lunedì 16 settembre 2019

Parole per un amico (racconto inedito) di Ezio Scaramuzzino


        
        Andar per funghi dalle nostre parti è una delle pratiche più diffuse dell’Autunno. Ci vado anche io, non più con l’assiduità di quando ero giovane ed il vigore non mi faceva avvertire più di tanto la fatica dell’inerpicarsi lungo le montagne della Sila, ma abbastanza spesso, a ciò indotto soprattutto dalle insistenze di Giovanni, carissimo amico e compagno insostituibile di queste escursioni.
        Preferiamo i giorni infrasettimanali, quando presumibilmente la concorrenza degli altri cercatori è meno accanita, e ci avviamo con qualsiasi tempo, impegnandoci sempre nello stesso tragitto: San Giovanni in fiore, Bivio Garga, Lorica. In genere facciamo anche provvista di acqua ad una delle tante fontane disseminate lungo la strada e non disdegniamo di raccogliere castagne, quando ci è possibile.
Poi ci impegniamo nella ricerca dei funghi per un paio d’ore e ci stanchiamo, inerpicandoci su versanti spesso impervi. La raccolta non sempre è soddisfacente, ma non importa, almeno per me. Rituffarsi nella natura, godere del silenzio religioso delle montagne e dimenticare gli affanni della vita sono delle dolci sensazioni, alle quali indulgo volentieri, sempre più volentieri, in questi ultimi tempi.
Quando si fa mezzogiorno, come ad un segnale convenuto, Giovanni mi dice:
-Andiamo a mangiare da qualche parte?
-Certo, ci mancherebbe. Andiamo da Amedeo?
Nessuno di noi due, forse, è disposto ad ammettere che la puntatina da Amedeo è il momento più felice della giornata, quello al quale teniamo di più, al di là dei funghi, delle castagne, dell’acqua e di tutto il resto.
Per chi non conosce bene quei luoghi e quindi non sa chi sia, Amedeo è il gestore di una trattoria, non pretensiosa, ma molto accogliente, lungo la strada che a Lorica porta verso gli impianti di risalita. E poi Amedeo non è più, o non è soltanto, il gestore della trattoria, perché nel corso degli anni è diventato un amico, un amico che è sempre piacevole rivedere e con cui intrattenersi.
-Caro Amedeo, grido quasi, non appena lo vedo.
-Oh, carissimi, da quanto tempo non vi siete fatti vivi…
Per Amedeo sono sempre mesi che non ci vediamo, anche quando è passata appena una settimana.
-Dove vi volete mettere? Vicino al caminetto? E’ meglio, perché oggi fa freddo.
Decidiamo il posto, ci sediamo, beviamo qualche goccio di vino, tanto per incominciare. Do uno sguardo tutt’intorno. Ci sono sempre altre persone, che stanno già mangiando. Capita di tutto in quella trattoria. Coppie di persone anziane, talvolta giovani, qualche famiglia al completo, cacciatori e altri cercatori di funghi, operai, che si dilungano nel pranzo, in attesa della sera e del ritorno a casa.
L’atmosfera è tranquilla, nell’andirivieni di Amedeo, che in quel locale fa di tutto, solo in particolari occasioni aiutato da un inserviente: cucina, serve i clienti, sparecchia, fa il cassiere. L’ambiente è abbastanza riscaldato. Man mano che il tempo passa, qualcuno, favorito anche da un bicchiere di vino in più, si alza, si aggira tra i tavoli, abbozza qualche confidenza. Tutti tengono a precisare che si considerano amici di Amedeo, non suoi clienti.
Nelle mie frequenti visite in quel locale, ho visto persone che cambiano posto, che offrono dolci agli altri, che uniscono i tavoli per favorire la conoscenza reciproca tra amici occasionali, in un’atmosfera informale e confidenziale, che probabilmente era l'elemento distintivo delle trattorie di una volta.
Vedo che Giovanni si adegua facilmente, incominciando a conversare con perfetti sconosciuti, che, anche loro, hanno voglia di parlare. Io, in genere, tardo a carburare, ma godo di quell’ atmosfera e finisco con l’adeguarmi anche io.
Noto sulla nostra destra due persone, presumibilmente marito e moglie, abbastanza riservate e che, almeno apparentemente, non hanno molta voglia di unirsi alla conversazione generale. Lui dimostra più o meno la mia età. E’ abbastanza elegante, con il suo vestito, la giacca, la camicia, la cravatta, con un abbigliamento formale che sembra in contrasto con quello casual, quando non trascurato, degli altri. Mangia con lentezza, prendendo piccoli bocconi e dimostra di apprezzare molto il cibo portato da Amedeo. La moglie è vestita anche lei con una certa ricercatezza, sta eretta sul busto e sembra volersi dare un certo tono. I due parlano poco e sottovoce.
Mi giro ogni tanto verso di lui ed un paio di volte mi accorgo che mi sta guardando con attenzione, mi sta scrutando insomma, se non proprio esaminando.
Ad un certo punto decido di rompere il ghiaccio e gli chiedo:
-Da dove venite?, rivolto a tutti e due, per evitare di dovere scegliere tra il “tu” ed il “lei” rivolto ad una sola persona.
-Siamo di Cariati, fa lui. Veniamo spesso qui, quando abbiamo voglia e tempo di fare una corsetta in Sila, perché ci troviamo bene da Amedeo. Sono anni che veniamo. E voi due?
-Veniamo da Crotone, fa Giovanni, almeno lui. Io in realtà vengo da Isola Capo Rizzuto.
- Anche noi veniamo spesso da Amedeo, faccio io, ma non è da molto che lo conosciamo. Tu come ti chiami? Scusami se ti do del “tu”.
 L’atmosfera generale, una certa cordialità, che traspare dalle nostre parole e dai nostri gesti, gli forniscono forse una carica in più, ai limiti dell’euforia, che lo spinge a parlare quasi senza trattenersi.
-Mi chiamo Antonio Russo e faccio il commercialista, o meglio lo facevo, perché ormai sono in pensione, esordisce.
Mi racconta quasi tutto della sua vita. Quando riesco ad inserirmi nel suo discorso, approfittando di una piccola pausa, gli dico:
-Io ho un amico di Cariati che si chiama pure lui Russo, Cataldo Russo. Lo conosci? Per caso siete parenti?
-I Russo sono molto diffusi a Cariati e tra me e Cataldo c’è una certa parentela, anche se piuttosto lontana. Ma tu come ti chiami? Come vi chiamate? Non me l’hai ancora detto.
Gli presento Giovanni e poi aggiungo:
-Io mi chiamo Ezio Scaramuzzino. Sono di Scandale, ma vivo a Crotone, da tanti anni. Ho fatto il professore ed ora sono anche io in pensione. Siamo tutti pensionati. Gli Italiani stanno diventando un popolo di pensionati, aggiungo con un sorriso.
Immaginare un fiume, che straripa improvvisamente per la troppa acqua trasportata, dà l’idea di quel che avviene al mio vicino di tavolo, sconosciuto per me fino a qualche minuto prima.
-Ezio Scaramuzzino?!?! Ezio Scaramuzzino ?!?!, ripete. Ah, dunque sei tu? Mi sembravi una faccia conosciuta. Non so se te ne sei accorto, ma io ti stavo osservando da un po’ per cercare di capire o di ricordare…
- Io non penso di conoscerti, anzi credo proprio che questa è la prima volta in vita mia che ti vedo…Scusami, forse ho dimenticato…
- Ma come? Non ti ricordi di me? Non hai fatto il Liceo a Crotone?... Al Pitagora?... Maturità anno 1961-62…
- Sì, certo, è come dici tu. Ma io non ricordo, dico con un certo imbarazzo. Ed il mio imbarazzo aumenta quando lui dimostra di ricordare tutto, proprio tutto di me, mentre io di lui non ricordo nulla. Poi cerco di recuperare e di giustificarmi.
- Scusami, sono mortificato. Ma sono passati tanti anni, più di cinquanta da allora, ed un blackout può capitare, è nell’ordine delle possibilità umane.
- Certo, non è un problema. Ma ti ricordi? Col professore Maviglia, il prof di Scienze, quante volte lo sfottevamo, facendo le pernacchiette, e lui si incazzava e se la prendeva spesso con te. E la prof di Storia dell’arte te la ricordi? Silvia Maggiolini si chiamava. Bella ragazza, anzi bella donna, aveva una predilezione per te. Eh… Tempi felici….e forse non ci accorgevamo della nostra felicità.
Poi continua a parlare, a raccontarmi quello che ancora non mi ha raccontato della sua vita. Mi parla di una sua figlia, Elisabetta, che vive negli USA e fa la cantante lirica, la soprano. Me la fa vedere su YouTube, rapidamente, perché deve avere il link sempre pronto sul display. E’ una donna graziosa: la ammiro in un breve filmato, mentre si esibisce, non in teatro, ma in un salone, accompagnata al pianoforte dal grande Andrea Bocelli.
-Prenditi il link. Su YouTube trovi altri video.
Io e Giovanni lo accontentiamo. Ma Antonio è un fiume in piena, irrefrenabile.
-Quanto mi sento felice, oggi. Chi me lo doveva dire che dopo più di cinquanta anni avrei rivisto Ezio Scaramuzzino.
-Anche io sono contento, caro Antonio. Non capita tutti i giorni rivedere un vecchio e caro compagno di scuola, dopo quasi sessanta anni. Quando e se ciò accade, è perché evidentemente il caso, la fortuna, la nostra fortuna, ha voluto darci il gusto di un’ultima felicità cui abbiamo diritto noi che non ci siamo piegati alle tempeste della vita e siamo ancora qui.
Poi cerco di focalizzare meglio i ricordi, a poco a poco le tenebre incominciano a diradarsi e riesco a rivedere, seppure in modo sfumato e vago, quel ragazzo tranquillo e un po’ troppo serio, a volte pignolo, che sedeva al primo banco. Infine, come in un lampo, ricordo anche un nomignolo che gli avevamo affibbiato, “cinquista”, perché lui era l’unico studente di Cariati che prendeva il treno delle cinque, a differenza di tutti gli altri che prendevano quello delle sei, pur di arrivare presto a scuola e non trovare chiuso il cancello d’ingresso, come capitava ai ritardatari. Ma evito di rinnovare lo sfottò, anche perché intanto Antonio continua a parlare, senza mai fermarsi.
-Ma non è finita qui. Ora che ci siamo visti, dobbiamo rivederci.
-Certo, perché no? Siamo all’inizio dell’Autunno e ci ritroviamo prima o poi.
-Prima o poi? Ma che dici? Ci rivediamo domenica prossima, tra sette giorni. Giovedì ti do la conferma, tu aspetta la mia chiamata. Ti chiamo io, anzi scambiamoci i numeri di telefono, per ogni evenienza! Cacciamo Amedeo via dalla cucina, io porto i pesci e li cucino. Cucino io per tutti, continua Antonio, raggiante di felicità, mentre la moglie lo ascolta in silenzio, limitandosi ad annuire ogni tanto.
-E, sia ben chiaro, portate anche le vostre mogli, le voglio conoscere.
-Certo, Antonio, le porteremo, anche se non possiamo garantirti la loro partecipazione, almeno io. Ma penso che non ci saranno problemi. In ogni caso, se tu porti i pesci, noi porteremo qualche altra cosa. Mica possiamo portare solo “panza e prisenza”, come diciamo in Calabria.
-Fate quello che volete. L’importante è che ci vediamo.
Continuiamo così a lungo, mangiucchiando e bevicchiando qualcosa. Quando ci accorgiamo che si è fatto tardi, ci alziamo, ci salutiamo con un abbraccio e ci diamo appuntamento a presto.
Sulla strada del ritorno, mentre stanno calando le prime ombre della sera, io e Giovanni evitiamo di parlare di Antonio e della moglie, se non per un fugace accenno.
-Pensi che lo rivedremo?, mi fa Giovanni.
-Non lo so, ma mi sembrava sincero. Ho visto tante di queste promesse sfumare, ma non per cattiva volontà. Spesso ci si fa prendere dall’entusiasmo, si parla, si promette, poi, a mente fredda, i proponimenti svaniscono. Senza dimenticare che le mogli spesso giocano un ruolo importante nella realizzazione di queste vicende. Sono loro che finiscono col decidere il corso degli eventi, specie in ambito familiare.
Passa il giorno successivo, il Lunedì, come passano anche gli altri giorni della settimana. Di Antonio nessuna notizia. Sabato mi chiama Giovanni:
-Ti ha chiamato Antonio?
-Niente Giova’, non so che dirti. Sono un po’ sorpreso, ma non si può mai essere sicuri in queste cose. Forse c’è stato un contrattempo. Aspettiamo un po’, prima di trarre conclusioni.
Passa anche la seconda settimana. Poi passa la terza. Passa quasi un mese da quel giorno. Ogni tanto penso ad Antonio, al suo entusiasmo, alla sua decisione di rivederci ad ogni costo. Non so che pensare, mi sembra tutto così strano.
Dopo circa un mese, un pomeriggio, sento squillare il cellulare. Sul display mi appare la scritta “Antonio Russo”. E’ proprio lui, finalmente.
- Pronto. Ciao, Ezio.
- Ciao, Anto’, come va?
- Come vuoi che vada? Va abbastanza bene, ma non benissimo. Sono a Cosenza, ma non in vacanza. Sono ricoverato in ospedale. Ero venuto per degli accertamenti che faccio di routine ed i medici mi hanno imposto il ricovero.
-Mi dispiace tanto, caro Antonio,…
Potrei chiedergli perché è ricoverato, di che cosa soffre, ma non lo faccio; per uno strano pudore ed uno strano senso di discrezione, che sempre mi prendono, quando qualcuno mi parla dei suoi problemi di salute, e che mi inducono a non fare troppe domande; per evitare magari risposte imbarazzate ed aspettare che sia l’altro a dirmi quello che ritiene opportuno e nei limiti che egli ritiene opportuni. Intanto Antonio continua:
-Forse potevo non farlo, ma ti ho voluto chiamare, perché tu non pensassi che io ho dimenticato la mia promessa. Anzi, sai che ti dico? Che, appena esco dall’ospedale, la prima cosa che faccio è quella di organizzare il nostro incontro a Lorica. Tieniti pronto.
-Anto’, ma quanti problemi ti crei! Sono cose che capitano e comunque pensa a guarire, che è la cosa più importante. Poi penseremo al resto. E intanto ti saluto con affetto, ti abbraccio forte. Salutami anche tua moglie. Ciao, a presto. E stai tranquillo.
- Ciao, ti abbraccio anche io. Forte.
Passano i giorni, le settimane, i mesi e di Antonio non so più nulla, né lui si fa più vivo. A distanza di quasi un anno mi ritrovo con Giovanni a Lorica. Come sempre, andiamo da Amedeo. Saluti di rito, calorosi come sempre, e subito Amedeo mi dice:
-Ricordi Antonio, il tuo amico e compagno di scuola di Cariati? E’ morto, per un male incurabile. Ma, quando l’hai visto tu, era già ammalato, e, evidentemente, era giunto alla fine. Mi dispiace per lui… Ho perso un amico... Mi ha chiamato la moglie qualche tempo fa, per dirmi che il marito era morto e che, almeno per il momento, è difficile per lei venire fino a Lorica.
La notizia mi lascia di stucco. Capisco tante cose, che ignoravo, ed avverto per lui, per la sua memoria, una dolce e struggente pietà.
Mentre pranzo nella trattoria di Amedeo, cerco di dimenticare quanto di doloroso è legato al ricordo del caro Antonio, ma non ci riesco facilmente.
A distanza di un anno ancora, mi ritrovo da Amedeo e lui, dimenticando di avermelo già detto, mi ripete la notizia. La cosa mi fa riflettere. Penso a quanto siano labili a volte i ricordi delle persone cui abbiamo voluto bene e che ci hanno voluto bene. Mi prende un senso di colpa, che cerco di riscattare con il racconto della sua vicenda, un racconto che dedico a lui e che racchiude  le parole che non gli ho dette e che gli avrei dette di persona, col cuore in mano, se fossi stato presente e al corrente della sua dipartita.
Caro Antonio, ti ricordo in quell’ultimo giorno che ti ho visto dal nostro Amedeo. Eri sereno quel giorno e a me apparivi sereno, anche perché io non conoscevo le tue pene. Tu stavi vivendo intensamente e fino allo spasimo quegli ultimi giorni che ti restavano da vivere, come chi non ha rimpianti o non ha nulla da rimproverarsi, perché, anche nel momento del dolore, si è grati alla vita e a quello che essa ci ha concesso. Si dice che chi è al corrente della sua prossima fine, vive attimo per attimo, giorno per giorno, come per gustare  gli ultimi sapori di una parabola che sta per concludersi. E tu l’hai fatto, nell’entusiasmo che ti prese quel giorno, nella gioia che traspariva dal tuo volto, nella voglia di continuare a vivere e di vivere fino all’ultimo giorno.
Quel tuo giorno a Lorica, a ripensarci adesso, a distanza di due anni, è stata una lezione di vita, per chi ha saputo e voluto leggere, nei lineamenti del tuo volto, la tua tranquilla e fiduciosa sicurezza.
Io non so come tu hai vissuto i tuoi ultimi giorni. Immagino, anzi ne sono sicuro, che, anche se eri disteso in un lettino d’ospedale, ti sarai sollevato ed avrai atteso in piedi l’arrivo della vecchia signora e, quando lei ha bussato alla tua porta, tu lei avrai soltanto detto:
-Sono pronto. Un attimo. Debbo solo prendere il cappotto.
Poi le hai porto la mano e con lei ti sei avviato, con passo leggero, fino a scomparire, in fondo alla strada.
Ezio Scaramuzzino
Foto1 - La trattoria Antichi Sapori Silani a Lorica
Foto2 - Amedeo, il gestore del locale

giovedì 5 settembre 2019

Il Vis-Conte raddoppiato - 1



Finalmente il nuovo governo è nato; è nato settimino, quindi un po’ gracile, ma è nato. C’era qualche preoccupazione di possibili aborti all’ultimo momento, ma per fortuna tutto è filato liscio, grazie anche alla sapiente e non disinteressata regia della mammana Mattarella, e finalmente possiamo dare sfogo al nostro entusiasmo e gridare Gloria in excelsis Deo.
Ho appena letto la lista dei ministri. Per qualcuno mi son dovuto documentare, ma l’impressione generale è positiva e beneaugurante per il futuro del nostro Paese. Di seguito qualche prima impressione.
Presidente del Consiglio – Giuseppe Conte
Uno che, illustre sconosciuto fino ad un anno fa, riesce a sopravvivere ai marosi della politica e  salva sinecura e posizione, è una garanzia anche per l’Italia. Sono sicuro che il famoso stellone, che finora ci ha protetti, d’ora in poi si identificherà sempre di più con la sua immagine. E poi il nostro è devotissimo di padre Pio. E padre Pio è o non è il Santo dei miracoli?
Ministro degli esteri – Luigi Di Maio – M5S
Se si pensa che fino a qualche anno fa vendeva bibite al San Paolo, bisogna ammettere che la sua carriera è stata fulminea. Unico neo: non conosce l’Inglese, indispensabile all’estero. Ma questa è anche la sua fortuna: l’Inglese non ha il Congiuntivo, nel quale notoriamente il nostro è deboluccio. Altro piccolo neo: non conosce bene la Storia e la Geografia. Ma qualunque usciere del Ministero potrà spiegargli che Pinochet non è mai stato Presidente del Venezuela e che la Russia non è bagnata dal Mar Mediterraneo.
Ministro degli Interni - Luciana Lamorgese, tecnico
Ex prefetto di Milano, al di là delle sue eventuali capacità, è stata scelta con l’unico intento di  catalizzare le critiche che qualunque politico avrebbe attirato su di sé, nel posto che fu di Salvini. Dal che si deduce che nella politica italiana si invera una famosa massima calabrese: u fùjiri è brigogna, ma è sarvazion ’i vita (scappare è vergogna, ma è l’unica salvezza di vita).
Ministro della Giustizia – Alfonso Bonafede – M5S
E’ uno dei pochissimi riconfermati del precedente governo, dal che si deduce che la sua azione è stata giudicata positivamente dal suo partito di riferimento. Gli si riconosce il merito di aver abolito di fatto, dal primo Gennaio 2020, la prescrizione dei reati, per cui chiunque dovesse incappare nelle maglie della giustizia italiana, potrà e dovrà tranquillamente considerarsi imputato a vita. Ci si attende da lui qualche altra buona idea, sulla falsariga di quanto sostiene il suo profeta Piercamillo Davigo: Non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti. Ad esempio: perché non regalare a tutti i bambini italiani, quei pochi che ancora nascono, un certificato di colpevolezza preventiva con conseguente iscrizione al casellario giudiziario?
Ministro Infrastrutture e Trasporti – Paola De Micheli – PD
Deve solo riuscire a non far rimpiangere Danilo Toninelli ed in questo è fortunata, perché non ci vuole molto. Intanto lei ha già fatto di tutto per adeguarsi al suo predecessore. In qualità di Presidente e Amministratore delegato, è riuscita a far fallire Agridoro, l’Unica società da lei gestita in vita sua. E’ stata anche per quasi due anni Commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016. E grazie alla sua opera tutta la zona terremotata è ora “più bella e più superba che pria”, come diceva Petrolini della Roma di Nerone.
Ministro affari regionali ed autonomie – Francesco Boccia – PD
E’ stato nominato  perché notoriamente avverso ad ogni forma di autonomia, specie delle regioni del Nord. A questa avversione ha probabilmente contribuito anche la moglie Nunzia De Girolamo, ex deputata di Forza Italia, poi ministro nel governo Letta, poi scissionista di Forza Italia, poi rientrata in Forza Italia, infine candidata per Forza Italia alle ultime politiche nel collegio “nordista” Bologna-Imola e regolarmente trombata, attualmente soubrette televisiva.
Ministro lavoro e Politiche sociali – Nunzia Catalfo – M5S
Siciliana, è stata nominata in qualità di massima esperta per il suo partito del Reddito di Cittadinanza, che, come è noto, ha procurato lavoro a milioni di Italiani. Se il buon giorno si vede dal mattino…
Ministro pari opportunità e famiglia – Elena Bonetti – PD
Fedelissima di Matteo Renzi e trombata alle ultime elezioni, deve la  nomina alle sue idee aperte in materia di famiglia e di etica sessuale, talmente aperte che non è da escludere una rivalutazione positiva delle incresciose (per il PD) vicende di Bibbiano.
Non rinfacciatemi il tono semiserio del mio discorsetto. Meglio riderci di sopra, o almeno sorridere. Che altro si può fare?
Mi riservo di ultimare la rassegna in un post successivo, in attesa che alcuni illustri sconosciuti forniscano adeguata materia di riflessione.
Coraggio! E a presto…
Ezio Scaramuzzino

mercoledì 28 agosto 2019

L'ora del coglione



A proposito dell’attuale situazione politica, Vittorio Feltri ama ripetere spesso che almeno una volta nella vita l’ora del coglione può colpire chiunque, comprese le persone intelligenti. Pare che l’espressione sia di origine toscana, ma qualunque ne sia l’origine, la condivido in pieno.
Per rimanere alla storia recente, Matteo Renzi, dopo una serie di toccatine lievi, ne fu colpito in pieno al momento del referendum e della sua improvvida e non richiesta promessa di ritirarsi in caso di sconfitta.
L’altro Matteo invece, il nostro Matteo Salvini, ne è stato colpito in pieno nel corso della recente crisi di governo e ne sta pagando le conseguenze. Gli ultimi sondaggi (Ipsos sul Corriere della sera) danno la Lega in calo di 4-5 punti rispetto ai sondaggi precrisi e lo stesso Salvini in calo dal 51 al 36% nell’indice di gradimento personale.
Sono convinto che questo generale arretramento non è stato determinato dalla mozione di sfiducia, del resto largamente condivisa dall’elettorato di centrodestra, ma dalla gestione fattane da Salvini, con ripensamenti, titubanze  e retromarce che hanno dato il fianco a lazzi e sberleffi vari, oltre che a vere e proprie pernacchie sparategli in faccia da parte dei suoi nemici, compresi i Grillini. E dico volutamente “nemici”, non “avversari”, perché nel caso di Salvini il legittimo contrasto politico si è trasformato spesso in odio, come forse non era mai successo in precedenza.
Non ci vuol molto a capire che lo sberleffo, al quale si risponde con voce flebile, prima o poi ti aliena le simpatie degli elettori. Perché gli elettori, quelli che ti seguono, quelli che ti danno il voto, possono anche mettere in conto di perdere una battaglia, ma non sono disposti a perdere la faccia e comunque a perdere la loro dignità insieme con la tua. Ed in questa vicenda Salvini è apparso a tratti patetico, fino a rimetterci una buona parte del credito accumulato nel corso degli ultimi due anni.
Salvini è certamente una persona intelligente, ma forse non ha capito che non si può scherzare con la dignità degli elettori, i quali, se si sentono umiliati, mettono in conto di abbandonarti, pur continuando ad avere fiducia in te. Anche perché, bisogna pur dirlo, Salvini avrà mille difetti, ma resta pur sempre il meglio o il meno peggio di quanto offre la piazza.
E vedere i minorati grillini che lo insultano; vedere Di Maio che storce la bocca a culo di gallina, quando sente il suo nome, in perfetto stile clerico- democristiano, da finto-abatino quale è; sentire Morra, il senatore Morra, il calabrese Morra, che volutamente e coscientemente confonde il Rosario di Salvini  con i pizzini degli ‘ndranghetisti, di cui forse ha sentito parlare nella sua qualità di presidente della commissione parlamentare anti-mafia; sentire Conte che nella solennità del Senato gli dà del violento e dell’inaffidabile; sentire e vedere i PDioti che quasi gli impediscono di replicare al Senato, i Pdioti, che finalmente gongolano perché sentono di poter rimettere le chiappe su quelle sedie da cui erano stati cacciati a pedate dagli Italiani.
Ecco, vedere e sentire certe cose fa male al cuore e fa ancora più male se la tua replica è debole e confusa. Perché, io almeno la penso così, a brigante brigante  e mezzo e, se uno ti dà un cazzotto, in politica devi replicare con una gragnuola di calci in culo. Non cercare giustificazioni, non chiedere e, soprattutto, non pietire.
Al momento in cui scrivo sta per nascere il nuovo governo M5S-PD, a meno di improbabili rotture dell’ultima ora. Ma ci voleva molto a capire che sarebbe andata così e che la Lega sarebbe finita all’opposizione? Forse in Italia solo Salvini non l’aveva capito o perlomeno non l’aveva messo in conto, tanto si sentiva sicuro delle elezioni anticipate.
Ma Salvini lo sa che al Quirinale c’è un certo Mattarella che, pur di non  andare ad elezioni anticipate, sarebbe stato disposto a fare a piedi dieci volte il tragitto dal Quirinale alla basilica di San Francesco d’Assisi? E lo sa Salvini che a quel posto ce l’ha messo Matteo Renzi in persona, cioè il PD?
Ma, tutto sommato, è meglio che sia finita così. Sono curioso di vedere cosa faranno insieme Grillini e PDioti. L’unico elemento che li collega è  la comune convinzione che lo Stato è un qualcosa da spolpare a fini personali e che nella vita è sempre meglio campare a spese dello Stato piuttosto che a spese proprie. Non che simili idee ogni tanto non circolino pure a destra, ma, in questo versante, è più facile imbattersi in qualche ingenuo, talmente ingenuo da ritenere che la ricchezza, prima di distribuirla, è pur necessario che qualcuno la produca. Per noi si tratta solo di avere pazienza, forse più di quanta ne abbiamo avuta sempre. E, oltre tutto, ad aspettare siamo pure abituati. Dovremo solo “attraversare la nostra penombra” o  “fare il nostro  lungo viaggio”, come dicevano alcuni (Lalla Romano, Ruggero Zangrandi) per altre epoche.
Coraggio!
Ezio Scaramuzzino

martedì 20 agosto 2019

Crotone, viale Gramsci by night



Una foto di Viale Gramsci, il lungomare di Crotone, scattata alle 21.30 di stasera 20 agosto 2019. Il tratto raffigurato è quello in cui una recente ordinanza comunale ha vietato ogni forma di parcheggio, sosta e transito dalle 20.30 all'1 di notte per tutta l'estate fino al 15 settembre 2019.
        Come può facilmente notarsi, la ressa della gente supera ogni umana aspettativa, gli spintoni e le liti per passare sono un fatto continuo e non trovasi un angolino libero nemmeno per respirare. Non parliamo poi dell'affluenza clamorosa dei clienti nei pochi locali pubblici della zona, che, verosimilmente, sono stati i primi a partorire l'idea e a suggerirla poi agli amministratori che, naturalmente, l'hanno recepita senza battere ciglio. Bisogna soltanto suggerire a chi di competenza di inviare sul posto qualche vigile in più, che possa regolare il traffico umano ed evitare quindi ingorghi paurosi, oltre che pericolosi per l'incolumità delle persone. Bisogna in ogni caso essere grati al nostro sindaco Ugo Pugliese per la felice idea, partorita con lungo travaglio delle meningi  di tante persone e poi portata felicemente ad esecuzione.
Io, che abito nella via interessata, posso garantire che lo spettacolo della folla traboccante e tumultuosa si ripete ogni sera e non è da escludere per il futuro un maggiore e più proficuo utilizzo della via in questione, magari similmente a quanto avviene a Siena per il Palio e l'utilizzo di Piazza del Campo.
      Un solo suggerimento ai nostri amministratori. Gli abitanti della via chiedono unanimemente ed a gran voce che il divieto venga esteso almeno fino alla fine dell'anno e che, in alternativa, l'ordinanza venga mutata da provvisoria a definitiva, in modo che possa allietare per il futuro la vista e l'udito dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri pronipoti, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Ezio Scaramuzzino

domenica 18 agosto 2019

La retromarcia di Salvini



Avanzata francese e ritirata spagnola, si dice abitualmente quando uno avanza con irruenza e con altrettanta irruenza si ritira. E’ quello che sta succedendo a Salvini, che ha fatto  e sta facendo retromarcia su tutta la linea e, arrivati a questo punto, non è dato sapere che fine farà la sua mozione di sfiducia al governo Conte, non potendosi nemmeno escludere che egli finisca col ritirarla.
Bisogna pur dire che questa crisi Salvini l’ha iniziata male e la sta concludendo peggio. E comunque tutto questo ci può anche stare, perché in politica le battaglie si possono anche perdere.
 Il fatto che egli possa aver commesso degli errori, anche gravi, non avendo avuto ben chiare tutte le conseguenze della sua iniziativa, non ci induce comunque a perdere la fiducia in lui. Noi non siamo di quelli che fino a ieri gli consigliavano di rompere con i Grillini e, ora che l’ha fatto, gli rimproverano  acerbamente di averlo fatto.
D’altra parte gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto confermano che il suo elettorato continua a sostenerlo. Dopo lo scoppio della crisi, l’ultimo sondaggio di Panorama conferma la Lega al 38% e su Sky, un sondaggio, velocemente messo in piedi a proposito dell’Open Arms e dei clandestini fatti sbarcare, ha dato un responso clamoroso, ma non tanto: favorevoli a Salvini ed ai porti chiusi  71%,  contrari 29%.
Chi ha sostenuto Salvini, continua a sostenerlo ed è disposto a dargli una mano volentieri, perché, a guardarci attorno, magari capiamo che Salvini non è Napoleone o Winston Churchill, ma capiamo pure che egli resta comunque il meglio, o il meno peggio se vi piace, di quanto c’è sulla piazza e di quanto offre attualmente il mercato politico.
Questa immutata fiducia dei suoi sostenitori non deve però illudere Salvini più di tanto, perché tutti sono disposti a mettere in conto che gli possa perdere una battaglia, ma nessuno mette in conto che egli possa perdere la guerra o, peggio, che egli possa perdere la faccia e la dignità.
Perché in questa strana crisi, in cui finora è successo di tutto, sta succedendo anche un fatto curioso. Salvini riceve quotidianamente i soliti insulti e le solite minacce di sempre, ma gli insulti più sanguinosi e volgari li riceve proprio dai suoi “amici” o ex-amici grillini. Non riporto questi insulti solo per evitare il voltastomaco ed il vomito, mio e dei miei venti lettori.
Sentire il bibitaro Di Maio, o il minus habens Fico, quello che si è laureato al DAMS con la tesi su Mario Merola, tanto per capirci; sentire “l’avvocato del popolo”, principe del foro (boario)  e miracolato Conte, devotissimo di Padre Pio (e ci credo!); sentire Di Battista, il dottor Di Battista, pure lui con laurea al DAMS, quello che, insufflato da Travaglio, si crede un Barzini o un Montanelli redivivo; ecco, sentire tutti costoro parlare di slealtà, tradimento, indegnità morale, è qualcosa che supera ogni limite del linguaggio politico e della sopportazione umana.
Per non parlare poi del Fatto Quotidiano, organo semiufficiale dei Grillini, e del suo direttore Marco Travaglio, i cui fondi in questi giorni, più che alla storia del giornalismo, attengono alla storia della neuropsichiatria.
Salvini si limita ad incassare e non replica adeguatamente agli insulti, come volesse recitare il ruolo di persona civile tra gli incivili ed i cafoni, e/o volesse evitare di distruggere i ponti alle sue spalle. Ecco, Salvini deve stare attento: un politico, qualunque uomo politico, può perdere anche una battaglia, ma, se perde la dignità e l’onore, perde la fiducia degli elettori e finisce col perdere tutto.
Un solo consiglio per il capitano leghista: se deve essere guerra, che guerra sia. E, se deve rompere definitivamente, quale migliore occasione dello stillicidio della Open Arms e delle altre ONG?
Coraggio!
Ezio Scaramuzzino

venerdì 16 agosto 2019

Caro Salvini



Caro Salvini, sono uno dei milioni di Italiani che alle ultime elezioni hanno votato per te e non ho la pretesa di darti consigli, oltre tutto non richiesti. Mi preme soltanto far sentire la mia voce accanto a quella dei tanti  che in questo momento vogliono condividere la battaglia che stai combattendo.    
Sappiamo che la tua battaglia è ardua e che tanti sono contro di te.
1-Sono contro di te le alte gerarchie della Chiesa cattolica, perché tu hai smascherato il loro tentativo di svilire la Chiesa eterna di Cristo e di livellarla alle esigenze delle varie Caritas diocesane.
2-Sono contro di te le ONG e le Cooperative, che finora hanno lucrato sull’assistenza ai clandestini e che adesso non riescono a trovare un’altra ragione sociale al loro operato.
3-Sono contro di te i partiti di sinistra, abituati a fare in ogni tempo di tutto e di più, e che non si rassegnano alla loro, attuale, irrilevanza politica.
4-Sono contro di te i magistrati di sinistra, purtroppo numerosi, troppo numerosi, che non si limitano ad applicare la legge, ma avvertono la sempre più impellente necessità di interpretarla e di usarla  secondo convenienze politiche.
5-Sono contro di te i grandi mezzi tradizionali di informazione (Stampa e TV), che non si rassegnano al fatto che la gente preferisce la comunicazione diretta ed immediata dei social network (Facebook, Instagram,…)
6-Sono contro di te gli antifascisti eterni, gli antirazzisti eterni e tutti gli altri anti di ogni tipo, che si vedono sottratto il giocattolo dalle mani e che si accorgono che il re, il loro re, è nudo.
7-Sono contro di te i parassiti di ogni tipo, abituati a campare sotto mille forme di sovvenzioni statali (vitalizi, false pensioni di invalidità, redditi di cittadinanza fasulli, ecc…).
8-Sono contro di te quelli che campano solo per dire no (No TAV, No ponte, No Ilva, No questo e No quello) e che sarebbero felici di trasportarci indietro nel tempo, all’epoca in cui si viaggiava a dorso d’asino e con gli sciaraballi.
9-Sono contro di te quelli che accusano gli uomini di essere la causa del riscaldamento globale e che fingono di non sapere, “gretini”, che le attività umane incidono in maniera del tutto irrilevante su tale riscaldamento.
10-Sono contro di te i mafiosi di ogni tipo, che non si annidano solo nelle cosche, ma che si nascondono anche nei circoli  di potere, quando tale potere è inteso come cura del proprio “particulare”.
11-Sono contro di te quelli che sono contro la vita e sono invece a favore dell’eutanasia, del suicidio assistito, dell’aborto, dell’affidamento dei bambini a coppie gay, dello sradicamento dei bambini dalla loro famiglia naturale, come le tristi vicende di Bibbiano ci hanno rivelato in questi giorni.
12-Sono contro di te tutti quelli che spasimano all’idea che l’Italia possa scomparire, quell’Italia in cui siamo nati e vissuti, in attesa che essa possa diventare una poltiglia indistinta di gente indistinta, che ci soffocherà e ci annullerà.
Esclusi quelli elencati ai punti precedenti, il resto degli Italiani è con te.
Caro Salvini, al momento in cui scrivo, la situazione della Open Arms è ancora fluida e non è dato sapere come si concluderà. Ti diciamo di resistere, perché non sei, non devi sentirti solo e questa è la nostra linea del Piave. Con un unico consiglio. Nel momento in cui, per qualunque motivo, i clandestini dovessero sbarcare per decisione del buonista di turno, ritira la delegazione leghista dal governo, in modo che la tua sfiducia a Conte possa apparire ed essere legata ad un motivo serio, anzi drammatico, e non negoziabile.
 I vari Conte, Trenta, Di Maio e Toninelli passeranno, ma l’Italia non passerà, perché non vuole morire ed anche noi, che ti siamo vicini, non vogliamo morire.
Che Dio ti assista.
Ezio Scaramuzzino

giovedì 15 agosto 2019

Quello che ci attende



Ha fatto bene Salvini a sfiduciare il governo Conte? O ha fatto male? O doveva sfiduciarlo prima? O dopo? E quando? Subito dopo le elezioni europee? O dopo l’approvazione della prossima finanziaria? Il dibattito è aperto e si sentono molte opinioni in giro, alcune  espresse con la sicumera di chi ritiene di saperla lunga…
Sia ben chiaro: Salvini può anche aver commesso qualche errore tattico, ma il problema non è questo, non è quello del quando doveva farlo.
Secondo me, e l’ho sempre detto, Salvini questo matrimonio innaturale con i Grillini non doveva proprio farlo, sin dall’inizio, perché il gioco non valeva la candela ed i pochi vantaggi ottenuti, come qualche effimero successo sul fronte dell’immigrazione, non compensano i bocconi amari che ha dovuto ingoiare.
Non poteva che finire così. In quest’anno e mezzo di governo Salvini è stato messo in croce dagli avversari politici, e ci poteva stare, dalla magistratura, e si sapeva, dall’ Unione Europea, e c’era da aspettarselo, dai grandi mezzi di comunicazione, e non poteva che essere così. Ma è stato messo in croce anche dai suoi alleati di governo, sempre pronti a punzecchiarlo, a deriderlo, quando non ad insultarlo nel vero senso della parola.  Salvini aveva dalla sua parte solo la maggioranza degli Italiani.
La situazione è precipitata infine dopo le elezioni europee e ci restano ancora nelle orecchie le parole di  certi grillini: Salvini doveva essere contento e soddisfatto  del solo fatto di essersi potuto alleare con il M5S perché questo connubio aveva purificato la Lega  e l’”amico “ Di Maio è arrivato perfino a chiamarlo Dudù, come il barboncino di Berlusconi.  E Salvini, prima di difendere la sua dignità, doveva pur difendere la dignità del suo partito, di coloro che lo votano e di quella maggioranza di Italiani che credono in lui
Questi insulti non mi meravigliano più di tanto, perché rientrano nello stile politico di molta sinistra, ed i Grillini, a prescindere da ciò che dicono in merito, sono un partito di sinistra ed hanno anche la boria tipica di molti partiti di sinistra. Pretendono di aver abolito la povertà solo perché hanno incominciato a regalare soldi  con il cosiddetto Reddito di cittadinanza che sarebbe più appropriato chiamare Reddito degli sfaccendati e lo hanno fatto con il trionfalismo tipico di quella sinistra che non sa, o meglio finge di non sapere, che la ricchezza, prima di distribuirla, deve pur essere prodotta da qualcuno, perché altrimenti distribuisci e crei solo debiti per la collettività.
Ora quell’ insensato ed innaturale connubio tra Salvini e Di Maio, tra Grillini e Leghisti, è finito e si ritorna alla normalità. Da una parte  quelli che sono o si sentono di sinistra, dall’altra quelli che sono o si sentono di destra. Meglio così, meglio questo ritorno alla normale dialettica politica, senza stravolgimenti ed acrobazie che servono solo a confondere e sconcertare gli elettori. “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, diceva Qualcuno vissuto circa duemila anni fa.(Mt5,17-37)
Quanto alla prossima mozione di sfiducia, non c’è bisogno di essere profeti per sapere come andrà a finire. La mozione non passerà, il governo sarà salvo ma questo non impedirà a Conte di rimettere comunque il suo mandato. Ci saranno le consultazioni al Quirinale, ma tutto è stato già deciso o sarà deciso in questi giorni.
Avremo un nuovo governo ed una nuova maggioranza, con Il PD, il M5S e qualche  riempitivo. Chi sarà il capo del governo?! Potrà ancora essere Conte, ma non interessa, perché per costoro è ancora valida l’affermazione di Lenin secondo cui nelle società strutturate da “loro”, anche una cuoca può  governare e d’altra parte, dopo aver avuto primi ministri come Gentiloni e Letta, forse è proprio vero che anche una cuoca può farlo.
Non tutto il male vien per nuocere. La Lega ed il Centrodestra staranno all’opposizione e la nuova maggioranza governerà. Certo, tre anni  e mezzo sono lunghi da passare, come diceva una canzone di Rosanna Fratello di tanti anni fa, ma potremo avere qualche sorpresa adeguata ai tempi che stiamo vivendo.
Probabilmente ritornerà Renzi, l’altro Matteo, e pretenderà il Ministero degli Interni, proprio quello di Salvini. Immagino che vorrà far ritornare i tempi felici di quando governava lui, con i porti non aperti, ma spalancati, e milioni di Africani che verranno a farci visita, non come turisti purtroppo. Avremo l’approvazione immediata dello Ius Soli, perché bisogna pur sostituire i milioni di Italiani che non votano più PD. Avremo quasi certamente Maria Elena Etruria Boschi in un ministero finanziario, vista la competenza da lei acquisita nei rapporti con le banche. Forse non potremo vedere Valeria Fedeli all’Istruzione, perché tale Ministero è rivendicato dai Grillini, che intendono assegnarlo a Roberto Fico, il quale, per chi non lo sapesse, ha una laurea al DAMS con tesi sulla canzone neomelodica napoletana e su Mario Merola. Penso che anche Giggino Di Maio potrà continuare a fare il Ministro del Lavoro, evitando di dover ritornare a casa, o ritornare a lavorare allo Stadio San Paolo di Napoli nel caso ci fossero state elezioni anticipate.
        Ma il culmine di tanto fervore politico e amministrativo sarà, sono pronto a scommetterci la camicia, l’elezione di Beppe Grillo alla Presidenza della Repubblica. Non che un comico non possa diventare Presidente della Repubblica, ci mancherebbe, e del resto di recente anche in Ucraina un comico è diventato Presidente. Ma son sicuro che Grillo ci metterà qualcosa di  più e di suo. Immagino già la scena. A fine anno Grillo abolirà l’inutile discorso del Presidente alla nazione e lui, già abituato anni fa al Vaffaday, per la notte di Capodanno istituirà il Vaffanight. L’Italia sarà la prima nazione al mondo a poter godere di questo privilegio.
        Avremo tutti la fortuna di assistere a questi meravigliosi cambiamenti, sicché un giorno potremo anche raccontarlo ai nostri nipoti e dire…IO C’ERO.
Ezio Scaramuzzino