lunedì 13 giugno 2016

Io e Mohammed


Mi è capitato qualche mese fa di fare un lungo viaggio in pullman e di avere come vicino di posto un musulmano. L’avevo un po’ intuito dal suo abbigliamento, ma ne ebbi la conferma quando gli vidi tirar fuori un libro in lingua araba. Si trattava di un signore gentile e disponibile, che non ebbe difficoltà a rispondere ad una mia domanda iniziale  ed a raccontarmi poi tutto di se stesso in un italiano abbastanza fluente. Seppi così che il libro che stava leggendo era il Corano, che si chiamava Mohammed, che aveva 30 anni anche se ne dimostrava di più, che era di origine siriana, che era venuto in Italia per frequentare l’Università nella facoltà di Medicina.
Il viaggio era lungo e quindi l’evidente voglia di parlare di Mohammed, lungi dall’infastidirmi, mi coinvolse in un colloquio che trovavo abbastanza interessante. Si parlò un po’ di tutto, dell’Occidente, dell’Islam, di terrorismo, di cultura. Mohammed ci tenne a farmi sapere che il primo, vero ospedale del mondo a praticare l’anestesia  fu fondato a Damasco nel 709; che il primo grande chirurgo dell’antichità fu l’arabo persiano Rhazes, autore di un trattato in 20 volumi, al quale si ispirò poi tutta la medicina occidentale del Medioevo; che gli Arabi avevano inventato lo zero (sifr), che Greci e Romani non avevano intuito; che i filosofi arabi Avicenna ed Averroè avevano consentito la sopravvivenza di Aristotele e un po’ di tutta la filosofia greca durante il Medioevo.
Mi limitavo ad ascoltare, replicando di rado, anche perché alcune di quelle notizie mi erano sconosciute e mi incuriosivano, mentre altre erano di dominio pubblico e quindi abbastanza scontate. Alla fine del viaggio, ci salutammo con particolare intensità e Mohammed,  entusiasta della mia conoscenza  ed incline ad un’esuberante cordialità, tipica degli Arabi quando vogliono essere cordiali, volle anche offrirmi il caffè prima del commiato.
Mi è capitato in seguito di pensare talvolta a Mohammed, alla sua cordialità, al suo ingenuo entusiasmo nel difendere i valori dell’Islam con una passione di cui io forse non sarei stato capace, se avessi dovuto difendere i valori   dell’ Occidente cristiano. Ho ripensato a Mohammed, ho ripensato alla sua strenua difesa della “superiore” cultura dell’Islam anche l’altro giorno, quando mi sono imbattuto nella lettura di questo episodio, che non so se vero o inventato, ma che non ho difficoltà a ritenere verisimile.
Anno 640 dC. Nella loro impetuosa conquista i Musulmani, comandati dal generale Amr, conquistano l’Egitto. Amr è analfabeta e conosce solo il Corano a memoria. Ad Alessandria trova la famosa biblioteca con migliaia e migliaia di volumi ed è esterrefatto, perché non ha mai visto nulla di simile in vita sua. Chiede consiglio sul da farsi al califfo Omar, che dalla Mecca così gli risponde: “Se codesti libri concordano con quello del Profeta, sono superflui, e quindi è inutile conservarli. Se non concordano, sono dannosi, e quindi è necessario distruggerli”.

3 commenti:

  1. Sì, la distruzione della biblioteca di Alessandria ad opera dei musulmani è autentica, così come la distruzione di tutte le culture dei territori da loro invasi e conquistati. Totalmente false sono invece le pretese invenzioni e scoperte arabe, dallo zero all'astronomia ecc., che appartenevano ai popoli da loro conquistati e sottomessi, e di cui loro si sono appropriati, vantandole poi come proprie.

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  2. Risposte
    1. Anche perché non hai bisogno di credermi sulla parola: è tutto documentato. Un po' di cose le trovi qui:http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2009/01/29/un_mito_da_sfatare_la_superior.html. Se becchi il cannocchiale in catalessi, riprova più tardi.

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