lunedì 30 luglio 2018

L'onore e l'orgoglio



Se un uomo non è disposto a battersi per le sue idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee. E’ un pensiero di Ezra Pound, citatissimo per questo, ma oggi più che mai attuale per  il caso Marcello Foa.
In breve: Foa è, tra le sue molte attività, anche un giornalista del berlusconiano Giornale. Candidato dalla Lega per la presidenza della RAI, necessita in Commissione anche dei voti di Forza Italia, che però al momento si è detta non disposta a votarlo, adducendo a pretesto alcune forzature procedurali della Lega. Il Giornale, da parte sua, tramite gli editoriali di Alessandro Sallusti, non ha esitato a schierarsi contro Foa, considerato una specie di utile idiota, oltre che ennesima vittima del machiavellismo di Salvini. Significativo comunque il fatto che la posizione di Forza Italia è venuta fuori solo dopo un perentorio invito della Sinistra a non votare un candidato che addirittura si è permesso di criticare in un’occasione il Presidente della Repubblica, ha chiari atteggiamenti sovranisti e poi, vergogna delle vergogne, in varie occasioni si è dimostrato filo Putin.
Ora, sia ben chiaro, io non ho nulla da dire sull’atteggiamento della Sinistra, che si limita a fare, senza vergognarsene, il suo mestiere di sempre, ma ho qualcosa da dire sul Giornale, su Sallusti, su Forza Italia, sul cavalier Berlusconi. Mi pare sia la prima volta che un giornale ritiene di non poter difendere un suo dipendente candidato alla Presidenza RAI, riconoscendo implicitamente che i suoi giornalisti sono figli di un Dio minore.
Si blatera tanto sulla presunta superiorità morale rivendicata dalla Sinistra, ma, se basta un semplice ricatto, una semplice minaccia, addirittura una semplice richiesta per farti abbassare la testa, allora non è che loro sono o si sentono superiori; sei tu che alimenti e favorisci questa presunta superiorità, facendola diventare dileggio e tracotanza.
Mercoledì  1 agosto si voterà in commissione e, onestamente, è un po’ difficile sapere come si concluderà questa vicenda. Marcello Foa è un giornalista valente, onesto, perbene, difficilmente ricattabile e che ha l’unico torto di cantare un po’ fuori dal coro. Per conoscerlo meglio è sufficiente leggere gli articoli del suo blog sul sito del Giornale (http://blog.ilgiornale.it/foa/). Capisco che, con i tempi che corrono, con tanti giornalisti disposti a vendersi pure il culo, uno come lui possa crearsi antipatie ed altro, ma alla vergogna deve esserci pure un limite.
Quanto a Forza Italia ed al cavalier Berlusconi, questa è forse l’ultima occasione per far capire ad un elettore di destra o di centrodestra se è il caso di continuare a votarli. Io non so se per caso Forza Italia sia stata invasa dalla follia della auto dissoluzione, ma mi rifiuto di credere che anche il Cavaliere sia preda della stessa follia.  Berlusconi ha segnato con la sua presenza venti anni e più della storia d’Italia, venti anni, che, pur tra luci ed ombre, hanno anche conosciuto momenti di gloria. Basta ricordare Pratica di Mare, con la stretta di mano e la foto tra Bush e Putin; basta ricordare il dopo terremoto all’Aquila, con il Cavaliere alla celebrazione del 25 aprile tra i partigiani e le rovine delle case crollate. Mi rifiuto di credere che il Cavaliere, ora che ha molti ricordi dietro le spalle e poche speranze per il futuro, abbia voglia di concludere questa sua cavalcata nella cronaca e nella storia d’Italia nell’ignominia e in un avvilente voltafaccia.
Ezio Scaramuzzino

venerdì 1 giugno 2018

La montagna ha partorito


Dunque. Abbiamo un governo, nonostante la legge elettorale avesse lo scopo precipuo di non far vincere nessuno. In effetti nessuno aveva vinto, anche se la vulgata pretendeva che ci fossero dei vincitori (5 Stelle e Lega), perché per vincere e far scattare il premio di maggioranza bisognava arrivare almeno al 40% e, al massimo, si poteva parlare di meglio piazzati. Inoltre, al solo ricordare gli insulti precedenti, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla coalizione che poi si è formata, perché nessuno degli elettori  di quei due partiti auspicava o immaginava una simile maggioranza. Anche perché è vero che l’Italia è la patria di Machiavelli, ma riferiscono le cronache dall’oltretomba che il fiorentino starebbe arrossendo di vergogna ed avrebbe deciso di raccattare tutte le sue bagattelle e di non farsi vedere più in giro. Inoltre, se ricordo che durante la campagna elettorale Salvini e Meloni, quelli che oggi (si può ben dire) hanno praticamente dissolto il Centrodestra, pretendevano che Berlusconi firmasse davanti al notaio un patto anti inciucio (verosimilmente con il PD), viene un po’ da sorridere, ma ormai è fatta e tanto vale prenderne atto e sperare per il meglio.
Intanto qualche considerazione sul passato  e qualche auspicio per il futuro è lecito anche a chi, come me, si considera un impolitico e non ha la pretesa di spiegare niente. Basteranno queste considerazioni, forse, a prendere le cose con un po’ di disincanto ed a fugare qualche preoccupazione.
1-Avevamo visto finora governi di ogni tipo: politici, tecnici, del presidente, di scopo, di transizione, balneari, con maggioranze massicce, con maggioranze risicate, delle astensioni, di compromesso storico. E ritengo di averne dimenticato qualcuno. Non che sia indispensabile, ma i manuali di Diritto Pubblico come classificheranno il governo che sta per nascere? Un governo per metà formato da tecnici, per metà da politici; in cui il Capo del Governo, un illustre sconosciuto fino a ieri, dovrà ottenere la fiducia, prima che dal Parlamento, da quei due (Di Maio e Salvini) che l’hanno messo  in quel posto. Passerà alla storia come Governo Ircocervo? O come Governo Ibrido? O come Governo di Pulcinella, servitore di quei due padroni che ne reggono i fili come nel teatro dei burattini?
2- Lo strano patto tra Salvini e Di Maio ha un illustre precedente nel “Connubio” che nel 1852 vide Camillo Cavour, capo del centrodestra, e Urbano Rattazzi, capo del centrosinistra, stipulare un accordo ai danni di Massimo D’Azeglio. Quell’accordo, che gli storici definirono ironicamente “Connubio”, mi induce a ritenere che, almeno in questo, potesse avere ragione Carlo Marx, quando sosteneva che la Storia si ripete sempre: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
3- Nei confronti del Governo che sta per nascere, nessun pregiudizio negativo. Staremo a vedere, wait and see, come dicono gli Inglesi, anche perché qualcosa di buono può rilevarsi sia nei rispettivi programmi elettorali, sia nel contratto stipulato solennemente dai due contraenti (sempre Salvini e Di Maio). So bene che di buone intenzioni sono lastricate le vie che conducono all’Inferno e che la differenza tra i politici e gli statisti è che i primi  individuano i problemi, mentre i secondi li risolvono e non è ancor chiaro se i due, di cui sopra, appartengano alla prima o alla seconda categoria.
4- Non staremo a fare le pulci, a pretendere chissà che e, per quanto mi riguarda, dico subito che sarò disposto ad accontentarmi. Dai 5 Stelle non mi aspetto molto, anche perché, a parte un generico sinistrismo buono per tutte le stagioni e parente stretto della scoperta dell’acqua calda, i loro impegni sono stati piuttosto generici e fumosi e non per niente essi erano disposti a stipulare accordi con chiunque, sostituendo  la Lega con il PD e viceversa, con la stessa disinvoltura con cui si cambia una camicia o una cravatta. Ma un paio di cose, su cui hanno insistito e che hanno finito col caratterizzarli, me le aspetto. Mi aspetto un maggior rigore morale nella gestione della cosa pubblica ed una drastica riduzione del costo dello stato e dei privilegi della “Nomenklatura”. Anche se poi qualche primo passo falso, come la vicenda di Fico, presidente della Camera, che consentiva fosse pagata in nero la colf della casa in cui viveva, lascia perplessi.
5- Da Salvini invece, e dalla Lega, mi aspetto molto e mi viene voglia di dirgli “qui si parrà la tua nobilitate”. Salvini ha avuto il pregio, o il difetto, di parlar chiaro, fin troppo chiaro, suscitando legittime attese di cambiamento. I moderati che l’hanno votato non dimenticheranno facilmente le ruspe per i campi ROM, i respingimenti in mare dei clandestini, le promesse espulsioni. Sia ben chiaro che anche in questo ci si accontenterà. Nessuno si attende miracoli dall’oggi al domani, ma il minimo sindacale, ora che Salvini è Ministro dell’Interno, sì. Nessuno si attende le cannoniere schierate nel Mediterraneo, ma nessuno potrà più sopportare lo spettacolo osceno delle ONG e delle navi norvegesi, finlandesi e spagnole che scaricano nei porti italiani il materiale di risulta dell’intero orbe terracqueo. Nessuno si aspetta l’esercito italiano schierato in assetto di guerra lungo la Penisola, ma nessuno potrà più sopportare che le piazze e le vie delle nostre città siano stabilmente trasformate in fogne a cielo aperto. Nessuno si aspetta che improvvisamente spariscano i furti e le violenze bestiali negli appartamenti, ma nessuno sarà più disposto a sopportare lo spettacolo altrettanto osceno dei risarcimenti a favore dei rapinatori che per caso dovessero trovare qualcuno disposto a difendersi. E se per caso Salvini dovesse giocare al ribasso e finisse col mantenersi al di sotto del minimo sindacale, beh, allora avremo tutto il diritto di considerarlo un "chiachiello", come dicono a Napoli, uno dei tanti "chiachielli" che, purtroppo, in Italia non mancano mai.
6-Per il resto sarà bene che alcuni punti del “Contratto”, anche se strombazzati, non giungano a compimento. Ad esempio è bene che resti lettera morta il cosiddetto “Reddito di cittadinanza”, almeno per come è stato presentato finora  dai 5 Stelle, perché non si è mai visto uno Stato che paga i suoi cittadini perché non lavorino. Si resta comunque in attesa di chiarimenti e di dettagli. Sarà anche utile non abolire la legge Fornero, pur con qualche necessario cambiamento relativo alla posizione insostenibile degli esodati ancora numerosi. Ed anche per la Flat Tax, proposta dalla Lega, sarà bene essere prudenti e valutarne bene le conseguenze.
Ho sempre pensato, e l’ho ripetuto di recente, che l’Italia ha un sacco di problemi, ma che i due problemi fondamentali, su cui bisognerebbe essere intransigenti e da cui dipende la soluzione di tutti gli altri, sono l’immigrazione clandestina, con ricadute sulla qualità della vita e sull’ordine pubblico, ed il debito pubblico. Ora capisco che, mentre è facile fare promesse sul primo problema, nessuno sembra disponibile ad impegnarsi seriamente sul secondo. Che anzi, se un politico dicesse chiaramente di voler ridurre il debito, probabilmente non riuscirebbe nemmeno ad avere il voto della moglie e dei figli, figuriamoci degli altri. E questo spiega anche il perché di tanti politici, che, pur senza dichiararlo apertamente, con le loro proposte ammettono implicitamente di volerlo aumentare, avvicinandoci sempre più al baratro.
Eppure da questo non si sfugge ed i Tedeschi hanno ragione, quando ci criticano, anche ferocemente, e ci tacciano di irresponsabilità. Proviamo a metterci un po’ nei loro panni e cerchiamo di capire il birraio bavarese che non vuole sentire ragioni, quando gli si dice che deve pagare anche lui per i ventimila forestali della Regione Sicilia o per i vitalizi e gli sperperi della classe politica italiana, spesso corrotta ed incapace, per non dire altro.
Quando l’Italia aderì all’Euro, lo fece ad ogni costo ed anche con un senso di liberazione quasi. La classe politica italiana aveva incominciato ad avvertire la sua inadeguatezza a gestire il debito e quindi sembrò voler affidare all’Europa ogni responsabilità in merito, con la rinuncia a stampare moneta e con tutto quello che ne sarebbe seguito. Solo che l’Italia affidò all’Europa la gestione del debito, ma non quello che stava alla base del debito, continuando allegramente la corsa verso l’abisso. Questo spiega perché, nonostante la tassazione feroce, al limite dell’usura, nonostante i continui sacrifici richiesti all’Italiano medio, il debito è sempre aumentato in maniera continua ed uniforme, sia con i governi di destra, sia con i governi di sinistra.
In queste condizioni, il dibattito politico sull’Euro assume a volte toni surreali. Non adottare l’Euro non è peccato mortale e tanti Stati, che pure fanno parte della Comunità europea, ne fanno tranquillamente a meno. Uscire dall’Europa si può,  non è peccato mortale e la Gran Bretagna di recente l’ha fatto. Ma uscire dall’Euro nelle nostre condizioni, con il nostro debito pubblico, non è peccato mortale, è semplicemente criminale e chi lo sostiene andrebbe ricoverato in una clinica psichiatrica. Bisognerebbe prima ridurre il debito, risanare i fondamentali dell’economia, evitare l’eccessivo ricorso al mercato dei titoli che rischiano di diventare carta straccia e poi se ne parla. Farlo adesso, nelle nostre condizioni, significherebbe nella migliore delle ipotesi fare la fine dell’Argentina. O della Grecia.
Salvini, Di Maio, Conte, Savona, e tutti gli altri, guardatevi un po’ attorno e chiedetevi se veramente è il caso di uscire dall’Euro, ammesso che (stento a crederci) qualcuno l’abbia veramente pensato. Non pretenderemo che riusciate ad abbassare il debito, ma pretenderemo che almeno non lo facciate aumentare. E poi lasciate perdere i sogni, le velleità, e mantenete i piedi per terra. L’Italia ve ne sarà grata. Coraggio!.
Ezio Scaramuzzino





martedì 15 maggio 2018

Il passero solitario


Di ritorno da un viaggio al Nord, mi fermo lungo l’autostrada. Mentre mangio un panino appena comprato all’ autogrill, mi accorgo che un passero si avvicina allo sportello. E’ proprio lui, il famoso “Passer Italiae”, che già nel suo nome scientifico ricorda il luogo in cui preferibilmente nasce e vive la sua breve esistenza. Lo incoraggio lanciandogli qualche briciola e lui si avvicina sempre di più, senza alcuna paura. Scatto qualche foto e nemmeno i clic insistenti del cellulare possono indurlo ad allontanarsi.
Lo osservo con un misto di compiacimento e di sorpresa ed io, perennemente avvolto in una sorta di "correlativo oggettivo" di elliotiana o montaliana memoria, non posso fare a meno di andare alla ricerca del tempo perduto, del mio tempo perduto.
Nella mia infanzia il mio primo approccio con gli uccellini, e con i passeri in particolare, fu quello che mi derivava dal mio continuo scorrazzare nella campagna circostante, insieme con altri coetanei, a preparare contro di loro trappole e insidie di ogni genere. Di questa nostra caccia il tratto costante era un’inconsapevole crudeltà, che ci induceva ad infierire su quelle povere bestioline, fino a provocarne la morte tra indicibili sofferenze.
Quando, tanti anni dopo, mi ritrovai in Svizzera e notai, in un parco pubblico, che alcuni passerotti si avvicinavano tranquillamente agli altri, mentre sembravano sordi ai miei richiami e si mantenevano a rispettosa distanza da me, non potei fare a meno di pensare, con un amaro sorriso, che forse quegli uccellini si vendicavano delle mie crudeltà di fanciullo, o forse avvertivano istintivamente nel mio DNA qualcosa di sospetto, che li induceva ad essere diffidenti ed a restare alla larga.
Avrei forse potuto dire a quegli uccellini che ero cambiato, che non ero più uno spietato cacciatore e soprattutto avrei potuto dire che le vicende della vita mi avevano ormai definitivamente allontanato dal loro mondo di cinguettanti ed indifese creature.
E difatti, man mano che andavo avanti nella vita, i passeri continuai a conoscerli più che altro nelle mie letture.
Già nei Carmi di Catullo il passero è l’innocente trastullo con cui Lesbia, l’amante del poeta, sopisce le sue pene d’amore e che con la sua morte ne provoca il dolore e le lacrime.
Poi, nella tradizione letteraria italiana, da Petrarca a Poliziano, il passero avrebbe costituito spesso fonte d’ispirazione. Fino a Leopardi, che, con il suo genio immenso, avrebbe fatto del passero solitario il simbolo della condizione umana, della solitudine dell’esistenza e del male di vivere.
Forse anche oggi, di fronte allo spettacolo inatteso del passerotto che saltella di fronte allo sportello della mia auto, sarebbe necessario il genio di un Leopardi, che riuscisse a dire parole non caduche e non destinate ad essere disperse dal vento.
Ma io non sono Leopardi e soprattutto non ho la pretesa di esserlo. Nel nostro mondo disturbato dal fruscio e dal rumore di fondo che impediscono di percepire chiaramente il senso delle parole, mi limito ad osservare, a riflettere, a ritrovare qualche concetto forse non banale. In attesa di ciò che è ultimo e definitivo, in attesa del nulla.
Ezio Scaramuzzino

lunedì 26 febbraio 2018

I miei racconti


Da oggi (26 febbraio 2018) i miei libri di racconti sono reperibili a Crotone, oltre che nell'edicola di viale Gramsci 138, anche presso le librerie Mondadori e Cerrelli. Prezzi modicissimi, come sempre.

mercoledì 10 gennaio 2018

Piazzisti d'Italia

E’ tempo di campagna elettorale ed è tempo anche di piazzisti. Flat tax, reddito di inclusione, reddito di cittadinanza, abolizione delle tasse universitarie, abolizione del canone RAI, abolizione del bollo auto, 80 € mensili per tutti, bonus bebé, dentiere gratis per tutti: sono in ordine di tempo le ultime offerte pervenuteci dai piazzisti di cui sopra. Ma non è detto che l’elenco sia completo: mancano ancora la cura gratuita delle unghie incarnite, la cura gratuita delle fistole e delle emorroidi e probabilmente, ma solo probabilmente, il ventaglio delle offerte potrà considerarsi completo.
Certo ogni nazione ha i politici che si merita, ma, per quanto riguarda l’Italia, pare che la spinta al ribasso stia diventando una tendenza difficilmente arrestabile. Solo per una questione di serietà e solo per questo, ritengo sarebbe opportuno che in una competizione elettorale i partiti si astenessero dal fare promesse di tipo fiscale-finanziario, ma capisco bene che una proposta del genere rasenta l’utopia e quindi teniamoci le promesse, teniamoci questi partiti e questi candidati e cerchiamo di tirare avanti e di sopravvivere.
Intanto nel mare magnum di queste promesse una cosa appare subito evidente e cioè che la torta da spartire è insufficiente, è sempre quella e che l’unica cosa che cambia è il modo di spartirla e di suddividerla tra tutti gli invitati. E’ un po’ come la classica coperta troppo corta: la tiri da una parte e resti scoperto dall’altra. E questo succede anche perché la nostra classe politica ha un orizzonte ristretto, si limita a pensare all’oggi, al successo ed ai vantaggi immediati e non riesce a pensare al domani: figuriamoci quindi se riesce a pensare al dopodomani o, addirittura, al futuro. Il futuro? E che cos’è il futuro per i nostri politici? Una cosa inconcepibile, una cosa vaga e fumosa, per la quale non è il caso di spendersi più di tanto e di sprecare preziose risorse, meglio utilizzabili per procurarsi qualche voto e sperare di non essere trombati alle prossime elezioni.
E invece la differenza tra un politico e uno statista consiste proprio in questo. Diceva la buonanima di Giulio Andreotti, il divo Giulio, che, quando ogni tanto si trovava ad accompagnare Alcide De Gasperi in chiesa, De Gasperi ci andava per parlare con Dio, mentre lui ci andava per parlare col sagrestano e col prete, che disponevano del voto.
Per ritornare al nostro discorso iniziale, io penso che, a prescindere dalle promesse più o meno serie che tanti politici stanno facendo in vista delle elezioni, due sono i problemi più grossi che il nostro Paese si trova ad affrontare e dalla soluzione dei quali dipende veramente il nostro futuro, o almeno quello delle prossime generazioni: il debito pubblico e l’immigrazione clandestina.
E’ inutile farsi illusioni: l’Italia potrà continuare a vivere nel futuro più o meno prossimo, almeno per come essa è, per come la conosciamo e per come speriamo che sia, solo se riuscirà a trovare una qualche soluzione a questi due grossi e drammatici problemi. Non ci vuol molto a capire che dalla soluzione di questi due problemi dipende la soluzione di tutti gli altri, anche quello del canone Rai o delle dentiere.
Eppure basta seguire un qualunque dibattito politico per capire che il problema del debito pubblico è allegramente ignorato, quando non è addirittura capovolto per favorire ulteriore debito, e quello dell’immigrazione clandestina è affrontato solo di sguincio e quasi con una certa sufficienza, quando anche esso non è addirittura capovolto per favorire ulteriore immigrazione.
Ricordo che io stesso scoprii circa trenta anni fa l’esistenza del problema del debito quando una mattina vidi a scuola un collega piuttosto preoccupato. Gli chiesi premurosamente se gli era successo qualcosa e lui, tra il serio ed il faceto, mi rispose che era preoccupato perché nell’ultimo anno (era il 1987) il debito pubblico dell’Italia (ricalcolato in €) era passato da 463 miliardi a 524 miliardi di €, dall’89% al 90% del PIL (al momento in cui scrivo è di 3.200 miliardi di €, il 133% del PIL). Ora io non dico che bisogna fare come il mio collega  e magari non dormirci ogni volta che il debito pubblico aumenta o ogni volta che arriva in un porto italiano una nave carica di clandestini. Oltre tutto finiremmo col non dormire più, diventeremmo insonni e saremmo costretti a ricorrere al Tavor. Ma, in tutta onestà, penso che i due problemi meritino più attenzione di quanta normalmente la nostra classe politica è disposta a riservargliene.
Ora, anche tra i vari partiti, la posizione sui due problemi è abbastanza variegata, per cui penso sia importante avere un quadro sintetico della situazione, che consenta di farsi idee chiare sui due problemi e poter decidere a chi dare o non dare il nostro voto alle prossime consultazioni. Il prospetto che segue l’ho trovato su Internet, lo considero abbastanza chiaro e affidabile, per cui, con qualche aggiustamento, ho deciso di riproporlo.
La tabella contiene l’elenco dei partiti politici più importanti e la loro posizione rispetto ai due problemi, con un voto compreso tra 1 e 5; 5 significa che per il partito il problema è grave e va risolto o almeno affrontato; 1 che non è importante e che può essere trascurato. La somma tra i due voti indica la classifica dei partiti più sensibili nei confronti dei due problemi.
Partito
Leader
Debito pubblico
Immigrazione
Totale
Fratelli d’Italia
Meloni
2
5
7
Lega
Salvini
3
5
8
Forza Italia
Berlusconi
2
4
6
Partito Democratico
Renzi
2
2
4
Liberi e uguali
Grasso
1
1
2
Movimento 5 Stelle
Di Maio
1
2
3

Considerato che il punteggio massimo è 10, la classifica finale è la seguente: Lega 8/10; Fratelli d’Italia 7/10; Forza Italia 6/10; Partito Democratico 4/10; Movimento 5 Stelle 3/10; Liberi e Uguali 2/10.
Non pretendo di convincervi, ma io la vedo così. Coraggio! Ed auguri!
Ezio Scaramuzzino

sabato 18 novembre 2017

Dai dinosauri all'homo sapiens, al nulla.


Dei dinosauri, che un tempo popolavano il nostro pianeta, si sa molto, ma non si sa tutto. In particolare non si sa per quale motivo essi siano scomparsi quasi improvvisamente, lasciando soltanto la muta testimonianza delle loro enormi vestigia.
Tra le varie cause addotte dai paleontologi, una in particolare ha riscosso un certo successo. Pare dunque che la loro improvvisa scomparsa sia da addebitarsi ad una altrettanto  improvvisa mutazione climatica che nel giro di poco tempo ne provocò l’estinzione.
Per capirci, capitò ai dinosauri in maniera molto più radicale quello che normalmente capita ancora oggi ai coccodrilli. Questi ultimi, come è risaputo, sono animali ovipari con sesso indistinto nell’uovo appena deposto, che poi si evolve verso un sesso o l’altro a seconda della temperatura esterna.
Anche i dinosauri erano animali ovipari ed anche le loro uova soggiacevano alla legge della temperatura esterna. Finché questa si conservò entro certi limiti, videro la luce dinosauri maschi e femmine, ma, quando intervenne una mutazione climatica estrema e prolungata nel tempo, nacquero tutti maschi o tutte femmine e per quei giganteschi animali fu la fine.
Allora la natura era ancora strettamente legata alla differenziazione sessuale.
Allora…
A distanza di millenni apparve sulla faccia della terra l’homo sapiens. Nei primi tempi della sua comparsa non ci fu molta differenza rispetto a quanto avveniva nel mondo animale circostante. L’homo sapiens si accoppiava con la mulier sapiens e da questa unione nasceva il filius sapiens, destinato a diventare a sua volta homo sapiens ed a riprodursi all’infinito tramite i suoi discendenti.
Poi, dopo circa 300.000 anni, arrivò l’anno 2017 dopo Cristo, quello che sta arrivando felicemente a conclusione.
E’ l’anno che ha visto la nascita del matrimonio tra persone dello stesso sesso; in cui si parla di eutanasia; in cui il numero degli aborti sta raggiungendo livelli mai visti in precedenza, perché si ha il diritto di morire ma non quello di nascere; in cui si incominciano a contestare i medici obiettori di coscienza che negli ospedali si rifiutano di partecipare allo sterminio di massa; in cui il concetto di padre e di madre è stato soppiantato da quello di genitore 1 e genitore 2; in cui i sessi non sono più 2, ma forse 6 (perché ci sono anche gli lgbt, gay, lesbian, bisexual, transexual), e forse 8, perché ci sono delle differenziazioni interne tra i vari gruppi; in cui un bus pro famiglia, che riportava la scritta “i bambini sono maschi e le bambine sono femmine”, ha potuto circolare solo dopo l’autorizzazione del giudice, con l’autorizzazione che è arrivata anche con un certo ritardo.
Sono nate e stanno nascendo tante cose nuove in questo 2017, con l’allegra partecipazione anche della chiesa cattolica di Jorge Bergoglio. Basta ricordare che la Pontificia Accademia per la vita annovera tra i suoi membri il prof. Nigel Biggar, teologo moralista anglicano, accademico all'università di Oxford, dichiaratamente abortista. E basta ricordare ancora che lo stesso Bergoglio non si è fatto scrupolo di additare come esempio per ogni buon cristiano niente di meno che Emma Bonino. Avete capito bene: Emma Bonino, lady pompa, cosi chiamata perché, quando ancora l’aborto non era consentito, usava praticare aborti clandestini aspirando i feti con la pompa di bicicletta. 
In questo tripudio, in questa orgia di morte, che ormai caratterizza l’Occidente con la sua Democrazia a taglia unica ed il suo PUD (Pensiero Unico Dominante), solo di una cosa ci si è dimenticati, della nascita di nuovi esseri umani. E difatti gli Europei hanno smesso di fare figli ed hanno incominciato a ricorrere agli insufficienti surrogati degli uteri in affitto, delle maternità comprate e degli ovuli  e degli spermatozoi ricercati sul libero mercato. Soluzioni miserabili per persone miserabili, oltre che facoltose, le uniche che si possono permettere questi lussi.
Nessuna tragedia, dicono quelli che hanno una soluzione per tutto. E’ vero che gli Europei hanno smesso di fare figli, ma in compenso aumentano le famiglie di immigrati e clandestini, che un giorno, non solo pagheranno le nostre pensioni, ma faranno, e anzi stanno già facendo, anche i figli che gli Europei non fanno più. E difatti ogni Africano sbarcato in Italia sta già provvedendo a fare arrivare da noi tutta la sua tribù e in particolare ogni buon Musulmano, nel nome di Allah clemente e misericordioso, con le sue tre o quattro mogli non si sente tranquillo e soddisfatto se non ha messo al mondo almeno una ventina di pargoli.
Finché dura. Certo, finché dura.
Una volta gli Italiani erano considerati latin lovers e si diceva che, insieme con gli Spagnoli, avessero il sangue caliente. Poi si sono assopiti, come gli Spagnoli, come i Finlandesi, come tanti altri popoli occidentali ed hanno smesso di fare figli.
Quando si saranno occidentalizzati e godranno delle leggi permissive dell’Occidente, anche i Marocchini e i Tunisini, gli attuali lovers, che per il momento si limitano a stuprare le nostre ragazzine, solo a fin di bene ed allo scopo di integrarsi, sia ben chiaro, un giorno si assopiranno e si confonderanno nella melma untuosa ed indistinta dei popoli che si sono votati alla morte.
Ed allora la morte sarà un bene comune ed universale. Moriranno i popoli, le razze, e tutta la terra ritornerà al suo stato primigenio. La terra ridiventerà un pianeta disabitato e vagherà lungo i sentieri dell’universo come milioni, miliardi di altri pianeti disabitati. Sulla terra ci sarà un silenzio assordante, solamente interrotto dalle voci della natura, che forse continuerà il suo corso senza la presenza ingombrante e fastidiosa degli inutili esseri umani.
I dinosauri non avevano scelto di estinguersi, l’homo sapiens invece…
Poi un giorno qualcosa si muoverà. Formazioni unicellulari riprenderanno a muoversi nelle viscere del pianeta, in attesa di diventare aggregazioni più grandi, o in attesa di un nuovo Dio.
Ezio Scaramuzzino


mercoledì 18 ottobre 2017

La schifezza della schifezza


Gli studenti di Scienze Politiche di una volta, quando studiavano i sistemi elettorali, sentivano parlare di collegio uninominale, sistema maggioritario, proporzionale puro, proporzionale corretto e così via. Da un po’ di tempo la terminologia è cambiata. L’altra sera sentivo in TV un docente universitario che parlava di Mattarellum, Porcellum, Consultellum, Tedeschellum e chiamava “Rosatellum” l’attuale proposta, in via di definitiva approvazione alle Camere. Tanto che in un primo momento mi venne da pensare distrattamente che stesse facendo una lezione di Latino, non di Diritto. 
Ora io non so se voi conoscete nei dettagli quest’ultima legge. Per quello che ne ho letto, il Rosatellum appare la schifezza della schifezza della schifezza, se mi è consentito di fare mie le parole di Eduardo De Filippo nell’ Oro di Napoli.
Ammesso che la legge possa superare lo scoglio della Corte Costituzionale e senza la pretesa di farne una disamina approfondita, basta ricordarne solo alcuni aspetti.
1-La legge è stata approvata alla Camera con il voto di fiducia: errore imperdonabile per una legge che dovrebbe garantire tutti i partiti, non solo alcuni o solo quelli che contano di vincere.
2-La legge prevede l’apparentamento, ma non la coalizione. Distinzione sottile, per addetti ai lavori. E’ come se tutti i partiti, anche quelli apparentati, rimanessero distinti, come avviene per i parenti serpenti, in modo da riservarsi, dopo le elezioni, la più ampia libertà di manovra.
3- Una volta io votavo per il partito A ed il mio voto andava al partito A. Non è più così: in alcuni casi io voto per il partito A, ma il mio voto può andare al partito B. Incredibile, ma vero!
4- Le preferenze sono abolite. L’elettore può scegliere solo il partito; alla scelta dei candidati provvedono le segreterie dei partiti.
5- Il Rosatellum è un sistema misto di maggioritario e proporzionale. Scartata l’ipotesi della doppia scheda, non ci vuol molto a capire che la scheda elettorale, quasi certamente, sarà un lenzuolo. Con tanti ringraziamenti da parte di chi è orientato ad astenersi e che, con questo sistema così farraginoso, sarà ancora di più invogliato ad andare al mare o a starsene a casa.
6- Io non ho alcuna simpatia per il Movimento 5 Stelle, ma non si può negare che la legge, con la sua pretesa di favorire i partiti apparentati e di danneggiare quelli isolati, abbia lo scopo precipuo di impedire la vittoria dei grillini, da sempre contrari ad ogni forma di coalizione. E questo, comunque, non è corretto, a prescindere dalle simpatie politiche.
Non è da escludere che il Senato apporti delle modifiche all’impalcatura della legge, ma ritengo che sia difficile, vista l’urgenza della maggioranza per la sua approvazione. Ne riparleremo in ogni caso.
Per intanto io non so chi per primo nel nostro Paese ha favorito l’andazzo di assegnare nomi latini alle varie leggi elettorali. Ma se proprio doveva essere così, se proprio bisognava usare il Latino, perché assegnare a quest’ultima legge il nome dell’illustre sconosciuto (l’on. Ettore Rosato del PD, vedi foto), che ha ideato (si fa per dire) la legge e poi l’ha portata avanti come primo firmatario a nome del suo partito?
Vista la schifezza che ne è venuta fuori, io alla legge avrei dato un nome più appropriato, più coerente e più pertinente. L’avrei chiamata “MERDELLUM”. Che ve ne pare?



E’ arrivato un bastimento.

Anche i giochi dei bambini non sono più quelli di una volta.
Ricorderete il gioco del bastimento. Il bambino caposquadra diceva “E’ arrivato un bastimento carico di….” E poi aggiungeva una lettera dell’alfabeto, ad esempio A. Si rivolgeva a caso ad uno del gruppo, il quale doveva indicare un prodotto incominciante per A, ad esempio Arance. Se la risposta, plausibile, coincideva con quella precedentemente scritta dal caposquadra su un foglietto, l’interpellato diventava a sua volta caposquadra, altrimenti pagava pegno.
Mi è capitato quest’estate al mare, mentre sonnecchiavo sotto l’ombrellone, di seguire a distanza un gruppo di bambini che facevano questo gioco.
C- E’ arrivato un bastimento carico di… M.
B1- Mortadella.
C- Mi riferisco a persone, non a merci.
B2- Malesi.
C- Sbagliato. Gli abitanti della Malesia stanno in Asia e non arrivano per mare. Paga pegno.
B3- Moldavi.
C- Sbagliato. Gli abitanti della Moldavia stanno in Europa, ma arrivano via terra e non via mare. Paga pegno.
B4- Marocchini.
C- Plausibile. Ma non ho scritto questi.
B4-Ma se ieri ne sono sbarcati 800 a Palermo, quasi quanto i 1.000 di Garibaldi.
C- E’ vero. Ma non pensavo a questi. A Lampedusa ne sono sbarcati 400 di un’altra nazione.
B5- Mauritani.
C- Risposta esatta. Pensavo ed ho scritto questi. Ecco il foglietto. Dalla Mauritania attraversano il Sahara, arrivano in Libia, s’imbarcano clandestinamente e dopo cinque minuti vengono raccolti dalle nostre navi. Sei il nuovo caposquadra.
B4- Uffa! Ma i Marocchini a Palermo erano di più.
C- Vero. Ma noi stiamo giocando al gioco del bastimento, mica al cucuzzaro.
     Mi stavo definitivamente appisolando sotto l’ombrellone, ma ho fatto in tempo a riflettere un pochino. Beh, l’invasione dei clandestini (così io continuo a chiamarli, checché ne pensino i seguaci del politicamente scemetto) ci sta procurando e continuerà a procurarci tanti guai, ma almeno ad una cosa è servita: a far imparare ai nostri giovani studenti un po’ di Geografia. Nel cambio ci stiamo rimettendo l’osso del collo, ma è sempre meglio che niente. Che ve ne pare?  Possiamo consolarci?
Ezio Scaramuzzino