mercoledì 30 settembre 2020

Un giudice per Salvini


Il 3 ottobre inizia a Catania il processo a Salvini per i noti fatti legati alla sua attività di ministro contro l’invasione di clandestini. Forza Italia e Fratelli d’Italia, in tale circostanza, hanno deciso di unirsi alla Lega per una dimostrazione di tutti i parlamentari da tenersi nella città siciliana.

Bisogna dire che si tratta di un buon inizio, ma che si tratta pur sempre del minimo sindacale. Non si può certo sperare che questa dimostrazione possa smuovere più di tanto la magistratura o che possa comunque segnare un’inversione di rotta rispetto al vergognoso e stomachevole andazzo che contraddistingue, ormai da troppo tempo, la lotta politica nel nostro Paese.

E’ il caso di dire che non se ne può più. Da fin troppo tempo ormai la sinistra, quando non riesce a sconfiggere politicamente i suoi avversari o, meglio, quella che essa considera i suoi “nemici”, ricorre all’aiuto non del tutto disinteressato di quella magistratura, che ormai non si fa nemmeno scrupolo di fingere, e si appalesa per quello che veramente è: una corrente fra le tante del variegato mondo della sinistra politica.

Si incominciò tanti anni fa con Giovanni Leone, un galantuomo che fu costretto a dimettersi da Presidente della Repubblica, dopo che una ben orchestrata campagna di stampa e  la magistratura lo avevano coinvolto nello scandalo delle tangenti Lockheed. Inutile dire che alla fine di un  lungo calvario giudiziario Leone fu assolto da ogni accusa.

Visto che il colpo era ben riuscito con Leone, qualche tempo dopo si cercò di fare il bis con Francesco Cossiga, altro Presidente inviso alla sinistra. Si cercò di coinvolgerlo in scandali vari, tipo Gladio ed altri di natura finanziaria, ma ogni tentativo andò buca. Alla fine la sinistra giocò la carta della disperazione: fu fatta circolare la voce che Cossiga non stesse tanto bene di testa. Ma Cossiga non si arrese e rispose colpo su colpo. Non per niente alla fine fu definito “il picconatore”.

Altro caso clamoroso fu quello di Bettino Craxi, l’unico condannato illustre della stagione di Mani Pulite. In un periodo nel quale quasi tutti i partiti politici incassavano le tangenti e nel quale il Partito Comunista Italiano incassava più di tutti gli altri, perché alle tangenti interne aggiungeva quelle esterne provenienti dall’Unione Sovietica, l’unico partito che fu risparmiato dalla magistratura fu …indovinate quale?

Poi fu il turno di Silvio Berlusconi, il quale, bisogna pur dirlo, oltre a metterci del suo, si difese male, molto male dall’assalto giudiziario. Invece di affrontare a viso aperto i suoi persecutori, cercò di giocare a rimpiattino con i giudici, ricorrendo a cavilli, leggi ad personam ed altri sotterfugi che finirono col danneggiarlo politicamente. E’ storia fin troppo recente: condannato con un processo farsa per un’evasione fiscale, comunque non addebitabile a lui, è stato espulso dal Senato e, pur rientrato a pieno titolo nella politica attiva, è in eterna attesa di una totale riabilitazione.

Poi la magistratura mise sotto tiro Matteo Renzi, fino a quando qualcuno avvisò i magistrati che Renzi, pur antipatico e cazzaro, era pur sempre un sinistro della scuola del Pd. E da allora è stato relativamente lasciato in pace.

Ora è il turno di Matteo Salvini. Matteo è l’attuale ossessione della sinistra e della sua longa manus giudiziaria e non casualmente i suoi processi si moltiplicano come i funghi sotto la pioggia autunnale. A differenza di tanti altri, egli appare deciso e tranquillo, oltre che risoluto a difendere il suo operato di ministro a viso aperto e con dignità. Qualche sera fa l’ho sentito citare una pur abusatissima massima di Ezra Pound : Quando uno non è disposto a lottare per le sue idee, o non vale niente lui, o non valgono niente le sue idee. Complimenti!

E’ presto per dire come andrà a finire, anche perché la persecuzione è appena agli inizi, ma è lecito sperare bene. Solo sperare, sia ben chiaro, perché queste cose si sa come iniziano, ma non si sa mai come si concludono e l’esperienza induce ad essere prudenti. D’altra parte Salvini è un politico che è configurato dai suoi nemici politici e dalla stampa fiancheggiatrice in un modo pressoché unico. Contro di lui è lecito tutto, compresi gli insulti più sanguinosi, ma se ogni tanto egli abbozza una sia pur garbata risposta, diventa subito un fomentatore di odio.

La magistratura è potente, si sa, ma anche la politica, se è decisa, se è risoluta, se non si lascia intimidire, ha le sue carte da giocare. Il centrodestra deve essere ed apparire compatto, deve muoversi all’unisono, deve capire che in questo processo è in gioco il suo futuro, non solo quello di Salvini.

La magistratura finora ha giocato con una certa parte politica come il gatto con il topo, decidendo di volta in volta come, quando e dove colpire. Ma, al punto in cui siamo, il gioco non regge più e non vale più quanto poteva valere per il passato, quando ci si consolava del fatto che avevi salvato la tua testa, anche se era rotolata la testa del tuo amico o del tuo alleato. Oggi stanno colpendo Salvini, ma domani colpiranno la Meloni o riprenderanno a colpire Berlusconi, se sarà necessario. Un’accusa la si può sempre inventare ed una certa stampa compiacente o addirittura collusa è sempre lì, pronta ad azzannare chi non si conforma al pensiero unico o non è disposto a cantare nel coro.

Del resto il momento è delicato e, anche se stentiamo a rendercene conto, penso che sia un momento storico. Al di là di quanto accaduto in passato, è la prima volta che nel nostro Paese si porta a processo il leader dell’opposizione, non per reati comuni, ma per reati politici o presunti tali. Bisogna stabilire, una volta per tutte, se in questo nostro Paese un ministro è libero di prendere un’iniziativa politica o se prima deve chiedere il permesso ai giudici.

Nemmeno ai tempi del Fascismo la magistratura apparve così prona ai voleri di chi governava. Nemmeno nella Cina nazi-comunista dei tempi nostri, in quella dittatura, avvengono cose simili, o per lo meno, se anche avvengono, le tengono nascoste, mentre in Italia queste cose si fanno alla luce del sole, così, come se fosse un fatto normale.

L’attuale gruppo di potere in Italia non si vergogna di portare l’Italia allo sfacelo e di colpire al cuore la vita democratica. Bene. Diciamoci disposti, se proprio lo vogliono, a dar loro una mano. Per quanto modesta possa essere la mia persona, per quanto inutili e disperate possano essere le mie parole, voglio dare ai politici del Centrodestra un suggerimento, anche se non richiesto.

Se l’accanimento giudiziario nei confronti di Salvini dovesse continuare, se il processo a Salvini dovesse apparire, nella sostanza e al di là delle apparenze, un’ignobile farsa, tutto il mondo politico legato al Centrodestra pensi seriamente a dimissioni di massa. Si dimettano deputati, senatori, governatori, sindaci, consiglieri. L’Italia se la governino lorsignori, da soli, da papponi e despoti. In questo caso sarebbe inutile alimentare speranze, illusioni, rapporti umani, fiducia nel futuro. Meglio disperare e fare tabula rasa di tutto, con la sola compagnia del vento, della nebbia, della pioggia. E infine del sole, per riprendere a sperare…

Ezio Scaramuzzino

domenica 23 agosto 2020

Il costo della casta

 

Un'inchiesta della UIL di qualche tempo fa ci informa che in Italia circa 1.200.000 persone vivono di politica, nel senso che la loro attività esclusiva o principale consiste nel ricoprire una carica politica o comunque di natura politica. L'inchiesta fa riferimento a parlamentari europei, deputati, senatori, ministri, viceministri, sottosegretari, governatori, assessori regionali, deputati regionali, sindaci, assessori, consiglieri comunali di grandi città.

A costoro, politici in senso stretto, bisogna aggiungere almeno altre 500.000 persone: consiglieri d'amministrazione di società pubbliche e parapubbliche, personale degli organi di controllo, personale di supporto degli uffici pubblici, portaborse, collaboratori,  consulenti, personale a contratto, ecc. ecc.

Aggiungiamo poi i sindacati, compresa la UIL, altre 300.000 persone, che, solo apparentemente, non fanno parte del mondo politico, ma che in realtà sono l'altra faccia della medaglia, con continui passaggi e scambi di poltrone tra le due parti e relativi privilegi. Basta dire che i sindacati possono licenziare senza giusta causa, non hanno alcun obbligo di rendicontazione e quindi di presentazione di un bilancio annuale, non pagano tributi locali o statali sulle loro sedi, fanno pagare alla collettività molti dei loro dipendenti con la tecnica del distacco sindacale.

Siamo arrivati a 2.000.000 di persone circa. Ma non si dimentichi che ognuno di questi mantiene una famiglia, circa 3-4 persone, per cui arriviamo a circa 8.000.000 di persone. Non dimentichiamo ancora quelli che, pure essendo privati, magari sono fornitori degli enti pubblici e quindi sono strettamente legati al potere politico, senza il quale non sopravviverebbero.

Si ricordi ancora che il potere politico-amministrativo, a suo insindacabile giudizio, finanzia e mantiene in vita circoli culturali o presunti tali, cooperative di ogni genere, sagre e fiere paesane, attivisti graditi al potere, gruppi che si interessano di qualunque cosa pur di avere una sovvenzione, come quelli, tanto per fare un esempio, per la protezione del prosciutto San Daniele o per la tutela della Foca monaca o per la memoria della Resistenza.

Ampliando l’inchiesta della UIL, di cui all’inizio, per concludere, si può tranquillamente affermare che nel nostro Paese, su circa 65.000.000 di abitanti, bambini compresi, almeno 25.000.000  dipendono dalla politica per il loro sostentamento.

E' grave tutto questo e non ha paragoni nel mondo, almeno nel mondo occidentale, ma è ancora più grave il fatto che gli stipendi di questo mondo politico costituiscono un altro unicum insuperato e insuperabile.

Solo qualche esempio. Nella classifica delle spese per le residenze dei capi di stato, l'Italia è al secondo posto nel mondo dopo il sultanato del Brunei. Il Presidente della Provincia di Bolzano ha uno stipendio superiore a quello del Presidente degli Stati Uniti. Al parlamento europeo lo stipendio mensile  di un deputato italiano è nettamente più alto rispetto a quello un di qualunque altro deputato e, prima di una recente riforma che ha attenuato un po’ le differenze, era 8-10 volte più alto di quello di un deputato della Lettonia o dell’Estonia.

        In tutto questo tripudio orgiastico di soldi, capita a pennello il prossimo referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, che passano da 945 a 600. Ci sono dubbi su come votare? E' concepibile che ci possano essere dei dubbi?

        Personalmente sono convinto che la riduzione passerà facilmente e che proprio non c'è partita. Ma, negli ultimi giorni, si stanno levando le voci finora assopite dei contrari, in alcuni casi voci sorprendenti di persone che talvolta vengono ritenute, o si ritengono, autorevoli.

Si obietta1: ma il referendum farà risparmiare poco. Risposta: Intanto da qualche parte bisogna pur cominciare a tagliare e poi poco un corno. Si tratta pur sempre di qualche miliardo di Euro, che si potranno impiegare in spese produttive e non per foraggiare la casta.

Si obietta2: ma molti politici lavorano bene e sono utili. Risposta: Diciamo pure che solo pochi lavorano bene e sono utili. La stragrande maggioranza è costituita da un’accozzaglia di gente senza arte né parte, che è contenta di vivere lautamente sulle spalle dei contribuenti. E’ pur vero che tutti i politici, comprese le nullità, sono convinti di essere il centro dell’universo e di essere indispensabili, ma si tratta solo del contrario della teoria evoluzionistica di Lamarck, ben conosciuta, della funzione che crea l’organo. In questo caso si tratta dell’organo che crea la funzione, nel senso che ogni politico, in mancanza d’altro, si inventa un qualunque compito che possa giustificare la sua esistenza, anche a costo di rendere complicata e difficile la vita degli altri. A tutte queste nullità bisognerebbe dire come la buonanima di Totò diceva all’onorevole Trombetta nel famoso sketch dello scompartimento ferroviario: Ma mi faccia il piacere…

Si obietta3: ma la riduzione comporterà anche una riduzione del livello di democrazia nel nostro Paese. Facile rispondere che la democrazia non dipende dal numero dei parlamentari. Se così fosse, gli Stati Uniti, con i loro 100 senatori, sarebbero meno democratici dell'Italia con i suoi attuali 315.

Si obietta4: ma con la riduzione ci saranno minori possibilità di controllo e minore trasparenza nell'attività politica. Risposta: L'Italia attuale è uno dei paesi con la più alta corruzione al mondo. L'eccessivo numero di addetti ai lavori favorisce il clientelismo, il parassitismo, il burocratismo, il familismo amorale e la corruzione. Ogni tanto qualcuno esagera e viene scoperto, ma quelli che la fanno franca sono una platea sterminata. Anche perché è pressoché impossibile controllare tutti e quindi spesso si preferisce sorvolare sui reati minori.

Si obietta5: ma con la riduzione alcuni territori sarebbero poco rappresentati nelle istituzioni. Risposta: Ogni territorio, ogni regione italiana avrà i suoi eletti, pochi o molti che siano e, se saranno pochi, saranno comunque sufficienti ed adeguati alla bisogna. D'altra parte, per restare ai nostri territori, il duplicato Corrado-Barbuto (la coppia Thelma e Louise del Crotonese) che dovrebbe rappresentarci, risulta attualmente adeguato? Ce li facciamo bastare e aggiungiamo che, per quel che fanno e per quello che costano ai contribuenti, sono pure troppe in due. Solo per un motivo le nostre due eroine risulteranno utili e cioè per poter costituire un caso da manuale di autoeutanasia politica. Come deputate grilline è presumibile che voteranno “Sì” e quindi, considerando il risultato del referendum e quello dei sondaggi, che parlano di una riduzione dei Cinquestelle di almeno il 50% rispetto alle ultime politiche, voteranno anche per la loro estinzione. Almeno in questo saranno state utili, se non a se stesse, almeno a Crotone, alla Calabria, all’Italia, all’Europa, al pianeta Terra, al Sistema solare, alla Via lattea ed all’Universo.

Si obietta6: ma si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dai Cinquestelle dei tempi eroici e che loro stessi, ora che sono diventati parte integrante della casta, probabilmente avrebbero avuto difficoltà a portare avanti, anche se continuano a sostenerla per non sputtanarsi completamente, più di quanto non siano già sputtanati. Risposta: L'iniziativa è giusta ed è l'unica iniziativa rispettabile imbroccata dai Grillini. Ma non è che, per fare un dispetto a loro, bisogna comportarsi come quel marito che, per fare un dispetto alla moglie, decise di tagliarsi le p.....

Si obietta7: ma la Costituzione, per come concepita  e strutturata dai Costituenti, presuppone un alto numero di parlamentari. Risposta: Erano altri tempi (1946) ed il numero effettivamente alto dei parlamentari fu probabilmente voluto dai Costituenti come antidoto democratico alle degenerazioni del Fascismo.

Si obietta8: La riduzione potrebbe creare delle sfasature istituzionali, similmente a quanto sarebbe avvenuto con le modifiche costituzionali volute a suo tempo da Matteo Renzi e che per questo furono clamorosamente  bocciate dagli elettori. Risposta: I due referendum sono profondamente diversi. Quello attuale è limitato e di facile e semplice controllo, per cui, nel caso di sfasature, è facile provvedere. Quello del Cazzaro Rosso era onnicomprensivo, profondamente innovativo e, con poche proposte lodevoli, ne proponeva molte profondamente errate, come quella, discutibile ed assurda, della riforma del Senato. Giustamente gli elettori la bocciarono. Ed anche io votai contro.

Si potrebbe continuare all'infinito, ma preferisco fermarmi qui. Aggiungo qualche ultima considerazione. La data del referendum si avvicina, ma non è ancora sicuro che si voti, perché la recrudescenza del Coronavirus potrebbe far saltare tutto, con sommo gaudio di Conte e dei suoi prosseneti, letteralmente atterriti dal voto per le regionali e le comunali, probabilmente fatali all'attuale maggioranza. Atterriti perché? Atterriti perché con lo sconquasso economico ormai all'orizzonte e l'ennesima, continua, desolante, tragica invasione dei clandestini, ormai il re è nudo e le eterne supercazzole, con cui i cialtroni cercano di capovolgere la realtà dei fatti, non bastano più. La gente è arrivata al limite dell’umana sopportazione e, se anche non è ancora pronta per i forconi, è già pronta ad usare l'arma del voto.

Coraggio!

Ezio Scaramuzzino

 

giovedì 13 agosto 2020

Un saluto grottesco e gaglioffo

 


Pare che il saluto con i gomiti, venuto in auge ai tempi del coronavirus, sia nato all'Università Luiss. Avete capito bene. Si tratta proprio della famosa università confindustriale, dove una volta (non so se lo fanno ancora) i docenti insegnavano e gli studenti imparavano l'Economia e la Scienza delle finanze. Fatto sta che proprio in questo ateneo un paio di docenti (dei quali è bene non citare i nomi, tanto non perdiamo niente), tra una lezione e l'altra e tra un seminario e l'altro, hanno tenuto un corso sui saluti al tempo del coronavirus, elaborando ed istituzionalizzando quel grottesco e gaglioffo saluto, che in seguito ha preso piede un po' dappertutto.

Che la stretta di mano fosse sconsigliabile in tempi di pandemia è un fatto. Che fosse opportuno ricorrere a saluti alternativi è un altro fatto. Ma che, per evitare il contagio, bisognasse salutare con i gomiti e regredire nel tempo fino a scimmiottare l'uomo di Neanderthal, non è un fatto, è semplicemente un gesto stupido, ideato da stupidi per persone stupide.

Ci avete fatto caso? Quasi tutti, mentre allungano il braccio e strofinano il gomito, si mettono a ridere, o almeno a sorridere. Di chi e di che cosa ridono? Certamente di se stessi, quasi a volersi scusare di essere costretti a fare quello che fanno, solo per seguire una moda, un andazzo. Certo, il sorriso e la voglia di scherzare e di autoprendersi in giro attenuano la colpa, ma l'imbarazzo resta, in chi compie il gesto ed anche in chi lo osserva.

Uomini politici di un certo livello, campioni sportivi, artisti famosi, hanno trovato il nuovo trastullo, il nuovo passatempo, che dovrebbe renderli più umani e più simpatici, mentre in realtà li rende solo più scemi, o li fa diventare scemi, se prima non lo erano.

D'altra parte, in tempi calamitosi come quelli che stiamo vivendo, in tempi nei quali imperano e comandano i cialtroni, che cosa ci si poteva aspettare di diverso? Il rapporto tra coloro che si salutano con i gomiti e chi raccomanda o favorisce l'andazzo mi ricorda un po' quello che si dice dei boy scout, che alcuni definiscono "dei bambini vestiti da cretini, comandati da un cretino vestito da bambino".

Certo, dai geni che si autodefiniscono tali sol perché hanno queste idee, sarebbe stato lecito aspettarsi che, prima di partorire la genialata, riflettessero un attimo ed andassero un po' (non molto) indietro nel tempo. Avrebbero forse trovato il saluto romano,  a mano aperta, semplice ed austero, espressione di un popolo che ha fatto la Storia. Ed avrebbero potuto usarlo senza che questo dovesse necessariamente significare l'accettazione delle deformazioni farsesche che di esso ha fatto il Fascismo.

Ma era pretendere troppo. In tempi di Political correctness si può accettare di tutto. Si può accettare che Giulio Cesare sia considerato un razzista ed un politico di infimo ordine, sol perché non ha inventato il Servizio Sanitario Nazionale ed il Reddito di cittadinanza. Si può ritenere accettabile che alcune minoranze sessuali si esibiscano in sguaiate processioni con conseguente esibizione di natiche  e di organi sessuali. E mi fermo qui. Non si sarebbe mai accettato il saluto romano. E forse è meglio così.

Ezio Scaramuzzino

martedì 4 agosto 2020

La dittatura flaccida e feroce


Questo articolo vorrei averlo scritto io, ma vedo e leggo che Max del Papa, insuperabile, ha già detto tutto in modo magistrale.

Ci sono gli aspetti eclatanti, costituzionali (anzi anticostituzionali) di un regime in fieri: i pieni poteri, la reiterazione del terrore emergenziale, gli oppositori spediti a processo, la censura sulle risoluzioni del sinedrio virologico. E poi ci sono le spie, i segnali che passano e vanno ma non sono meno gravi, meno allarmanti: questi propedeutici a quelli. Frutto apparente di sventatezza, di avventurismo ma forse è il contrario: una tortura sottile, autorigenerante, una pressione psicologica continua e metodica. Ci sono i marines spediti a pattugliare la spiaggia a Ventimiglia come fosse la Normandia, soldati in assetto contro pericolosissimi bagnanti; c’è la polizia calata nei sotterranei della metropolitana a intimidire, a multare quelli che negl’inferi surriscaldati non sopportano la mascherina e se la calano; c’è la psicopolizia dei decreti legge “contro l’omofobia”, norme fobiche di per sé, contro ogni dissenso, mascherine per la mente, maschere su maschere; e c’è l’afflusso sbracato, plateale di clandestini più o meno infetti, tutti irridenti, alcuni in assetto turistico con tanto di cani e gatti, e il governo li difende, dice senza mezzi termini che ce ne vogliono ancora di più, sempre di più e chi non è d’accordo è intollerante e deve essere neutralizzato.

C’è la nuova frontiera del “negazionismo”, dimensione odiosa, stigma nazista con cui marchiare ogni obiezione, dalla letalità di un virus ormai sgonfiato alla constatazione delle diversità sessuali, all’insofferenza verso una classe parassitaria che sbraca, sfascia, pretende, invade. Ci sono le campagne mirate contro gli scienziati dissidenti. Ci sono i rari artisti eccentrici, alla Bocelli, subito massacrati e indotti all’ autodafè: o ti rimangi quello che hai detto o non lavori più e ti faremo passare da tenore a storpio, da usignolo a cieco. E Bocelli abbozza, fedele alla massima di don Abbondio: se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare, o almeno non lo può mantenere.

La intolleranza dei tolleranti, la ferocia dei buoni non conosce limiti e questa isteria è un tipico segnale delle dittature in formazione. Sempre faziosi, immorali, hanno preso una sinistra esaltazione che non accetta moderazioni di sorta. Per Salvini, accusato (anche da chi scrive) di eccessiva moderazione, stanno apparecchiando un trattamento che, quanto a virulenza, rischia di fare impallidire quelli riservati a suo tempo a Craxi, a Berlusconi; li ha tutti contro, tutti lo azzannano per un pezzo, ieri c’era una vignetta infame di lui con la figlia e, dietro, un corpicino esanime a riva: “Papà, quello chi è?”. “Nessuno, cara, non è nessuno”. Roba da codice penale, ma nessuno fiata.

Non sono atti casuali, sono indizi precisi, sono moniti. In tutto questo il presidente Mattarella non vede, non sente e non parla, ligio alla consuetudine del silenzio assenso. Tutto lascia fare, tutto lascia passare un presidente che dovrebbe essere “di tutti gli Italiani”: e anche questo non lascia tranquilli, non prelude a niente di buono. Peggio di tutto, la mancanza di anticorpi: chi protesta, lo fa su Twitter, in modo sempre più stanco, rassegnato; i giornali d’opposizione fanno quello che possono, ma la propaganda collaborazionista è forte, è spalmata. Se a Berlino in 15 mila scendono in piazza per dire basta alle restrizioni ex Covid, il commissario Gentiloni subito li bolla come criminali, come stragisti pericolosi, come a dire: non azzardatevi in Italia, chè abbiamo i mezzi per controllarvi, per rispedirvi a cuccia.

C’è una strategia della menzogna e del servilismo che va oltre la vergogna e a protrarla sono i sedicenti a schiena dritta, quelli che accusano sempre tutti di essere venduti, prostrati, “slurp slurp”. Scandali enormi come Alitalia o Autostrade dopo un giorno passano in cavalleria. Non si dica poi di quello della magistratura, del caso Palamara che è già stato ridotto a macchietta, una sorta di Citaristi delle beghe giudiziarie che si permette perfino una certa autoironia. Intanto lo intervistano, lo invitano ai convegni… La normalità dell’immondo, dello spaventoso. Si dicevano tra loro i giudici, tutti frequentatori del politburo piddino: “Ma questo Salvini che fa? Non fa niente di male, applica le leggi, come si fa a perseguirlo se ha ragione?”. “E proprio perché ha ragione bisogna stroncarlo, bisogna distruggerlo”. E lo distruggono. Il Senato si regola come se quelle ammissioni non esistessero, lo manda a processo e poi altre toghe scarlatte ci penseranno ad applicare le leggi, dal codice penale distorto alla Severino che è un obbrobrio, la tipica norma autoritaria.

Dicono gli ottimisti: ma si dovrà pur votare. Sì, ma questi sono capaci di qualsiasi porcata, anche di inventarsi morie di ritorno che non esistono, anche di finire di prosciugare un Paese che già annaspa e rantola. Non c’è trasparenza su niente. Se Conte impone il bavaglio sugli errori e le bugie dei comitati, la impareggiabile Azzolina, e questo l’hanno notato in pochi, nega ogni trasparenza sul concorso per i dirigenti scolastici del 2017, nel quale era direttamente coinvolta.

Al punto che è sorto un comitato “trasparenza e partecipazione” e alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia hanno annunciato un’interrogazione “per chiedere la messa a disposizione del codice sorgente, in modo da garantire la regolarità del processo di selezione”.

Ma perfino un ministro come questa Azzolina può ridergli in faccia: sa che sono tempi, magari transitori, ma che intanto consentono ogni ribaltamento dell’etica politica, della prassi, del rispetto della Costituzione. Tempi di marines, di intimidazioni, di lettere e toghe scarlatte. Come a dire: questi sono i segnali che indicano un regime non più democratico e sempre meno democratico. Prima lo capite, meglio sarà per voi.

Max del Papa, Atlantico


martedì 21 luglio 2020

Addio, fratello mio

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Fratello mio, fratello nostro, fratello caro. Siamo qui, e ci siamo tutti, stretti vicino a te, perché tutti avvertiamo la sofferenza, il dolore, lo strazio per l'inizio del tuo ultimo, definitivo viaggio. Io e te siamo nati nella stessa famiglia, siamo poi cresciuti e vissuti nella stessa comunità, legati da quegli stessi vincoli e da quell'unico, comune destino, che ci ha tenuti l'uno accanto all'altro fino a qualche giorno fa. Siamo vissuti, fratello mio e tante volte non siamo riusciti ad esprimerci reciprocamente il bene che ci volevamo, per quel pudore che spesso  ci ha condizionati, nella convinzione che il bene, l'affetto, per non dire altro, non fosse necessario esprimerlo con le parole, anche perché non esistono parole che possano esprimere adeguatamente l'intensità di certi sentimenti. Sapevamo che il bene era meglio esprimerlo con il cuore, piuttosto che con le parole. Siamo vissuti così, fratello mio, spesso nel silenzio e talvolta nell'intesa espressa solo dai nostri sguardi, dalle nostre emozioni. 
Ma ora voglio che si sappia il bene che ci siamo voluti, l'affetto che ci ha legati, il dolore per la tua partenza. Ora che tu non sei più con noi, voglio palesare per intero il mio, il nostro dolore, anche se la mia voce è sommessa, come una volta, come sempre, come avviene tra persone che non hanno bisogno di gridare. 
Tu non ci sei più, ma a me resta tutto di te. Tu eri il mio fratello più grande, ma il più vicino a me negli anni. 
Ricordo ancora, come fosse oggi, quando io ero un bambino gracile e indifeso che si affacciava alla vita e tu mi proteggevi con la tua presenza. Bastava quella, la tua sola presenza, e guai a chi si permetteva di farmi del male, perché tutti gli altri bambini sapevano che in tua presenza non era consentito a nessuno essere prepotente con me.
Ricordo le giornate trascorse in campagna, le cavalcate a dorso di cavallo. Io mi aggrappavo a te e tu guidavi il cavallo al galoppo; passavamo sotto gli ulivi e tu mi gridavi continuamente "ramo", "cima", "piegati", per evitare che mi capitasse di ruzzolare a terra.
Ricordo quando mi insegnavi a distinguere le erbe buone e commestibili da quelle pericolose. Lo stesso facevi con gli animali che mi insegnavi a riconoscere e tu eri sempre disponibile a rispondere alle mie domande ed a soddisfare la mia curiosità infinita.
Ricordo quando a sera, di ritorno dalla campagna, mi portavi la frutta buona e qualche volta me la conservavi in un canestro speciale, avvisandomi che quella era solo per me.
Poi, come spesso avviene, le vicende della vita ci hanno separati e portati a vivere in luoghi ed in ambienti diversi, ma la distanza non ci ha mai impedito di continuare  a sentirci come parte della stessa, unica famiglia ed ad avvertire tra tutti i membri di questa famiglia un legame che non poteva affievolirsi e che è destinato a superare anche i confini dell'esistenza terrena.
Fratello mio, la vita non sempre è stata bella e splendente per noi. Abbiamo conosciuto la gioia e il dolore, la felicità e il rimpianto. Come sempre avviene del resto, come è per tutti. Ma una parte della mia felicità deriva anche dalla consapevolezza di aver vissuto una parte della mia vita accanto a te.
Fratello mio, ora non ci sei più e ci hai lasciati più  soli. Ed io sono qui a cercare di riempire con le mie parole il vuoto incolmabile che hai lasciato. Addio, addio, fratello mio.
Che la terra ti sia lieve.
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Il testo sarà letto nel corso delle esequie che si svolgeranno a Scandale, nella Chiesa Madre, il giorno 22 luglio 2020, alle ore 16,30.

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*Nella foto Ezio Scaramuzzino con il fratello Nando.

domenica 31 maggio 2020

Tornano i vitalizi in Calabria?

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Il giorno 26 maggio 2020 all’assemblea regionale (rigorosamente tutto in minuscolo) della Calabria è accaduto quel che non ci saremmo mai aspettati che potesse accadere. A fine seduta, su proposta dell’UDC Giuseppe Graziano, il quale, per fare in fretta, ha evitato di illustrare la sua proposta, l’assemblea (sempre in minuscolo) ha approvato in due minuti una leggina che, di fatto, reintroduce i famosi vitalizi. C’è da sottolineare che la proposta è stata approvata all’unanimità, senza differenze ideologiche o di partito.
Ai nostri onorevoli (sic!) rappresentanti non è bastato il coronavirus, non è bastato lo sconquasso sociale, economico e finanziario degli ultimi mesi. C’è da ritenere che essi volessero sottolineare la fine della pandemia ed il ritorno alla normalità e per loro la normalità, evidentemente, coincide con lo sperpero del denaro pubblico e con l’autobeneficenza.
Fa tristezza tutto questo, se proprio non si vuole dire che fa rabbia. E fa tanto più tristezza, quanto più si può  notare la protervia degli autori di cotanto scempio, quasi fossero sicuri della loro impunità di fronte all’opinione pubblica e agli stessi elettori che li hanno spediti in quel posto non certo perché essi si esercitassero in simili bizzarrie e infamie legislative. Basta dire che la stessa legge, tra tante altre amenità, non si fa scrupolo di premiare anche chi, per i motivi più vari, si fosse trovato nelle condizioni di aver frequentato l’assemblea anche per un solo giorno. Essa prevede infatti che basta riscattare i periodi senza contribuzione e poi, a 65 anni, si può godere tranquillamente il vitalizio per il resto della vita.
Ora, sia ben chiaro, non è che io mi meravigli più di tanto per quello che è successo. Non mi meraviglia più di tanto l’atteggiamento dell’onorevole (sic!) Pippo Callipo, ex candidato governatore per il Pd, il quale sostiene di non aver ben capito quello che stava approvando. Non mi meraviglia l’atteggiamento dell’onorevole (sic!) Domenico Tallini, presidente dell’assemblea,  il quale “non vede dov’è lo scandalo” (sono parole sue). E non si accorge, lo sventurato, sulla falsariga di quanto in Sicilia fa il suo collega di partito (Forza Italia) Gianfranco Miccichè, della sua evidente incompatibilità con la decenza, oltre che con l’intelligenza.
No, non mi meraviglia tutto questo, non mi meraviglia l’atteggiamento di tanti personaggi che, per inveterata consuetudine, considerano ciò che è pubblico come res nullius, in attesa che qualcuno se ne impossessi e lo utilizzi pro domo sua (per continuare con il Latinorum). Quello che mi meraviglia è l’atteggiamento dei rappresentanti della Lega e di Fratelli d'Italia, e della Lega in particolare, che doveva rappresentare il nuovo nella politica calabrese e che doveva portare qui da noi la buona amministrazione e l’efficienza delle regioni del Nord.
Penso per un attimo a Nino Spirlì, Reggino, esponente della Lega, vicepresidente della giunta regionale e assessore alla cultura, oltre che esimio giornalista e scrittore, da me profondamente stimato, anche per il suo essere sempre stato una voce fuori dal coro ed uno spirito libero.
 Mi chiedo: ma, mentre si stava per approvare quella legge odiosa e tanto nociva al buon nome della nostra regione, avrà fatto qualcosa per opporsi, avrà almeno avuto un qualche scrupolo, un po’ di pudore?
P. S. Leggo da qualche parte che  tutti si sono pentiti di quel che hanno fatto e che per il giorno 3 giugno 2020 è convocata l’assemblea regionale con un unico punto all’ordine del giorno: abolizione della legge approvata il giorno 26 maggio 2020. Sarà l’ennesima presa per i fondelli? Chi vivrà vedrà.

* Quella che si vede nella foto non è la reggia di Versailles: è la sede della Regione Calabria.
Ezio Scaramuzzino


domenica 26 aprile 2020

Il 25 Aprile ai tempi del Coronavirus



Il 25 aprile celebra un’idea grottesca: la lotta contro il nemico morto e sepolto da quasi cent’anni, l’Ur-fascismo opportunistico di Umberto Eco. Ma quest’anno la "lotta" è più grottesca, affonda nel ridicolo. A celebrarla sono i gendarmi, gli irregimentati, i censori, gli uomini d’ordine. Il professor Marco Revelli, figlio di comandante partigiano, ad un giornale dichiara senza imbarazzo: oggi Liberazione è obbedire. Siamo al comico, ma Revelli e quelli come lui non fanno che rinverdire la professione del comunismo eterno: piegarsi, obbedire volentieri a un regime sentito come organico. Mai tanta voglia di bavaglio, di censura come oggi. Se il circolo dei virologi fa scattare la gogna per un dissidente, Giulio Tarro, non ascrivibile al partito unico degli scienziati in cerca di partito, ecco che il Foglio mette alla gogna quello che già è alla gogna, Tarro, intervistato da Giletti.
Se Feltri, in vena di prodezze, se ne esce con una battuta  fuori luogo e indecente, l’Ordine vorrebbe colpire anche chi ha osato ospitarlo e magari i parenti stretti, gli amici, i vicini di casa. Libertà kafkiana, di obbedire, di essere conformisti. Il giornale unico del Coronavirus si censura da solo, recepisce veline e mascherine dalla Cina e sulla pandemia omette, occulta quello che gli pare conveniente. Opinioni diverse sono non più sgradite, ma maledette senza se e senza ma. Non è la ricorrenza a infastidire, ma come nel tempo essa è stata piegata, stravolta; è la retorica soffocante, insopportabile, bolsa. E stupida. E terribilmente ipocrita.
Libertà di che? Di restare confinati in casa, senza futuro, senza speranza? “Credere obbedire combattere” non era uno slogan fascista? Sì, ma alla bisogna viene utile anche in altera parte, è lo slogan di tutti i regimi e di tutti i conformismi. I libertari, gli allergici alla sbirraglia, le sentinelle della libertà, tutte strette nel loro canto di obbedienza! Unica eccezione, i reduci dell’Anpi, associazione combattentista di stato, con prebende di stato. Quelli che decidono a insindacabile giudizio chi può celebrare e chi no, chi può parlare e chi no, perfino chi può pregare e come e quale Dio: i loro scherani legnano la brigata ebraica se si presenta, intimidiscono con metodi camorristici chi deflette dal pensiero unico, dalla vulgata unica della Resistenza.
Che bella libertà. Sui balconi, tutti, tranne chi ha l’autocertificazione Anpi, sui balconi a cantare Bella Ciao senza potere uscire, volonterosi carnefici di se stessi, drogati di frasi fatte, di slogan da ginnasiali rincitrulliti: “Ah, io, se partigiano significa stare da una parte, io sto dalla parte della libertà non da quella dell’oppressione”. Ma tu senti che coglionate tocca leggere, sentire anche oggi. Come se ci fosse chi ammette di stare serenamente dalla parte dell’oppressione, della dittatura.
E invece non lo ammettono, ma le sentinelle e le Sardine proprio da quella parte stanno. “Ah, oggi c’è il sole e il corteo verrà una meraviglia”. Contenti voi, che ve lo guardate dalla vostra cella di clausura… Hanno anche studiato, questi naif sociali, sono stati liceali brillanti, alcuni sono diventati artisti, ballerini, come Valpreda, altri docenti: ma invecchiano male, come inebetiti. Bella Ciao contro che? Liberazione da che?
-Da un governo inetto che da due mesi ci tiene ammanettati per le palle semplicemente perché non sa che pesci pigliare?
-Da una burocrazia di potere che complica l’impossibile ma non rinuncia a farci pagare le tasse, le bollette, quanto a dire il costo di una pandemia di cui siamo incolpevoli?
-Dalla dittatura dei virologi influencer che ci vogliono reclusi senza limite?
-Dalla libertà obbligatoria di ringraziare la Cina che ci ha trasmesso un contagio misterioso, sul quale poi ha mentito senza ritegno?
-Dalle 15 task force con 500 esperti nullologi?
-Dagli anatemi di Bergoglio che vede nella strage globale la vendetta d’Iddio contro il capitalismo?
-Dalla scemenza dei capetti Sardine che cascano nelle provocazioni del finto Papa al telefono, finto fino a un certo punto, visto che le Sardine sono il trait d’union tra il Vaticano guevarista e la onnipotente comunità di Sant’Egidio?
-Dal Parlamento esautorato, dalle contorsioni di Conte e dei grillini, no al Mes, forse il Mes, viva il Mes?
-Dalla spoliazione metodica, programmata di un Paese che, dopo essersi infilato nella trappola unionista non ha nessuna forza né speranza di uscirne?
 -Dalle terribili conseguenze economiche e sociali del Coronavirus da qui ai prossimi mesi, anni?
 No: da Mussolini.
L’Ur-fascismo di Eco era una scemenza pseudocolta ed è tutto ciò che resta, ancora oggi, alle sentinelle del conformismo, alla psicopolizia della Liberazione. Libertà, non più partecipazione come voleva Gaber, ma obbedienza come predica Revelli. Il sogno di tutti i regimi e di tutti i popoli pecoroni. Che felicità, oggi, inscatolati sui balconi, a guardare in televisione il “magnifico corteo nella giornata di sole” dei soliti noti, Anpi, Cgil, Pd, la solita schiuma alla bocca contro i fascisti di ieri e quelli di oggi, che non mancano mai. “Ora e sempre antifà!”. Aspettando l’altra liturgia ipocrita del Primo Maggio. Che bella libertà!.
Max Del Papa