia è l’atteggiamento dei rappresentanti della Lega e di Fratelli d'Italia, e della Lega in particolare, che doveva rappresentare il nuovo nella politica calabrese e che doveva portare qui da noi la buona amministrazione e l’efficienza delle regioni del Nord.
Penso per un attimo a Nino Spirlì, Reggino, esponente della Lega, vicepresidente della giunta regionale e assessore alla cultura, oltre che esimio giornalista e scrittore, da me profondamente stimato, anche per il suo essere sempre stato una voce fuori dal coro ed uno spirito libero.
 Mi chiedo: ma, mentre si stava per approvare quella legge odiosa e tanto nociva al buon nome della nostra regione, avrà fatto qualcosa per opporsi, avrà almeno avuto un qualche scrupolo, un po’ di pudore?
P. S. Leggo da qualche parte che  tutti si sono pentiti di quel che hanno fatto e che per il giorno 3 giugno 2020 è convocata l’assemblea regionale con un unico punto all’ordine del giorno: abolizione della legge approvata il giorno 26 maggio 2020. Sarà l’ennesima presa per i fondelli? Chi vivrà vedrà.

* Quella che si vede nella foto non è la reggia di Versailles: è la sede della Regione Calabria.
Ezio Scaramuzzino


domenica 26 aprile 2020

Il 25 Aprile ai tempi del Coronavirus



Il 25 aprile celebra un’idea grottesca: la lotta contro il nemico morto e sepolto da quasi cent’anni, l’Ur-fascismo opportunistico di Umberto Eco. Ma quest’anno la "lotta" è più grottesca, affonda nel ridicolo. A celebrarla sono i gendarmi, gli irregimentati, i censori, gli uomini d’ordine. Il professor Marco Revelli, figlio di comandante partigiano, ad un giornale dichiara senza imbarazzo: oggi Liberazione è obbedire. Siamo al comico, ma Revelli e quelli come lui non fanno che rinverdire la professione del comunismo eterno: piegarsi, obbedire volentieri a un regime sentito come organico. Mai tanta voglia di bavaglio, di censura come oggi. Se il circolo dei virologi fa scattare la gogna per un dissidente, Giulio Tarro, non ascrivibile al partito unico degli scienziati in cerca di partito, ecco che il Foglio mette alla gogna quello che già è alla gogna, Tarro, intervistato da Giletti.
Se Feltri, in vena di prodezze, se ne esce con una battuta  fuori luogo e indecente, l’Ordine vorrebbe colpire anche chi ha osato ospitarlo e magari i parenti stretti, gli amici, i vicini di casa. Libertà kafkiana, di obbedire, di essere conformisti. Il giornale unico del Coronavirus si censura da solo, recepisce veline e mascherine dalla Cina e sulla pandemia omette, occulta quello che gli pare conveniente. Opinioni diverse sono non più sgradite, ma maledette senza se e senza ma. Non è la ricorrenza a infastidire, ma come nel tempo essa è stata piegata, stravolta; è la retorica soffocante, insopportabile, bolsa. E stupida. E terribilmente ipocrita.
Libertà di che? Di restare confinati in casa, senza futuro, senza speranza? “Credere obbedire combattere” non era uno slogan fascista? Sì, ma alla bisogna viene utile anche in altera parte, è lo slogan di tutti i regimi e di tutti i conformismi. I libertari, gli allergici alla sbirraglia, le sentinelle della libertà, tutte strette nel loro canto di obbedienza! Unica eccezione, i reduci dell’Anpi, associazione combattentista di stato, con prebende di stato. Quelli che decidono a insindacabile giudizio chi può celebrare e chi no, chi può parlare e chi no, perfino chi può pregare e come e quale Dio: i loro scherani legnano la brigata ebraica se si presenta, intimidiscono con metodi camorristici chi deflette dal pensiero unico, dalla vulgata unica della Resistenza.
Che bella libertà. Sui balconi, tutti, tranne chi ha l’autocertificazione Anpi, sui balconi a cantare Bella Ciao senza potere uscire, volonterosi carnefici di se stessi, drogati di frasi fatte, di slogan da ginnasiali rincitrulliti: “Ah, io, se partigiano significa stare da una parte, io sto dalla parte della libertà non da quella dell’oppressione”. Ma tu senti che coglionate tocca leggere, sentire anche oggi. Come se ci fosse chi ammette di stare serenamente dalla parte dell’oppressione, della dittatura.
E invece non lo ammettono, ma le sentinelle e le Sardine proprio da quella parte stanno. “Ah, oggi c’è il sole e il corteo verrà una meraviglia”. Contenti voi, che ve lo guardate dalla vostra cella di clausura… Hanno anche studiato, questi naif sociali, sono stati liceali brillanti, alcuni sono diventati artisti, ballerini, come Valpreda, altri docenti: ma invecchiano male, come inebetiti. Bella Ciao contro che? Liberazione da che?
-Da un governo inetto che da due mesi ci tiene ammanettati per le palle semplicemente perché non sa che pesci pigliare?
-Da una burocrazia di potere che complica l’impossibile ma non rinuncia a farci pagare le tasse, le bollette, quanto a dire il costo di una pandemia di cui siamo incolpevoli?
-Dalla dittatura dei virologi influencer che ci vogliono reclusi senza limite?
-Dalla libertà obbligatoria di ringraziare la Cina che ci ha trasmesso un contagio misterioso, sul quale poi ha mentito senza ritegno?
-Dalle 15 task force con 500 esperti nullologi?
-Dagli anatemi di Bergoglio che vede nella strage globale la vendetta d’Iddio contro il capitalismo?
-Dalla scemenza dei capetti Sardine che cascano nelle provocazioni del finto Papa al telefono, finto fino a un certo punto, visto che le Sardine sono il trait d’union tra il Vaticano guevarista e la onnipotente comunità di Sant’Egidio?
-Dal Parlamento esautorato, dalle contorsioni di Conte e dei grillini, no al Mes, forse il Mes, viva il Mes?
-Dalla spoliazione metodica, programmata di un Paese che, dopo essersi infilato nella trappola unionista non ha nessuna forza né speranza di uscirne?
 -Dalle terribili conseguenze economiche e sociali del Coronavirus da qui ai prossimi mesi, anni?
 No: da Mussolini.
L’Ur-fascismo di Eco era una scemenza pseudocolta ed è tutto ciò che resta, ancora oggi, alle sentinelle del conformismo, alla psicopolizia della Liberazione. Libertà, non più partecipazione come voleva Gaber, ma obbedienza come predica Revelli. Il sogno di tutti i regimi e di tutti i popoli pecoroni. Che felicità, oggi, inscatolati sui balconi, a guardare in televisione il “magnifico corteo nella giornata di sole” dei soliti noti, Anpi, Cgil, Pd, la solita schiuma alla bocca contro i fascisti di ieri e quelli di oggi, che non mancano mai. “Ora e sempre antifà!”. Aspettando l’altra liturgia ipocrita del Primo Maggio. Che bella libertà!.
Max Del Papa


giovedì 23 aprile 2020

Questo "sgoverno" se ne deve andare



Questo “sgoverno” se ne deve andare. Ha sbagliato tutto il possibile. Ha promesso ed ha mentito. È stato incapace di cogliere una pandemia nella sua evoluzione. Ha fatto prevalere l’ideologia al buon senso. Si dimostra incapace oggi di concepire un'uscita dalla reclusione di massa, detta Fase 2, con la necessaria lucidità. Ha stretto sempre più le maglie del controllo, in una escalation delirante. Ha investito le forze dell’ordine di compiti odiosi, istigandone il lato aggressivo e irragionevole. Ha consegnato la politica nelle mani di virologi influencer, dimostratisi incompetenti, arroganti, ambiziosi. Ha lasciato un paese in un limbo allucinante per due mesi, così che chi non crepa di contagio rischia di crepare di inerzia e di inedia. Ha moltiplicato le task force, forze inconsistenti, che servono solo a moltiplicare prebende, farcite di competenti assai presunti, di maneggioni, di intriganti, di carrieristi, di parassiti, di marxisti d’accatto e di risacca. Ha puntato non sull’efficacia ma su una comunicazione reality, patetica, odiosa, falsa.
Ha usato la reclusione coattiva per arrendersi all’Europa usuraia nel modo più umiliante, castrando le (debolissime, e confuse) opposizioni, incamiciando qualsiasi protesta eventuale. Si è messo contro le regioni, i poteri decentrati, non si è assunto la minima responsabilità del disastro, ha aizzato i media contro i governatori avversi continuando a flirtare coi politici amici che mangiavano involtini e cercavano cinesi con cui fare sesso solidale, fino a che, come sempre accade quando le nullità comandano, non sono finiti a divorarsi tra loro. Ha aspettato paziente il fatale esito giudiziario per gli oppositori.
        E alla fine, per mano del solito Mattarella, cui si deve molto dello sfascio attuale, ha imposto un tecnocrate che sta a Londra, il manager di telefonia Colao, col compito di imporci un'app. “Sarà volontaria”, avevano detto, mentendo e sapendo di mentire. E lo sapevano perché sapevano che i cittadini, già provati dalla lunga cattività, esasperati, sbigottiti al cospetto di tanta inconsistenza, si sarebbero ribellati in massa ad un programma di controllo globale, che ovviamente sarebbe rimasto anche a pandemia smaltita.
        L' app “Immuni”, frutto di un trust fra i soliti arcinoti, non serve alla nostra salute, serve a sconfiggerci definitivamente come cittadini, come individui, come uomini dalla libertà almeno residuale. Serve a cinesizzarci, il sogno di questo “sgoverno” realmente comunista. E adesso, implacabile, arriva la conferma. Liberi di obbedire. Liberi di accettare l'app. Altrimenti, destinati al braccialetto elettronico. Altrimenti in galera. Colpevoli di niente, condannati a vita per non aver commesso alcun fatto. E lo saremo, colpevoli, lo saremo tuttavia, se non ci ribelleremo a tutto questo.
Saremo complici della nostra rovina. Volonterosi carnefici di noi stessi. Saremo gli zimbelli del mondo libero e gli stracci di quello prigioniero. Saremo senza più dignità, legittimando ogni disprezzo tedesco, francese, eurodittatoriale. Saremo quello che ci siamo meritati. Già adesso l’informazione mainstream, di sinistra, proveniente da generazioni di piombo, di fanatici del potere e del controllo sotto le mentite spoglie dei rivoluzionari, già adesso questa sporca informazione di commissari del popolo, di spioni, di delatori, di leninisti spinge, sforma, stravolge: per cui chi non mangiava involtini primavera era un razzista, chi restava a casa uno stragista (oggi lo sei se ti azzardi a uscire), chi non sottoscriveva l’immunità genetica dei migranti era un nazista, chi non vuole sfondare a calci Trump o Salvini è un violento, chi non scommette sul ripensamento del capitalismo, cioè una bella e sana società paleocomunista, è un porco da annientare, allo stesso modo per cui chi non smania per infilarsi l'app come una supposta è un miserabile, un verme, un sovranista, un infame, un monatto, un untore, la cimice borghese di cui parlava Gramsci, e merita l’eterno anatema di Marx: “Io ti schiaccerò”.
Ma noi non possiamo lasciarci schiacciare, dobbiamo ribellarci. Questa volta sì, questa volta cedere non ci è concesso. Ne va della nostra decenza di uomini e donne; di esseri umani. Perché noi siamo l’ultima cosa che ci rimane, e dobbiamo esserne consapevoli. Mentre è questo che ci dicono quando ci insegnano che tutto dovrà cambiare, che noi dovremo cambiare: ci stanno già cambiando, siamo il loro esperimento sociale, siamo i topini nella gabbietta dei laboratori o i criceti sulla ruota. Pagheremo per la nostra rovina. Pagheremo anche l'app che ci immunizza. E invece non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo arrenderci né all'app, né al bracciale elettronico, né alle catene del controllo, del conformismo, della sudditanza in un Paese di virologi che si divertono a mandare la morte a Trump o Boris Johnson e  si insultano per una ospitata televisiva, come l’ultima delle troniste. E noi dovremmo prenderli sul serio.
        Non dobbiamo sottovivere col peso addosso di un peccato originale mai commesso, ma che giustifica la nostra sudditanza concentrazionaria. Questa volta dobbiamo resistere. In modo non violento, ma dobbiamo farlo, non importa il prezzo. Questa volta in culo no. Che non si arrivi a pensare di noi: potevano scegliere tra il disonore e il controllo, hanno scelto il disonore e hanno avuto il controllo. Questo “sgoverno” di questurini e di burattini, di manichini dai fili tirati dalla Cina, dall'OMS, da virologi vanesi e comici lugubri e comunisti truci, da informatici e manager, da avvocati esaltati, da presidenti distratti, questo “sgoverno” se ne deve andare.
Max Del Papa

martedì 14 aprile 2020

L'Ur-Comunismo o Comunismo eterno



Ci avevano promesso che mai si sarebbero piegati agli eurousurai: non si sono piegati, si sono spalmati come pelli di animali morti. Sono comunisti, non hanno scrupoli nel mentire sapendo di mentire.
Ci hanno scaricati ad un accordo pieno delle peggiori umiliazioni, capace di farci finire esattamente come la Grecia: esultano, parlano di “grande primo tempo”, sapendo che ormai siamo direttamente ai supplementari. Sono comunisti, usano la lingua di legno, naturalmente proporzionata alle capacità culturali, che sono nulle.
Ci hanno storditi con le allettanti promesse, 25 miliardi, altri 25, altri 50, poi 400, poi 700: non si vede un euro e intanto le aziende e le botteghe muoiono. Sono comunisti, non gli importa dell’economia, sognano la classe unica, il sottoproletariato straccione e nemmeno lo mascherano.
Ci hanno ammazzati di tasse che neppure in una fase come questa, bellica, da autentica emergenza civile, si sono azzardati a toglierci, neppure una, neppure per sbaglio: eccoli, vogliono metterci sopra un altro prelievo per i “ricchi” da 80 mila euro in su. Sono comunisti, lo stato non gli basta mai e lo stato sono loro, sono le loro bocche eternamente spalancate, da Conte Ugolino che divora tutto.
Ci hanno scaricato addosso il loro odio dall’alto delle loro borse firmate, delle loro barche, delle tette rifatte, dei completi di sartoria, dei loro attici vista Colosseo, Battistero o Duomo, le loro raffinate abitudini, i loro privilegi da Politburo: ora vogliono una patrimoniale, da chiamare “contributo di solidarietà”. Sono comunisti, non conoscono il valore della fatica, della dignità, dell’individuo, fin da bambini (o sardine), ondeggiano gregari e inetti, nullafacenti in carriera.
Ci hanno giurato che “era tutto sotto controllo” a partire dalla macchina dello stato: la realtà si è vista subito, portali in tilt, oscene accuse a fantomatici hacker russi, scaricabarile indecente, proliferazione di decreti, di autocertificazioni, novecento pagine di norme psicopatiche, tutto per niente, tutto per legittimare il niente a tutti. Sono comunisti, drogati di burocrazia, grigi, irranciditi dentro, anche davanti ad un tramonto sul mare (come li canzonava don Camillo) non sanno pensare ad altro che all’ultima direttiva di partito.
Ci hanno irriso quando avevamo paura e restavamo chiusi in casa, ci hanno offeso come fascisti, sessisti, ignoranti, ci hanno additato con la complicità dei virologi di riferimento, hanno abbracciato cinesi, degustato aperitivi solidali con presentatori eterni ragazzini di riferimento; perdendo tempo, mentendo a noi e a loro stessi, abbandonandoci nelle fauci della pandemia. Sono comunisti, sono sempre gli stessi, come i russi a Chernobyl, come i Cinesi a Wuhan, che sarà mai qualche ondata di cadaveri da sacrificare alla propaganda.
Le hanno sbagliate tutti, diagnosi, prognosi, terapia, spocchiosi da (far) morire prima, più spocchiosi alla prova dei fatti, spocchiosi come non mai alla resa dei conti. Sono comunisti, la loro autocritica è sempre la stessa: “dove avete sbagliato, compagni?”.
Sono passati dall’insultarci perché troppo cauti, all’insultarci perché spericolati; per recuperare il tempo (criminalmente) perduto ci hanno recluso, rinchiuso, incamiciato “per il nostro bene”, senza termine, allungando sempre la data del riscatto; hanno scoperto che gli piaceva, gli dava la misura del loro potere, che, come noto, è sempre meglio che fottere, e non hanno più saputo rinunciare all’orgasmo continuo; vogliono vedere quanto possono stritolare un popolo, arriveranno a proibire di affacciarsi alla finestra, una sigaretta sul balcone: e già chiunque indossi una divisa si sente autorizzato alla peggiore arroganza: moniti, minacce, maniere forti, “controlli ferrei” li chiamano, in una escalation di eccitazione allarmante: i cittadini tornano sudditi, un paio di stivali da ghepeù legittima qualsiasi abuso. Sono comunisti, lo stato etico è il loro pane avvelenato, approfittano anche di una morìa per tentare i loro esperimenti sociali da Stranamore.
Ci hanno messo la mascherina di ferro, serrato le strade, gli scali, le stazioni, unica eccezione: i migranti, per quelli i porti rimangono sempre aperti, anche in Africa ha attecchito la pandemia ma sia preso e processato chiunque se ne accorga. Loro non debbono “fare come Salvini”, ripetono la Boldrini e Orfini. Sono comunisti, che gliene frega se chi arriva rischia di infettare chi c’è e chi c’è rischia d’infettare chi arriva? L’ideologia anzitutto, l’ideologia è tutto e, se la realtà non combacia, beh, che si fotta la realtà.
“Stiamo facendo tutto e più di tutto, tutto quanto serve, siamo i migliori, il mondo prende esempio da noi”, si vantano: ma il mondo sempre più non capisce, compatisce questo governo da operetta che, come dice Luttwak, scivola sempre più nello stato autoritario. Sono comunisti, non sanno fare niente e attrezzano grottesche commissioni di controllo, dette task force, assoldano i loro Berjia perché nessuno si permetta di fiatare.
Questo, ha confermato il coronavirus, l’orrenda pandemia cinese. Che non esistono come liberali, liberal, lib: sono, restano i vecchi compagni di sempre, da sezione lugubre, coi ritratti dei morti alle pareti ingiallite, polverosi; odiano il loro popolo, odiano l’Italia e fremono per discioglierla in un carrozzone europeo che è fine a se stesso, che non serve a nessuno se non alle loro pornografiche attitudini opportuniste da neurodeliri. Sono comunisti. Non cambiano, non possono.
Max Del Papa
Qui

lunedì 24 febbraio 2020

Per i gretini l’emergenza è il clima, non il Coronavirus

In questi giorni d’emergenza da coronavirus, diventa palese l’inadeguatezza di chi governa l’Europa. Son vent’anni che ci dicono che l’emergenza di tutte le emergenze globali è quella climatica. Ne hanno fatto anche una dichiarazione ufficiale, scimmiottata sùbito dai Pd nostrani e da alcune amministrazioni locali che sono nelle loro mani, a cominciare dalla regione Emilia-Romagna, che l’emergenza climatica la dichiarò lo scorso agosto. Naturalmente non esiste alcuna emergenza climatica. Ma tant’è. Né esiste l’emergenza da smog urbano, come non esiste il presunto mezzo milione di morti l’anno per smog che l’Agenzia ambientale europea va allarmando esserci nei Paesi della Ue.

Se invece un’emergenza c’è, essa è quella sanitaria, conseguente ai fenomeni migratori senza controllo. Quella del coronavirus è solo una prova generale della vulnerabilità di un sistema che si sta suicidando con l’ideologia. A cominciare da quella di ritenere che ciò che è già accaduto non debba ripetersi.

Il mondo è stato più caldo di oggi: senza scomodare il periodo interglaciale precedente al nostro (quello di 100mila anni fa, quando il livello dei mari fu oltre 5 metri superiore all’attuale), nel più vicino a noi periodo medievale il mondo fu più caldo di oggi. Perché mai oggi il clima non dovrebbe essere come allora? Non solo non v’è alcuna emergenza climatica, ma stiamo godendo di un clima straordinario, essendo usciti dalla piccola glaciazione, un miserabile periodo di un paio di secoli, il più freddo degli ultimi 10mila anni, che ebbe il suo minimo all’inizio del 1700.

Parimenti, l’umanità ha già subìto pandemie influenzali: la spagnola nel 1918 infettò un terzo dell’umanità e condusse al cimitero 50 milioni di persone, quasi tutti di età inferiore ai 65 anni. Quale presunzione ci fa ritenere immuni da repliche? Il virus di oggi ha avuto origine in Cina, ma quello di domani potrebbe originare da altre parti del mondo. Anche da noi. Insistere con l’emigrazione fuori controllo è da irresponsabili. Quarant’anni fa, quando m’apprestavo a trascorrere alcuni anni negli Stati Uniti, il Paese che m’avrebbe poi ospitato pretese le analisi del mio sangue e la radiografia del mio torace prima che mi muovessi dall’Italia.

In questi anni si sono riversati nel nostro Paese migliaia d’immigrati, dei quali non si conosce neanche il nome: alcuni (molti? tutti?) avrebbero potuto essere usciti dalle patrie galere del loro paese d’origine, che se n’è così liberato. Ipotesi legittima tanto quella che la nega, visto che, appunto, nulla si sa di quelli che le varie Carole hanno scaricato da noi, ben guardandosi di portarli nel paese delle Carole medesime. Col nome era ignota anche la condizione sanitaria di costoro: i nostri governanti anti-Salvini – diciamo la verità – hanno giocato alla roulette russa non solo con la nostra sicurezza, ma anche e soprattutto con le nostre vite e con la nostra salute.

Il caso odierno del coronavirus ¬– che ci giunge da un paese che, pur omertoso come solo un paese comunista sa esserlo, gode tuttavia di un minimo d’organizzazione e, anche se tardivamente, alla fine si mostra capace di reagire – è la prova generale di una circostanza che potrebbe presentarsi molto più grave in futuro. L’unico che ha avuto la lucidità di dirlo è stato Matteo Salvini, ma gli irresponsabili – gli stessi che fino ad ieri strillavano che l’emergenza planetaria è quella climatica – gli hanno dato dello sciacallo. Siamo senza parole.

Franco Battaglia, 24 febbraio 2020


sabato 15 febbraio 2020

I due Matteo



Intervista immaginaria, ma non troppo, a Matteo Renzi, sulla base di sue pubbliche dichiarazioni.
-Senatore, che ne pensa del rinvio a processo di Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti?
-Penso sia finita come doveva finire. Non poteva finire diversamente.
-Può spiegarci perché Italia Viva ha votato contro Salvini?
-Premetto che gli avversari politici si sconfiggono solo nelle urne, ma d’altra parte nessuno può sentirsi superiore alla legge.
-Lei ritiene che questo sia un processo politico?
-Tutt’altro. Premetto che i reati contestati appaiono molto deboli, ma d’altra parte, se un giudice ritiene di dover iniziare un procedimento penale, è giusto che il processo cominci.
-Ritiene che l’iniziativa della Magistratura  possa configurarsi come un’invasione nel campo della politica?
-Premetto che l’iniziativa appare abnorme e senza precedenti, ma, detto questo, non si può negare che il processo è utile per un chiarimento in materia.
-Come pensa che finirà il processo?
-Premetto che io non ho letto le carte del processo e quindi non posso esprimermi. Ad occhio e croce penso che Salvini sarà assolto, ma le assoluzioni si guadagnano affrontando i processi.
-Ritiene che Salvini sarà avvantaggiato dal processo?
-Premetto che atteggiarsi a vittima può sempre far guadagnare dei voti, ma, se questo sarà il compenso, è giusto che Salvini affronti il processo per bilanciare i vantaggi ottenuti.
-Nel caso delle vicende giudiziarie della sua famiglia lei, in ogni caso, ha protestato piuttosto vigorosamente contro i giudici.
-Che c’entra? Intanto premetto che, se un figlio protesta, esercita un suo diritto. E poi i miei genitori erano solo degli imprenditori, mica dei politici.
- Insomma, deduco che Italia Viva ha votato contro Salvini nonostante le molte perplessità che l’iniziativa dei giudici ha suscitato in tutti voi.
-Premetto he noi di Italia Viva ‘un siamo miha dei grulli e quindi sappiamo bene huel che facciamo. Noi si va dritti verso l’obiettivo, huando lo si trova. E poi non si dimentihi che è stato lo stesso Salvini a chiedere di essere processato e quindi noi non s’è fatto altro he accontentarlo. Abbiamo avuto hualche difficoltà, ma alla fine abbiamo deciso così, anche se ci è costato tanto. Perché siamo avversari, ma non siamo nemici e noi, diho noi di Italia Viva, abbiamo ben forte il senso dell’onore, della dignità e della lealtà.
-Senatore, ha mai pensato di cambiare Italia viva in Viva l’Italia?
-Ci sto pensando.
- Oh gran bontà dei cavallieri antiqui. Senatore, conosce questo verso?
-Non lo conosco, né m’interessa.
-Senatore, glielo dico io: Ludovico Ariosto, Orlando furioso, canto I, 22