mercoledì 18 gennaio 2017

Jendu vinendu9: Attianese-Fedeli-Tajani-Minniti


Pasquale Attianese
Notizia  boom a Crotone: Pasquale Attianese tratto in arresto perché considerato, addirittura, il capo di una banda di tombaroli che  trafficavano nella vendita clandestina di reperti archeologici.
Con  Pasquale Attianese ho avuto una certa frequentazione professionale, che nel corso di tanti anni mi ha consentito di conoscerlo bene. Pasquale Attianese era, ed è, il massimo esperto di archeologia magno-greca dell’Italia meridionale, perito del Tribunale di Crotone, docente di Latino e Greco, autore di vari testi sulla numismatica magno-greca e sull’archeologia nella provincia di Crotone. Sono convinto che riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti contestatigli. 
Gli inquirenti parlano di intercettazioni telefoniche. Pasquale era, ed è, un estroverso, solo un po’ spensierato ed incline a prendere sotto gamba certe situazioni. Immagino che, se qualcuno per telefono gli chiedeva un consiglio, lui non si tirava indietro e magari gli poteva anche capitare di parlare a ruota libera. Ma da questo a passare per capo di una banda di malfattori ce ne corre.
E poi conosco Pasquale anche sotto altri aspetti. Siamo stati colleghi per tanti anni e ricordo bene le sue difficoltà, quando aveva qualche spesa imprevista o quando doveva cambiare gli pneumatici dell’auto. Insomma: cerco di stare con i piedi per terra e mi è difficile pensare al capo di una banda che ha problemi quando deve andare dal gommista.
Caro Pasquale, ti aspettiamo, non per una cena, ma per una pizza, che è uno dei pochi lussi che ancora possiamo permetterci con le nostre pensioni. Ciao, a presto.

Valeria Fedeli
Di Valeria Fedeli ormai sappiamo tutto o quasi. Al momento della sua nomina a Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, il grosso pubblico sapeva poco di lei, ma tutti erano convinti che, chiunque essa fosse, non poteva certo far peggio dell’accoppiata Giannini-Faraone che l’aveva preceduta. E invece lei c’è riuscita; probabilmente ci ha dovuto mettere un po’ di impegno, ma c’è riuscita: con i falsi curriculum, le sue mielose giustificazioni e la sua falsa laurea. Ora però, passata la tempesta, ci ha preso gusto e, approfittando della  delega prevista dalla “Buona scuola”, vuole riformare gli Esami di stato. Alla Maturità niente più minimo sei in tutte le materie, basterà la media del sei, che è cosa ben diversa; niente più quizzone, le prove scritte saranno due; niente più tesina, basterà aver fatto l’alternanza scuola-lavoro (una vera perdita di tempo) ed aver partecipato (non superato, partecipato) alle prove Invalsi, finora facoltative. Alla terza Media abolizione della prova Invalsi e riduzione degli scritti.
Quando scoppiò il caso della laurea inesistente, sui social si disse che nel nostro Paese, per fare il Ministro dell’Istruzione, bastavano la Licenza Media e l’iscrizione al PD. Non è che per caso, per superare la Maturità, si arriverà allo stesso punto?!

Antonio Tajani
Antonio Tajani è stato eletto Presidente del Parlamento europeo. Siamo contenti per lui e siamo contenti anche per l’Italia, che così raggiunge un trittico di presenze importanti dalle parti di Bruxelles (Tajani, Mogherini, Draghi). La stampa di riferimento ha salutato l’elezione con toni commossi e trionfalistici, considerandola l’inizio di una ripresa continentale delle istanze moderate. Ci andrei un po’ cauto. Tajani, a quel che se ne sa, è una brava persona. Tra i fondatori di Forza Italia, è sempre rimasto vicino a Berlusconi, il che costituisce un titolo di merito se solo si pensa a quel che è avvenuto negli ultimi venti anni intorno al Cavaliere, e quindi, solo per questo, bisognerebbe dare un premio alla sua lealtà. Ma, a parte questa lealtà, non risultano altre particolari benemerenze dell’uomo politico. Staremo a vedere, ma da questa elezione esce confermata una tendenza, che sembra consolidarsi nel corso degli anni. Quella di assegnare all’Italia, in ambito europeo, incarichi di facciata, più che di sostanza. A parte il caso di Mario Draghi, che dirige la BCE, Federica Mogherini, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (mai definizione fu più altisonante e più vuota), si ritrova a dirigere una politica estera che in realtà non esiste ed Antonio Tajani avrà il compito di moderare i dibattiti di un Parlamento che non conta nulla, o quasi. Del resto tutto si tiene. I nostri rappresentanti sono l’espressione di un’Italia che, con il suo mostruoso debito pubblico, ormai conta poco o niente e che viene trattata come e per quello che conta.


Marco Minniti 
Marco Minniti è il nuovo Ministro dell’ Interno e, da quando è stato nominato, si respira un’aria nuova al Viminale. Si ritorna a parlare di CIE, Centri di identificazione ed espulsione,  una volta innominabili a Sinistra,  e di maggiore celerità ed efficienza nell’iter di attribuzione del diritto d’asilo e nelle espulsioni dei non aventi diritto. Parole? Vedremo. Minniti è Calabrese ed ha la testa dura, per cui penso che non si rassegnerà facilmente e non getterà la spugna, prima di aver tentato tutto il possibile. Oltre tutto è  abituato ad agire in modo riservato e parla poco, a differenza di Renzi  e di Alfano che l’ha preceduto, per cui in genere non promette ciò che poi ritiene di non poter mantenere. Se una cosa gli manca, a mio modesto parere, è una visione complessiva dei problemi e del contesto in cui si trova ad operare. Lo sa Minniti quello che lo attende? Conosce le incrostazioni, gli interessi, gli intrallazzi contro cui gli toccherà muoversi?
Perché c’è qualcosa di pateticamente tragico in questo nostro sgangherato Paese. L’Italia ha milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, eppure…eppure questo nostro sgangherato ed amato Paese si è messo in testa di risolvere i problemi di assistenza dell’universo mondo. Cerca clandestini dappertutto, li trasporta, li accoglie, li paga anche, perché stiano buoni. Per ora si limita all’Africa ed al Medioriente. Ma perché limitarsi? Ammesso che ci riesca, perché non andare a raccogliere quelli dell’Asia, dell’America latina, del pianeta Marte pure, se ce ne sono? Perché i primi sì e gli altri no? La bontà o è totale o non è.
Capito Minniti? Bastera un CIE per ogni Regione? O ce ne vorrà uno  per ogni Comune? Auguri, Minniti, ne hai bisogno.
Ezio Scaramuzzino

martedì 17 gennaio 2017

Principali linee guida di didattica del Latino di Franco Federico

      

      E’ nel periodo ginnasiale e durante il biennio del Liceo Scientifico che si costruisce l’abilità del tradurre. Questi primi passi dello studio risultano decisivi non solo per favorire l’insorgere nello studente di un giusto atteggiamento nei confronti del Latino, ma anche per orientare in un senso o nell’altro l’andamento del profitto. E’ dalle modalità del primo approccio con la lingua latina che discendono l’interesse, la motivazione e la sensazione di agiatezza dello studente. Nel caso contrario, viene a determinarsi il cosiddetto blocco psicologico che, nella maggior parte dei casi, abbassando nettamente il senso di autostima provato dallo studente nei confronti della disciplina, finisce di fatto con l’inibire ogni suo futuro miglioramento.
       Seguire pedissequamente l’impianto del libro di testo, se, da una parte, può risultare rassicurante e deresponsabilizzante, dall’altra, finisce a lungo andare col distogliere l’attenzione e l’interesse dello studente, facendo nel contempo apparire agli occhi di questi il docente come privo di alcuna rilevanza sotto il profilo didattico. Il libro, quand’anche sia provvisto di ogni pregio, non risulta certamente in grado, come invece può e deve fare il docente, di adattarsi al ritmo di apprendimento e alle necessità proprie di questo o di quel discente. Al docente spetta, altresì, procedere a quel lavoro di dosaggio e di essenzializzazione delle regole e delle nozioni grammaticali, che è assolutamente indispensabile nello studio di una lingua così complessa, come quella latina. Ove la molteplicità delle nozioni venga, infatti, a riversarsi sulla mente del povero discente, senza che le stesse siano state preliminarmente selezionate ed organizzate in base a ben precisi criteri di efficienza didattica, ciò inevitabilmente determina nel ragazzo l’effetto di un rigetto, ovvero di un rifiuto bell’e buono delle medesime. I docenti che vantano una lunga esperienza sanno bene quanto sia importante mettere su un percorso di lavoro ben studiato, fortemente coerente e dalla struttura quanto più semplificata. 
      Nel “fare Latino” con i ragazzi che si siano impratichiti già dell’antica lingua, invece, la cosa più importante di tutte è cercare di suscitare in essi interesse per l’opera della quale vengono letti in classe i brani più rappresentativi. Un ruolo decisivo il docente lo svolge, nel momento in cui è alle prese con la scelta dei brani da far leggere ai propri discenti e delle modalità secondo cui presentare gli stessi. Se i brani sono stati scelti in modo da adeguarli bene alla sensibilità degli studenti a cui sono destinati, non si può non suscitare negli stessi grande meraviglia nel constatare quanto attuali siano i temi affrontati in opere così antiche e quanto risultino profonde le verità espresse da Autori di epoche così lontane dalla loro. E tra l’attenzione indirizzata al piano critico-ideologico di un testo e quella che è opportuno rivolgere agli aspetti stilistico-formali di fatto non viene a determinarsi alcuna opposizione; anche se da parte delle ultime generazioni sembra manifestarsi una maggiore propensione per gli aspetti di contenuto.
         Quanto ai cosiddetti “compiti in classe”, va detto che non sempre allo studente è dato cogliere la logica attraverso la quale gli stessi si colleghino alle restanti attività della stessa disciplina. Quel che si riesce facilmente a comprendere è che i compiti si devono fare, perché così è prescritto da una qualche norma. Nella scelta dei brani idonei ad una prova scritta di Latino, due sono i criteri attraverso i quali detti compiti possono trovare una loro legittima collocazione, ovvero concatenarsi a tutto il resto. I brani per lo svolgimento del compito si possono trarre dall’opera che si sta già procedendo a leggere e ad analizzare in classe; oppure i brani possono riferirsi alla struttura grammaticale o all’insieme di strutture grammaticali il cui esame sia stato da poco ultimato. Non ha senso provvedere a questa così delicata scelta in modo illogico e disordinato, ovvero del tutto casualmente.
        Nel tentativo di adattare il grado di difficoltà propria del brano alle abilità traduttive dello studente, bisogna considerare non tanto la complessità linguistico-grammaticale del brano, quanto in particolar modo la semplicità o meno dell’argomento in esso affrontato. Insomma, a facilitare la traduzione di un brano è, molte volte, più il suo contenuto che la sua forma. E certamente è per il docente un compito alquanto arduo quello di scegliere i brani di una prova di verifica: in più di un caso, il diffuso esito negativo di una prova è da ascriversi al docente che non è riuscito ad adattare le difficoltà del brano assegnato al livello abilitativo dello studente, nel senso che è venuta a crearsi una netta sproporzione tra l’una e l’altra cosa. Ma può capitare anche il contrario: che cioè il brano o i brani risultino troppo al di sotto delle capacità di traduzione dello studente, per cui si viene a compromettere a priori la funzione accertativa della prova.
      Le verifiche orali di Latino, alla pari di quelle di qualunque altra disciplina, dovrebbero essere tali, da far conoscere in anticipo agli studenti le modalità di svolgimento delle stesse. Tanto più ampia e particolareggiata è la verifica orale, quanto più si amplia l’orizzonte dell’accertamento che è operato attraverso la medesima. Oggi, si va, purtroppo, diffondendo la verifica-questionario che, piuttosto che affiancarsi a quella orale, esclude tanto ineluttabilmente quanto sbrigativamente quest’ultima. Che dire, poi, di quei docenti che basano tutta la valutazione sull’esito dell’ultimo compito scritto o su qualche “domandina dal banco” che bisogna avere la “fortuna” di riuscire ad intercettare. Il fatto che di queste dolenti ed alquanto detestabili situazioni i dirigenti rimangano, in molti casi, completamente all’oscuro non fa che legittimare la sempre maggiore diffusione di dette detestabili pratiche, specie in realtà come le nostre in cui le famiglie o non sanno come difendersi o temono omertosamente di aggravare le cose a rivendicarne da sole l’abolizione. Sta di fatto che non pochi sono i ragazzi che a fine anno si buscano il debito proprio in questo modo. 
       Riguardo ai “Corsi di Recupero” - sia quelli tenuti durante l’anno scolastico, che quelli del periodo estivo -, contrariamente a quanto sarebbe stato naturale aspettarsi, in pochissimi istituti è stata fino ad oggi realizzata alcuna seria iniziativa, volta a sviluppare un minimo di ricerca sui modi più efficienti di organizzarli. Per cui, nella maggior parte dei casi, accade che agli studenti col debito sia propinata la stessa pappardella e che a propinargliela siano proprio i docenti che si possono oggettivamente considerare, se non del tutto responsabili, quanto meno corresponsabili di detto debito. Tant’è che le famiglie, preso contezza di questa triste contraddizione, si trovano, loro malgrado, costretti a provvedere a proprie spese alla soluzione del debito del figlio. Quel che è certo è che sarebbe opportuno disegnare itinerari ben calibrati sotto ogni punto di vista, in modo da rispondere a ciascuna situazione di bisogno nella quale venga a trovarsi lo studente di una classe e dell’altra.
Franco Federico

    


sabato 14 gennaio 2017

La post-verità: da Ponzio Pilato a Bello Figo

Il  Vangelo (Giovanni 18,38) ci fa sapere che Ponzio Pilato concluse il suo dialogo con Gesù chiedendogli: “Quid est veritas?”, “Che cos’è la verità?” e che, senza dargli il tempo di rispondere, si rivolse alla folla. Pilato è in quel momento il simbolo dell’uomo che, pur ricercando la verità, dispera di trovarla, perché sa che la verità non esiste e che, se anche esiste, egli non può conoscerla.
La ricerca della verità aveva già in precedenza affascinato la mente dei filosofi greci. I Sofisti avevano detto che la verità non esiste, perché l’uomo è la misura di tutte le cose, e quindi esistono tante verità per quanti uomini respirano sotto la volta celeste. Sulla loro scia anche Socrate aveva fatto della ricerca della verità il fulcro della sua ricerca filosofica, mentre Platone era l’unico che si diceva convinto di essere in possesso della verità, la sua verità, talché Aristotele, pur dichiarandosi suo amico, ne prendeva le distanze (Amicus Plato, sed magis amica veritas).
Così in seguito nel corso dei secoli, da Tommaso d’Aquino a Cartesio, da Locke a Popper, da Einstein a Pirandello, è stato tutto un susseguirsi di ricerche e di effimere conclusioni sulla ricerca della verità e sulla possibilità di conoscerla.
Ed oggi come siamo messi? Nel mese di Novembre  2016 l’Oxford English Dictionary ha deciso di eleggere “post-truth” (post-verità) come parola dell’anno e da allora è tutto un tripudio di discussioni e  polemiche su questa magica parola.
La post-verità è diventata di moda, sui social, nella carta stampata e nel mondo variegato che gravita intorno alla politica, soprattutto dopo la Brexit, la vittoria di Trump e la vittoria del NO nel referendum in Italia. Il suo significato ha una connotazione chiaramente negativa e, nelle intenzioni di coloro che l’hanno lanciata e la usano continuamente, ha ormai assunto il significato di falsa notizia, bufala (fake news).
Sostengono infatti quelli della compagnia di giro che certe vittorie politiche, certi risultati referendari sono talmente inconcepibili ed assurdi da potersi spiegare solo con una sorta di obnubilamento generale che avrebbe offuscato la coscienza e la mente degli elettori, in seguito alla diffusione massiccia ed incontrollata di false notizie, ritenute vere.
Sono disperati quelli della compagnia di giro. Una volta bastava diffondere le loro notizie sul Guardian, su Le Monde, su Repubblica, sul Corriere, sul Financial Times, su qualche canale televisivo (e la RAI si distingueva per zelo); bastava ogni tanto l’esternazione di qualche attore o di qualche cantante, quasi tutti con il cuore a sinistra ed il portafoglio a destra; bastava qualche esternazione di Papa Bergoglio e dell’ormai ex Presidente Hussein Obama; bastava l’esternazione di qualche ambasciatore o di alcuni di coloro che piacciono alla gente che piace: il gioco era fatto e la partita era chiusa.
Negli ultimi tempi però si è verificato un fatto forse inaspettato, il boom della Rete, di Internet, dei Social Network, che hanno consentito di far conoscere una verità parallela a quella diffusa dalla compagnia di giro e che ha consentito il realizzarsi di una famosa frase di Antonio Gramsci, seppur formulata allora con altri intenti, e cioè che la verità è sempre un fatto rivoluzionario, talché nel mondo dell’informazione sta nascendo una vera e propria rivoluzione.
Sono disperati quelli della compagnia di giro, perché non riescono più a controllare pienamente il flusso delle notizie, perché si accorgono che il controllo delle coscienze sta loro sfuggendo di mano. La realtà non è più quella che essi sostengono? Peggio per la realtà, perché essi sono nel vero. La gente non crede più alle loro scemenze? Peggio per la gente, perché sarà portata alla rovina.
Ma non si rassegnano quelli della compagnia, non si danno pace e da un po’ di tempo  incominciano a dare segni evidenti di delirio. Ogni tanto se ne escono con commissioni che dovrebbero controllare le notizie, con organismi che dovrebbero sorvegliare i grandi social network, per ammonire, per consigliare, e infine per reprimere. Con le loro proposte fanno venire in mente quello che George Orwell raccontava nel suo famoso romanzo 1984. Lì lo scrittore inglese prevedeva l’avvento di un regime che avrebbe istituito il Ministero della Verità, un Ministero che quotidianamente avrebbe informato i cittadini su ciò che era vero e ciò che era falso, su ciò che si poteva o non si poteva dire, sulle parole che si potevano o non si potevano usare.
Ma quello che comunque squalifica gli esponenti della compagnia di giro non sono tanto le farneticazioni su ipotetiche proposte e realizzazioni da attuarsi in futuro, li squalifica già abbondantemente quello che hanno già detto, fatto e realizzato nel passato.
Loro sono quelli che una volta sostenevano che il Socialismo avrebbe portato il Paradiso in terra. Ed ancora oggi sono quelli che dicono in giro che in Italia non esistono clandestini, perché gli immigrati sono tutti profughi che scappano dalla guerra; che i clandestini sono il futuro dell’Italia, perché fanno i lavori che gli Italiani non vogliono più fare e quindi ci pagano e ci pagheranno le pensioni; che l’Islam è una religione di pace e che il terrorismo islamico non esiste; che Bello Figo rappresenta il futuro dell’arte e della musica italiana (vedi Gad Lerner); sono quelli che sognano sindaci africani (vedi Roberto Saviano).
C’è bisogno di aggiungere altro?
Ezio Scaramuzzino

mercoledì 11 gennaio 2017

Israele e l'Occidente

Ancora morti e feriti in un attentato terroristico a Gerusalemme, l’ultimo l’8 Gennaio scorso, come a Berlino, come a Parigi, come ad Istanbul, in una sequenza di lutti e di sofferenze che sembra non aver mai fine. Certo, non è la prima volta che il terrorismo islamico colpisce e quelli di Gerusalemme non sono i primi morti e certamente non saranno gli ultimi di questa scia di sangue, che è sempre più intollerabile e che sembra voler diventare sempre più una parte ineliminabile del nostro vivere quotidiano.
Pare che l’attentato sia da attribuire all’ISIS, non ad Hamas, non ai Palestinesi, ma questo non cambia la sostanza delle cose. C’è un di più di angosciante, di straziante in queste notizie, quando esse arrivano dalla terra d’ Israele: angoscia e strazia l’ululato animalesco dei musulmani che festeggiano e che offrono pasticcini ai passanti nella striscia di Gaza. Le immagini del camion che si lancia sui soldati si alternano a quelle dei morti riversi sulla strada e a quelle degli attivisti di Hamas che alzano le dita in segno di vittoria.
E poi non ci si indigna più di tanto per questi atteggiamenti, o almeno non ci si indigna più di quanto si possa fare per il freddo dell’Inverno o per una calamità naturale che colpisca all’improvviso. La ferocia di queste persone fa ormai parte del paesaggio, è un dato della natura, come il sorgere del sole o il precipitare della pioggia. Bisogna rassegnarsi, prenderne atto, difendersi, contrattaccare senza esitazione, con la consapevolezza che, purtroppo, la lotta sarà lunga e di non facile soluzione.
E c’è ancora altro che sgomenta e che indigna e questo altro è rappresentato dal silenzio o al più dalle parole di circostanza dell’Occidente dinanzi a simili abominî. Ma perché l’Occidente tace e, invece di difendere Israele, favorisce il delirio antisemita all’Unesco, sostenendo che il Muro del Pianto non ha nulla a che vedere con l’Ebraismo, oppure condanna Israele sostenendo che gli insediamenti a Gerusalemme (a Gerusalemme, non in Cisgiordania) sono illegali? Perché l’Occidente tace anche di fronte alle stragi?
L’Occidente, purtroppo, non è nuovo a questi atteggiamenti vili e pilateschi. La memoria va al 1938, alla conferenza di Monaco, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. In quella circostanza Francia ed Inghilterra (l’Occidente di allora), impaurite, sacrificarono il destino della Cecoslovacchia alle voglie di Hitler. Lo fecero, così sostenevano, per salvare la pace, talché si può dire, con le parole di Winston Churchill, che esse potevano scegliere tra l’onore e la guerra da una parte e il disonore e la pace dall’altra: scelsero il disonore ed ebbero poi ugualmente la guerra. Ma esse, così sostenevano, l’avevano fatto per la pace.
Oggi Israele sembra diventata come la Cecoslovacchia del 1938 ed appare come l’agnello che l’Occidente impaurito è disposto a sacrificare per salvare i suoi rapporti con il mondo dell’Islam. Con una differenza fondamentale, però. Che nel 1938 l’Occidente si preoccupava di mantenere la pace, ritenendola, anche se a torto, un bene da salvaguardare ad ogni costo. Oggi il sacrificio di Israele è favorito, non per mantenere la pace, ma per mantenere il miserabile petrolio, i miserabili affari, il miserabile denaro, i miserabili rapporti con un mondo che ci sta sommergendo e che, con la nostra voluttà di autodistruzione, ci porterà all’estrema rovina. Ed in questo tragico ripetersi della Storia il nostro miserabile Paese, come nel 1938 con Mussolini, oggi con Renzi e Gentiloni ha tutta l’aria di voler recitare con diligenza il miserabile ruolo assegnatogli dai poteri finanziari e politici che ormai agiscono alla luce del sole, non avendo nemmeno più la preoccupazione di nascondere le loro intenzioni nei nostri confronti.
E con un’altra differenza importante rispetto al 1938. Che allora la Cecoslovacchia era un Paese inerme  e, di fronte al voltafaccia dell’Occidente, si rassegnò al suo destino di morte. Israele invece è un Paese che vuole vivere, a dispetto di tutto e di tutti, che non si lascia intimidire e che alla fine vincerà. Per due motivi semplicissimi. Primo perché l’Islam sarà pure una potenza religiosa, economica e finanziaria, ma militarmente è ancora al livello della ferocia belluina e quindi vale zero, secondo perché, come sosteneva Qualcuno, gli Arabo-Musulmani hanno spazî e territori immensi a disposizione, mentre il piccolo Stato di Israele, pur volendo, non avrebbe e non saprebbe dove spostarsi.
Detto questo, voglio anche mettermi nei panni dei Musulmani e di quel popolo creato per motivi politici comunemente chiamato “I Palestinesi”. C’è qualche buon motivo alla base del loro odio? Può darsi. E d’altra parte le ragioni non stanno mai tutte da una sola parte. A causa di questo odio essi sono ossessionati da Israele e ne sognano la fine? Padroni di farlo, ma non pretenderanno che in questo tentativo di distruzione Israele dia loro una mano.
Ezio Scaramuzzino

domenica 8 gennaio 2017

Sulla crisi odierna dell'insegnamento del Latino di Franco Federico

      Non c’è disciplina scolastica che meglio del Latino rifletta il radicale cambiamento intervenuto nei Licei negli ultimi decenni, nel senso che le varie vicissitudini a cui esso è andato incontro bene evidenziano lo stato di salute di questo tipo d’istituto scolastico. La prima più vistosa novità - se così si può definire - che è dato cogliere in rapporto a detta disciplina è costituita dalla quasi scomparsa del cosiddetto “classico” dall’insegnamento dell’antica lingua dei nostri progenitori. Viene portato a conoscenza degli studenti un numero alquanto limitato di brani di Autore, ovvero di brani ovviamente non finalizzati all’esercitazione grammaticale e, nella maggior parte dei casi, gli stessi vengono semplicemente assegnati: non si procede cioè, da parte del docente, ad alcuna analisi-commento né dal punto di vista storico-critico, né tanto meno da quello retorico-stilistico o linguistico-grammaticale.
      Quanto all’insegnamento della lingua latina, affidato - grosso modo -  ai primi due anni dell’uno e dell’altro liceo, va detto che esso viene per lo più praticato attraverso il libro di grammatica, che è sistematicamente letto in classe e del quale si segue l’impianto di svolgimento pagina per pagina, così che il docente non esprime alcuna forma di autonomia progettuale per quanto attiene all’impostazione didattica di tale studio. C’è poco da stupirsi, se proprio nel Latino siano fatte registrare le difficoltà più diffuse tra gli studenti liceali e se si sviluppi  un’ostilità sempre più netta o addirittura una paura preconcetta nei confronti dello studio di detta lingua. Lungi da noi l’idea che ciò sia da ascriversi a supposte incapacità proprie delle ultime generazioni.
        Indubbiamente sulla delicata e complessa questione qui presa in esame  agiscono vari fattori, primo fra tutti la forte differenziazione che da sempre è venuta a determinarsi nelle Università italiane tra un corso di laurea in Lettere e l’altro, per quanto riguarda sia la tipologia e la qualità degli esami affrontati, sia il numero e il grado di difficoltà degli esami di Latino.  Un altro fattore che ha influito non poco sull’abbassamento della qualità dell’insegnamento del Latino è rappresentato dall’infelicissima scelta  - ormai adottata in quasi tutti i Licei  - di verticalizzare sia l’insegnamento del Latino che quello dell’Italiano, col pretesto (o forse sarebbe meglio definire pia illusione) di prevenire sul nascere le lamentele e le critiche che i docenti della fascia superiore sono soliti rivolgere nei confronti di quelli della fascia inferiore riguardo all’insufficiente grado di preparazione manifestato dai discenti che si accostano al ciclo successivo.
   C’è stato, tuttavia, un tempo nel quale a ciascun docente era data facoltà di scegliere la fascia scolastica che meglio si adattasse alle proprie competenze, all’esperienza di lavoro già maturata e alle proprie capacità. Pertanto, i docenti di Lettere si dividevano in docenti di Italiano e Latino del biennio e docenti di Italiano e Latino del triennio. L’aver di fatto generalizzato la verticalizzazione si è tradotta in una sorta d’imposizione, nel senso che, piuttosto che subire l’umiliazione di un suo rifiuto, equivalente ad una vera e propria ammissione d’inadeguatezza personale agli occhi di colleghi e Capo d’Istituto, i più hanno preferito ipocritamente sobbarcarsi un compito al di sopra delle proprie capacità professionali e delle proprie conoscenze disciplinari.
         La verità è che, per formare un bravo docente di Latino o di Italiano, non è sufficiente aver affrontato un ottimo corso di laurea; questo va considerato solo un buon punto di partenza. E, del resto, una preparazione universitaria risulta tanto più efficace, quanto più la stessa si sia fondata sullo studio e sull’approfondimento dei Classici. Ma se il docente, dopo il conseguimento della laurea, ha interrotto ogni pratica di lettura del classico latino o nel tempo si è limitato a rileggere solo i brani di Classico via via proposti alle sue classi, ciò non può certo averlo condotto ad alcun considerevole arricchimento del proprio bagaglio culturale e professionale, né tantomeno ad una padronanza nel campo della traduzione e nell’analisi del testo latino. Per imparare a tradurre non c’è di meglio che leggere quasi quotidianamente le opere latine.   Serve a poco la grammatica; ciò che più conta è cogliere la “grammatica che è contenuta” nel testo degli Autori migliori. Leggere i classici, oltretutto, serve moltissimo per impossessarsi del lessico essenziale latino.         
Franco Federico*  

*Con questo articolo Franco Federico, docente e autore di vari saggi sulla scuola, inizia la sua collaborazione al blog. Lo ringrazio.                                               



martedì 3 gennaio 2017

Le vite parallele2: Winston Churchill e Matteo Renzi

Non sono un lodatore del tempo antico, non ripeto ossessivamente che una volta tutto andava per il meglio e che oggi tutto va per il peggio; ma che molte cose siano cambiate in peggio mi sembra una verità difficilmente confutabile.
Nell’’800 Quintino Sella, Ministro delle Finanze, si paga il biglietto del treno di tasca sua, pur potendo viaggiare gratis. Il Ministro, che chiede sacrifici agli Italiani per arrivare al pareggio del bilancio, sa che per primo deve dare l'esempio. Lo stesso Mussolini, al quale si possono addebitare ben altre colpe, quando è catturato dai partigiani, ha con sé solo una borsa piena di documenti e, una volta  ucciso ed appeso a testa in giù a Piazzale Loreto, non  lascia cadere dalle sue tasche nemmeno una lira. Alcide De Gasperi, quando nel 1946 si reca a Parigi per partecipare alla Conferenza della Pace, indossa un cappotto rivoltato, non disponendo del denaro necessario per comprarne uno nuovo. Con lo stesso cappotto l'anno successivo si reca in visita ufficiale negli Stati Uniti.
In tempi recenti Claudio Scajola, Ministro per le Attività Produttive, compra una casa con vista sul Colosseo a Roma, in parte con soldi altrui, ma “a sua insaputa”. Semplicemente ha fatto un po' di confusione tra le Attività Produttive della Nazione e quelle di casa sua. Nel 2011, Mario Monti, incaricato di formare un nuovo governo con il compito di risanare la situazione economica, per prima cosa pretende ed ottiene di essere nominato senatore a vita: in tal modo ottiene pure di farsi mantenere dagli Italiani per il resto dei suoi giorni. Giuliano Amato, più volte ministro ed oggi giudice costituzionale, già riformatore al ribasso delle pensioni degli Italiani, percepisce oggi varie pensioni per un ammontare di circa 30.000 € al mese. Caratteristica tipicamente italiana: sono i politici, straricchi e destinati a percepire pensioni vergognosamente e scandalosamente alte, ad imporre sacrifici alla povera gente con pensioni da fame.
Sto leggendo da qualche tempo le memorie di Winston Churchill e vi ho trovato un episodio che ritengo significativo ai fini del nostro discorso.
Sabato 17 Febbraio 1945  Winston Churchill incontra a Il Cairo il monarca saudita Ibn Saud. E’ accompagnato dalla figlia Sarah e dal Ministro degli esteri Anthony Eden. Così egli racconta l'incontro nella sua Storia della Seconda Guerra Mondiale.
Sarah frattanto aprì la valigia che le aveva offerto Ibn Saud. Conteneva molti splendidi manti arabi e parecchi vasi di profumi rari e deliziosi. In fondo c’era mezza dozzina di scatole di cartone di varie dimensioni. Una di queste conteneva un diamante col cartello del prezzo: 1.220 sterline. C’era un certo numero di altre gemme e parecchie collane di perle del Mar Rosso. Anthony ebbe analoga serie di regali, sebbene nel suo caso il diamante fosse proporzionato al suo rango. Quando, al ritorno a Londra, riferii al Gabinetto su questi argomenti, avvertimmo che naturalmente non ci saremmo  tenuti nemmeno uno dei preziosi. Infatti il Tesoro, a cui furono dati, con essi quasi pagò l’automobile che mi ero impegnato a regalare a Ibn Saud.

Circa 70 anni dopo, Domenica 8 Novembre 2016, Matteo Renzi è in visita a Ryad presso la monarchia saudita. Così Il fatto quotidiano racconta la visita in un articolo dell’8 gennaio 2016.
Parapiglia …. per i Rolex elargiti dagli amici di Ryad. …., quelli che gli oltre 50 ospiti di Roma …. hanno adocchiato sui banchetti del salone per la cena con la famiglia al trono…..
Gli illustri dipendenti profanano le norme: gli impiegati pubblici di qualsiasi grado devono rifiutare gli omaggi che superano il valore di 150 euro oppure consegnarli subito agli uffici di competenza. Qui non si tratta di centinaia, ma di migliaia di euro. Perché i sovrani sauditi preparano per gli italiani dei pacchetti con orologi preziosi: avveniristici cronografi con il prezzo che oscilla dai 3.000 ai 4.000 euro e Rolex robusti, per polsi atletici, del valore di non meno di 20.000 €. A Renzi viene recapitato anche un cassettone imballato, trascinato con il carrello dagli inservienti….. Il momento è di gioia. Ma un furbastro lo rovina. Desidera il Rolex. Scambia la sua scatoletta contenente il pacchiano cronografo con quella dell’ambito orologio svizzero e provoca un diverbio che rimbomba nella residenza di re Salman. Tutti reclamano il Rolex. ….
….L’ambasciatore Armando Varricchio inorridisce di fronte a una scena da mercato di provincia per il chiasso che interrompe il sonno dei sauditi. Anche perché i generosi arabi sono disposti a reperire presto altri Rolex pur di calmare gli italiani. Non sarà un pezzo d’oro a sfaldare i rapporti tra Ryad e Roma: ballano miliardi di euro di appalti….. E che sarà mai una vagonata di Rolex? ….
Il racconto non finisce qui. Cos’è accaduto dopo la notte di Ryad? Chi non voleva restituire o non ha ancora restituito i Rolex?

Ogni commento è superfluo.

P.S. Invio ai miei lettori auguri di cuore per un felice e prospero 2017.





martedì 27 dicembre 2016

Riflessioni di fine anno






A fine anno si è soliti volgersi indietro, per rivedere quel che è accaduto e trarne qualche insegnamento e qualche modesta proposta per l’avvenire. Nell’elenco che segue sono proposti 10 eventi e/o riflessioni, con l’avvertenza che essi/esse non si susseguono necessariamente in ordine di importanza.


1Immigrazione- Continua l’allegra invasione dell’Italia con la nostra Marina militare che va a prendere i clandestini quasi sulle coste della Libia, rendendosi complice degli scafisti e dei mercanti di schiavi. Nel solo 2016 ne sono arrivati circa 200.000. Si dice che noi saremmo costretti a comportarci così in base ad accordi internazionali liberamente sottoscritti. A parte il fatto che questi accordi sono stati stipulati quando arrivavano 50 clandestini all’anno ed a parte il fatto che gli accordi sono fatti per essere cambiati, quando risultano inadeguati, non si vede perché solo l’Italia debba essere costretta a rispettarli, mentre tutti gli altri stati europei possono simpaticamente strafregarsene.

2Debito pubblico- Continua ad aumentare ed è arrivato a ben oltre duemiladuecento miliardi di €, cioè circa il 140% del PIL. L’ultimo consistente aumento di circa 20 miliardi è stato determinato dal salvataggio di Montepaschi, allegramente saccheggiata e portata alla rovina dal Partito Democratico. Gli attuali governi italiani ogni tanto chiedono all’UE una maggiore flessibilità economica, cioè la licenza di fare ulteriori debiti. C’è la possibilità, se non di ridurlo, almeno di invertire la tendenza: basterebbe semplificare la macchina dello stato, ridurre le vergognose pensioni dei parassiti di stato, ridurre o eliminare le migliaia di municipalizzate ridotte a luoghi di saccheggio. Ma nessuno sembra avere la forza di intraprendere una simile azione, con la conseguenza che l’Italia è avviata sull’orlo dell’abisso. E’ solo questione di tempo.

3Matteo Renzi- Ce lo siamo tolto di mezzo con il referendum, ma non è ancora finito il Renzismo, che consiste nella politica intesa come spavalderia, senso dell’impunità, bullismo, propensione a prendere gli altri per il culo. E’ vero che l’attuale premier, suo esatto opposto,  è stato scelto proprio per far dimenticare questi aspetti deteriori dell’agire politico, ma Renzi  è sempre dietro l’angolo. E’ ancora il leader del PD, è molto giovane, spasima per la voglia di prendersi una rivincita. Umanamente poteva anche apparire simpatico a molte persone, ma, tutto sommato, penso che non dovremo rimpiangerlo e che sia meglio trattenerlo a Pontassieve, dove potrà giocare con la play station e potrà andare a fare la spesa ai supermercati della Coop.

4Beppe Grillo- Man mano che i grillini occupano importanti settori dello stato, il loro programma politico si delinea con sufficiente chiarezza: i grillini sono come il Pd, solo un po’ peggio, ed a questo aggiungono una totale inadeguatezza derivante dalla mancanza di personale politico e dall’improvvisazione. La moralizzazione della vita pubblica e la eliminazione di alcune fonti parassitarie sono un buon inizio, ma da sole non bastano a garantire una buona amministrazione: è da ricordare che molto spesso un politico incapace provoca più guai di un politico ladro. E’ inoltre da biasimare la loro voluta ambiguità di fronte al gravissimo problema dell’immigrazione clandestina.

5La Destra- La Destra italiana è in confusione. Salvini e Meloni da una parte e Berlusconi dall’altra non riescono a mettersi d’accordo su niente ed in queste condizioni finiranno con il contare quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Pur rendendogli l’onore delle armi, bisogna pur dire che il Cavaliere è chiaramente giunto al capolinea e che la sua potenza economica, che una volta costituiva il suo punto di forza e lo rendeva sprezzantemente indipendente, oggi  è diventata la sua plateale debolezza. Egli è facilmente ricattabile e dopo la persecuzione giudiziaria, alla quale egli ha dato un non modesto contributo con il suo comportamento spensierato, è diventato incerto ed esitante al limite della confusione. La soluzione potrebbe essere a portata di mano: elezioni primarie di coalizione e vinca il migliore. Ma il Cavaliere sarà disposto a mettersi in gioco?

6Papa Bergoglio- Ha ridotto la Chiesa Cattolica (Cattolica vuol dire universale) al livello di una Onlus, di una Ong o di una Cooperativa ed ha fatto della Caritas, che una volta era solo un’appendice della Chiesa, il suo punto di forza. A proposito, non sarebbe male cercar di capire che fine fa l’enorme massa di denaro introitata dalla Caritas con l’immigrazione clandestina, perché solo una parte viene spesa per l’assistenza. Oggi gli interessi della Chiesa Cattolica spaziano dall’ecologia alla raccolta differenziata, dalla fame nel mondo all’immigrazione clandestina, dalle coppie gay a tutto ciò che appare “politicamente corretto”. Non risultano interessi, o almeno risultano non pervenuti, nei confronti dei Cristiani perseguitati in molte parti del mondo o interessi per la salvezza delle anime e la conquista del Paradiso. Si capisce che la Caritas e l’Otto per mille procurano molte più entrate alle Finanze vaticane, ma penso che Bergoglio potrebbe almeno salvare la faccia, ricordando ogni tanto che esiste anche l’Anima, che l’Anima è immortale e che un giorno, probabilmente, dovremo rendere conto a Qualcuno di quel che abbiamo fatto. Compreso lui.

7La scuola- Paradossalmente oggi i simboli più emblematici della nostra scuola sono il Ministro “zeru tituli” Valeria Fedeli ed il sottosegretario Davide Faraone. La prima ha millantato una laurea che non ha ed un diploma che non ha. Il secondo ha impiegato 16 anni per conseguire una laurea in Scienze Politiche ed ha più volte sostenuto che gli studenti imparano di più occupando una scuola, che non frequentando regolarmente le lezioni. Se figuri di tal genere sono i responsabili della scuola italiana, in che condizioni volete che  essa si trovi? Oggi nella nostra scuola ci si occupa un po’ di tutto, tranne che di insegnare e/o di imparare qualcosa: in altri termini essa è diventata una fabbrica gestita da asini e che produce soltanto asini. La soluzione? Bombardarla, raderla al suolo e spargervi sopra il sale. Poi ricostruirla, ripartendo da zero.

8Ordine pubblico- E’ diventato un optional dell’azione politica. Abbiamo governi che smantellano posti di polizia, riducono gli investimenti, tolgono l’esercito dalle strade (salvo poi rimetterlo a seconda degli umori) e partono dal presupposto che, oddio, l’ordine pubblico va anche bene, ma, se non c’è, bisogna solo adattarsi ed abituarsi al disordine. Poi ti sbandierano pure statistiche da cui risulta che i reati sono in diminuzione, dimenticando magari che ormai, con questi chiari di luna, la gente nemmeno va più a denunziarli i reati. Le conseguenze? Furti, scippi, appartamenti svaligiati, spaccio di droga alla luce del sole, occupazione abusiva di appartamenti e di interi edifici, isole di totale impunità ed interi quartieri in mano ai rom e agli immigrati clandestini, prostituzione selvaggia ed altro ancora. Inutile farsi illusioni: la situazione peggiorerà sempre di più.

9Terrorismo- E’ l’unico punto in cui l’Italia sembra (ma solo ”sembra”) avere qualche punto di vantaggio rispetto agli altri stati europei. In Italia negli ultimi anni non è accaduto nulla di simile, per mano del terrorismo islamico, a quanto è accaduto a New York, o a Parigi, Madrid, Nizza, Berlino e tante altre città. E la cosa appare tanto più strana, quanto più il nostro Paese è punto di approdo e di transito di una marea di clandestini, che nessuna Autorità si preoccupa di bloccare o almeno di contrastare e di controllare. E allora da che dipende? Dal fatto che siamo più bravi?! Che la nostra Intelligence funziona meglio?! Che la nostra magistratura è più severa?! Chi sostenesse simili tesi farebbe solo ridere. E allora perché? C’è qualcosa di oscuro in questa vicenda. I più malevoli suggeriscono la tesi, ampiamente provata nel passato, di un accordo più o meno tacito per cui l’Italia sarebbe risparmiata, in cambio di una totale impunità e tolleranza, se non protezione, dei terroristi. Altri sostengono che l’Italia, almeno per il momento, viene risparmiata perché essa costituisce il ventre molle dell’Europa ed il terrorismo ha tutto l’interesse a far durare il più a lungo possibile questa situazione. In ogni caso non penso che ci sia da stare allegri, anche perché la chiave è in mano ai terroristi, non certo in mano nostra.

10Irreversibilità- Nei precedenti punti ho volutamente utilizzato spesso le parole “allegria”, “allegramente”, quasi a voler sottolineare lo stato di serena incoscienza, o sottintesa premeditazione, con cui i nostri politici hanno condotto l’Italia nell’attuale situazione di caos e di ingovernabilità. Con un’aggravante. Che tale situazione non è più reversibile e che niente e nessuno, forse nemmeno un miracolo, potrà salvarci. Solo a voler fare qualche esempio,  il nostro debito pubblico ormai non è più sanabile. Non ci riuscirebbe l’EU, né la BCE, né il FMI, né nostro Signore, se decidesse di metterci mano. L’ immigrazione selvaggia non è più reversibile. Veramente qualcuno pensa di poter rimandare indietro i milioni di clandestini, specie musulmani, che ormai infestano l’Italia e spadroneggiano impunemente? E con quali mezzi li rimanderemmo indietro? Dove? Come? Quando?

A volte, quando osservo in giro, vedo che ancora i negozi sono aperti, più o meno, la gente va a lavorare, più o meno, le città vengono pulite, più o meno, il traffico scorre, più o meno, i semafori funzionano, più o meno. Ma quanto durerà ancora questo più o meno? Fino a quando permetteremo che duri questo stato di cose? Oppure ci accontenteremo che sia pulito il nostro orticello, che sia ben chiuso il nostro portoncino blindato, che a fine mese continuiamo a pagarci la nostra miserabile pensione o il nostro miserabile stipendio, che alle feste comandate possiamo continuare a farci i nostri miserabili regali e che per il resto tutto vada pure in malora?

Credo non sia il caso di farsi soverchie illusioni. Forse solo un atto di ribellione potrà salvarci. O, in totale alternativa, un atto di solidarietà. Un atto di solidarietà che ci derivi dalla consapevolezza della nostra comune appartenenza alla condizione umana, ad una condizione di sofferenza che ci affratella in un unico destino e che ci spinga ad un atto di comprensione, di generosità, di aiuto reciproco, di amore.